Una barca che solca la città

Francesco Daniele Miceli
5 Min Leggere

C’è una barca che solca le strade.

Non ha vele, non ha mare. Eppure naviga.

È fatta di fiori, di profumo. Di devozione. Di festa. 

È Gesù Nazareno che entra in città.

Con questa immagine apriamo la nostra rubrica Speciale Settimana Santa. E vogliamo farlo partendo proprio dalla Domenica delle Palme, quando Caltanissetta si trasforma in un porto e la fede diventa approdo. Una barca di fiori in mezzo alla città. Un vascello profumato che avanza tra balconi, silenzi e sguardi alzati.

Eppure, la sua storia è poco conosciuta. Ed è sorprendentemente strana.

Per capirla bisogna tornare indietro di quasi due secoli, entrare nella Chiesa del Collegio, quando esisteva una congregazione dal nome tenero: quella della Bammina, di Maria Bambina. La Domenica delle Palme aveva per loro un significato preciso: rendere omaggio al Santissimo Sacramento nella chiesa di Santa Maria La Nova. Un gesto di devozione che, in fondo, ricorda ancora oggi ciò che la Maestranza compie il Mercoledì Santo.

Nel tempo, a quella visita si unì un segno forte: portare in processione un Cristo morto. Un sepolcro di ciuri. Una bara di fiori.

Ma un giorno, all’improvviso, le porte si chiusero. Niente ingresso. C’erano gli esercizi spirituali. E così quella processione, invece di fermarsi, cambiò pelle. Continuò per le strade. Senza chiesa. Senza altare. Solo con il suo Cristo nell’urna e un tappeto di petali a sorreggerlo.

Passarono gli anni. Finché un barone — Vincenzo Di Figlia — fece notare ciò che oggi ci sembra quasi ovvio: non era giusto mostrare un Cristo morto proprio nel giorno in cui la liturgia celebra il suo ingresso a Gerusalemme. L’immagine strideva con il Vangelo delle Palme.

E così da quell’anno (era il 1870) la tradizione cambiò. Lentamente. Fino a diventare quella che conosciamo oggi: Gesù Nazareno vivo, benedicente, in piedi su una barca di fiori che attraversa la città come un re mite.

La statua — opera di Genovese da Palermo — merita un racconto a parte. E lo faremo. Perché anche le mani che scolpiscono lasciano tracce di storia.

Ma quella stessa congregazione aveva anche una vara. Sì, in un’epoca in cui le Vare erano quattordici, c’era anche la loro: Gesù che incontra la Madre lungo la via del Calvario. Una scena struggente. Una vara che a fine Ottocento scomparve nel silenzio del tempo. Eppure non del tutto: oggi quel momento rivive nelle Vare piccole del Mercoledì pomeriggio, come un’eco lontana che rifiuta di morire.

E intanto, oggi, mentre la Quaresima prende forma, Gesù Nazareno inizia il suo pellegrinaggio tra le chiese della città.

Dal 21 febbraio a Santa Flavia,

poi San Giuseppe dal 28 febbraio,

San Pio X il 7 marzo,

Sant’Agata al Collegio il 14 marzo — con il rientro del simulacro 

fino alla vigilia, con la benedizione delle Palme e la grande giornata del 29 marzo: la barca infiorata farà la sua solenne sfilata lungo il cuore della città.

È una festa sempre più seguita e amata. Perché forse, in quella barca, ciascuno vede qualcosa di sé. Una fragilità che avanza. Una speranza che non affonda. Un Cristo che entra trionfante, su una barca di fiori, portato da uomini. Sembra quasi che, a poche ore dall’ora della morte, la morte stessa sia stata già sconfitta. 

E allora sì, questa non è solo una processione. È una storia che ha cambiato forma per restare viva. È un errore corretto che ha generato bellezza. È una tradizione che ha saputo ascoltare il Vangelo.

È una barca che ogni anno torna a navigare.

E noi, come sempre, restiamo sulla riva — con il cuore pieno di primavera…

(continua) 

foto di Umberto Ruvolo

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