La perversa normalità

Tonino Cala
Tonino Cala 273 Views
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Ma si tratta di ordinaria follia o di normalità perversa? Gli accadimenti quotidiani ci fanno vedere come non funzionano le cose dell’umano. Per cui se le cose non funzionano per me può essere un problema ma se riguarda gli altri va bene, non è un mio problema il mancato funzionamento del prossimo.

Papa Francesco è una brava persona e ci piacciono i suoi sani discorsi sull’altruismo, sull’amore di coppia, sull’amicizia sincera, sulle responsabilità della politica, contro la corruzione e la salvaguardia del pianeta. Purtroppo, la realtà è completamente diversa da quella desiderata e narrata da Papa Francesco.

Già i teorici di Francoforte (penso ad Erich Fromm) e lo psichiatra Jacques Lacan, negli anni ‘70, avevano capito che, a causa dei cambiamenti epocali e dei paradigmi socio-culturali, il reale soggettivo era fuori controllo come era fuori controllo la realtà sociale che era profondamente mutata.
E con il trascorrere del tempo, ciò che poteva sembrare un comportamento collettivo patologico era diventato la normalità di tutti.

Oggi, vediamo con tristezza, anche nelle famiglie, la mancanza sistematica della disciplina affettuosa, la carenza dell’ordine logico delle relazioni, il dissiparsi della razionalità riflessiva su atteggiamenti e
condotte incomprensibili. Il bene non fa più notizia e il male la fa da padrone.

Quindi, il propagarsi come un virus della violenza autorizzata e fuori controllo. È questa la modernità? Ne siamo certi? La violenza gratuita va sostenuta nelle famiglie e tra i giovani?

Per Jacques Lacan la religione cristiana doveva trionfare sulla psicoanalisi ma è andata come aveva previsto lo psichiatra parigino? Non ha forse sbagliato?

E oggi, cosa ci ritroviamo se non la nuda e cruda realtà umana, per quella che è! Il reale e la realtà sono fuori controllo e lo sono fuori controllo l’ordine simbolico delle religioni e delle istituzioni politiche. Piaccia o non piaccia, viviamo in un altro tempo della Storia umana, un tempo che sembra perdersi nell’avvolgente nebbia
dell’ignoranza e della violenza individuale e collettiva.

Ci sarà il tempo per ravvedersi e per credere in un uomo rinato dalle ceneri del nichilismo contemporaneo?

Ricordo sempre e con tanto affetto le lezioni di pedagogia del mio professore Giulio Bonafede, fervente cattolico e uomo di fede. Che incontrandoci alle sue lezioni ci diceva: “Il miracolo dell’opera educativa si compie in classe, solo nella classe, e non altrove. Quando un maestro e un alunno si incontrano la loro è una relazione generativa, una relazione ricca di empatia umana che vive e palpita all’interno della scuola e favorisce la brillante trasmissione dei saperi”.


Da allora, molte cose sono “cambiate” e la scuola viene raccontata e rappresentata sui social, sulla carta stampata, in Tv e in altri contesti pubblici. Non so se è un bene che sia così. Certo, l’eccesso può guastare e distorcere il valore di una comunicazione educativa efficace e positiva. C’è sempre un limite, come in tutte le cose.

Poi ci dicono che gli alunni non sanno scrivere e non sanno parlare perché troppo tempo dell’insegnamento-apprendimento viene dedicato ad altre attività. Non ho ricordo che gli alunni del passato sapessero scrivere e parlare con maggiore abilità rispetto a quelli di oggi. Ci vuole la misura educativa nell’azione pedagogica, saperla calibrare e senza cadere negli eccessi.

Diceva il maestro Andrea Camilleri: “Esiste un equivoco sostanziale nella cultura umana. Si tende a confondere la religione con la religiosità. La religiosità è altra cosa rispetto alla religione”. Tradotto significa che la religione è una pratica collettiva con regole, divieti, peccati, perdoni e redenzioni. La religiosità è invece la spiritualità soggettiva di ciascun essere umano, il suo credo e la sua fede personale nella vita.

Forse, in questo tempo liquido e distratto, ci vorrebbe una maggiore spiritualità da parte di tutti, qualcosa che ci faccia ricordare che siamo tutti esseri umani.


prof. Tonino Calà

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