“Tracce” mostra personale inclusiva di Giuseppe Bellomo a San Cataldo

Chiara Milazzo
Chiara Milazzo 47 Views
5 Min Leggere

Sarà possibile visitare fino a domenica prossima 5 aprile la Personale di arte contemporanea di Giuseppe Bellomo, allestita a San Cataldo nella sala espositiva dell’Auditorium “Gaetano Saporito” dalla Bcc “Giuseppe Toniolo e San Michele”, inaugurata lo scorso sabato. La mostra dal titolo “Tracce” sarà aperta al pubblico dalle 9,30 alle 13 e dalle 16,30 alle 20 fino al 5 aprile.

Si tratta di 28 quadri realizzati tra 2020 e il 2026. “Sono attratto dalla materia – ha detto l’artista sancataldese – Volevo dare luminosità e corposità tramite la superficie, sullo sfondo luce e ombra e poi lavorare sulle tracce e sul colore. La mia arte è una poesia muta che si può vedere, toccare e percepire tramite il rilievo. La mia pittura è come il Blues, lavoro d’istinto, con spontaneità. Lavoro con la spatola, utilizzo acrilico e poi una pasta creata da me con composizione segreta”.

Presente il vicesindaco e assessore alla Cultura Marianna Guttilla: “Una mostra dedicata alla comunità di San Cataldo. A colpirmi è stato il titolo scelto, che prevede l’inizio di un percorso e un nuovo cammino, oltre all’elemento di inclusività – ha detto. Infatti le opere sono accessibili anche da persone con disabilità visive seguendo appunto le “tracce” con il tatto.

“La tecnica che utilizzo – ha detto Bellomo – nasce circa 15 anni fa, quando sono andato per una visita oculistica e mi hanno diagnosticato un glaucoma. Da quel momento ho voluto inventare una mia tecnica pittorica materica in modo da poter riconoscere e percepire le mie opere sulla superficie anche quando non potrò più vederle”. “Hai saputo trasmettere la tua arte, la tua espressione e il tuo stile ed è tutto rappresentato benissimo – hanno detto alcuni dei visitatori che hanno usufruito del percorso tattile.

“Grazie per questo momento di bellezza, che si dice salverà il mondo da tanta bruttura che ci circonda – ha affermato il sindaco durante l’inaugurazione – Riflessione e alti valori, a ridosso della Settimana Santa, una mostra che traccia un percorso figurativo e di contenuti”.

E’ stato Luigi Bontà a presentare le opere ringraziando l’artista sancataldese per averlo coinvolto in un’iniziativa che permette di raccontare 40 anni di attività artistica di Bellomo e dei percorsi sviluppati grazie alla ricerca “Tra astrattismo di confine e arte figurativa, un processo di riduzione e quindi rivelazione di ciò che è veramente se stesso – ha detto Bontà soffermandosi su alcune opere.

“La vena creativa dell’artista – ha scritto lo storico nella presentazione della mostra – nasce dall’accurato gioco combinatorio di colori e segni in grado di evocare sensazioni, legate al proprio mondo interiore. La sua attività si caratterizza per un’estrema semplificazione geometrica basata su piccole e decise pennellate, tratteggiate con effetto mosaico, secondo un codice interno che rimanda all’intimo patrimonio memoriale e trasognante della propria terra. Questa raccolta si muove tra astrazione e figurazione, in cui è ben visibile l’influsso cubista di Malevič e di Mondrian, nonché dell’astrattismo di carattere geometrico degli artisti italiani Ugo Attardi e Carla Accardi. Approfondendo il rapporto tra forma e colore, l’artista vuole affermare la vivacità cromatica e il suo movimento nello spazio ben riconoscibile nell’esperienza visiva e nella capacità di incorporare contesti e luoghi in maniera dinamica. Sono la Forma e la Luce, dunque, a determinare frammenti di realtà nello spazio e a costruire narrazioni visive mediante un processo che, attraverso l’occhio, stimola i centri cerebrali, trasformandoli in emozioni epistemiche. ll progetto ‘Tracce’ segna un momento di maturazione della ricerca artistica del Bellomo. Con il suo linguaggio materico, l’autore si riappropria dei luoghi del cuore: le chiese madri di San Cataldo e di Marianopoli, il castello manfredonico di Mussomeli, e i paesaggi siciliani.

A questi si affiancano i caleidoscopici visi di donna, maschere vitree avviluppate in un vortice, tra sogno onirico e musicalità cromatica, in cui l’uso dei toni blu, predominante in tutta la serie di dipinti, enfatizza la sacralità delle acque mediterranee e il legame affettivo con il luogo d’appartenenza. La ricerca della luce culmina, infine, nel volto misterioso di donna dalla chioma a ‘girale’”.

Condividi Questo Articolo