La voce straordinaria di Veronica Pivetti ha riempito il teatro Margherita fino ad arrivare al cuore degli spettatori che lo hanno gremito, facendo diventare le parole del trattato di Paul Julius Moebius “L’inferiorità mentale della donna“, manifesto reazionario del 1900, l’antidoto beffardo ai luoghi comuni e agli stereotipi che nei secoli hanno nutrito le discriminazioni contro le donne e che ancora, sottotraccia, si insinuano nel senso comune della società dei nostri giorni.
Una voce profonda, potente e ricca di sfumature, modulata in tutti i registri della prosa e della musica, ha dato voce alle donne, con una presenza scenica autorevole quanto naturale, nella piece scritta da Giovanna Gra, usando con sapienza luciferina le parole degli uomini che hanno preteso di denigrarle, ammantandosi peraltro della “scienza” per dimostrarne l’inferiorità: oltre a Moebius, il criminologo Cesare Lombroso, Sylvain Maréchal, pseudo-rivoluzionario francese che presentò una legge per impedire alle donne di imparare a leggere e tutto il repertorio dei luoghi comuni che le loro teorie hanno generato.
L’effetto-paradosso è stata l’arma più efficace per smascherarne l’irragionevolezza, per offrire ad ogni spettatore lo specchio deformato in cui riconoscere le ombre del proprio vissuto, alternando i testi con le musiche suggestive delle canzoni che hanno sottolineato le emozioni più segrete che dietro la facciata della nostra vita tutte e tutti coltiviamo nel nostro cuore, facendole emergere con forza inequivocabile senza mai cadere nella retorica della declamazione.
In scena con Veronica Pivetti il musicista Anselmo Luisi, alter ego ironico e beffardo che ha ribaltato il gioco dei ruoli con versatilità straordinaria, riempiendo la scena essenziale dell’allestimento, in cui le luci hanno avuto una funzione essenziale, alimentando il paradosso che, dilatando l’assurdità dei testi, ne ha rivelato la violenza con cui nei secoli la vita delle donne è stata intossicata e disprezzata, distruggendone la credibilità con l’arma dissacrante del ridicolo.
La voce straordinaria di Veronica Pivetti ha dominato la scena, dando autorevolezza inequivocabile alla dignità delle donne che hanno attraversato le umiliazioni per secoli, testimoniando la propria differenza resiliente e alla fine vittoriosa, espressa dagli applausi che hanno sottolineato ogni passaggio dello spettacolo fino all’ovazione finale degli uomini e delle donne del pubblico.
Particolarmente soddisfatta l’assessora alla Cultura e vice-sindaca Giovanna Candura, responsabile della programmazione della Stagione teatrale, che ha dichiarato: “Abbiamo costruito un cartellone che unisce qualità artistica e contenuti di spessore, scegliendo spettacoli capaci di affrontare temi di grande attualità. La città sta rispondendo alla stragrande: sinora tutti gli appuntamenti sono stati apprezzati dal pubblico. Il teatro non è soltanto intrattenimento, ma rappresenta un presidio culturale e pedagogico fondamentale per la crescita della nostra comunità”.


