Con una poesia dedicata al paesaggio nisseno la prof. Enza Spagnolo, poeta e critica letteraria, ha vinto a Modena il secondo Premio Internazionale d’Eccellenza Sergio Camellini, dedicato allo scrittore, psicologo e umanista modenese, valorizza artisti e intellettuali che ne condividono l’eredità morale, promuovendo sensibilità, impegno civile e amore per la bellezza.
La giuria ha apprezzato la sua abilità nel fondere sogno e realtà in un paesaggio emotivo ricco di profondità e desiderio, valorizzando i temi etici al centro del Premio. Accanto a lei, il poeta Gian Luigi Caron ha vinto il Premio Eccellenza Silloge Edita con la raccolta Il salmone, la mangusta, il lombrico e altri racconti, edita da TraccePerLaMeta. Questo riconoscimento congiunto sottolinea l’elevata qualità poetica degli autori e l’eccellenza della curatela editoriale del circuito TraccePerLaMeta, di cui Enza Spagnolo è anche curatrice editoriale.
Il Cuore Filosofico del Premio Camellini
Il Premio d’Eccellenza di Poesia Sergio Camellini è istituito dall’Associazione VerbumlandiArtAps nella persona del Presidente Regina Resta e la dott. Marcella Camellini, socia e componente del Comitato scientifico, per onorare la memoria e celebrare l’eredità poetica di Sergio Camellini, poeta, psicologo e umanista modenese e si prefigge di onorare artisti e intellettuali che ne condividono l’eredità morale.
L’evento è stato accompagnato da un Comitato Organizzativo composto Regina Resta, Presidente dell’ Associazione VerbumlandiArt-Aps, Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore, Marcella Camellini, Dirigente Medico dell’Unità Operativa di Cardiologia dell’Ospedale di Sassuolo, Maria Pia Turiello, criminologa forense. Presenti gli autorevoli componenti della giuria presieduta da Hafez Haidar, cavaliere della Repubblica, arabista, scrittore e traduttore libanese naturalizzato italiano, candidato al Premio Nobel per la pace e la letteratura.
Hanno condotto l’evento i poeti Francesco Nigri ed Hebe Munoz.
La poesia vincitrice di Enza Spagnolo, dedicata al paesaggio nisseno:
Miraggio
Il meriggio assola i giorni
in una campagna dove covoni
asciutti attendono mani
a raccogliere
tra il frinio assordante di cicale e
il tremolo belare delle greggi.
Tutto è ancestrale e antico.
Il tempo ha uno scorrere lento
tra il volo di una cornacchia
che disegna un tratto nero
nell’azzurro in cui l’orizzonte appare
disteso oltre le colline e da lontano
si scorge la facciata della chiesa
del Signore della Campagna.
A sinistra l’antico castello
troneggia sulla roccia
mostrando la sua alterigia
sulle frasche ingiallite
da una torrida estate
che luccica di ginestre.
Tutto è avvolto da quiete
immobile e lo sguardo si culla
su onde di calore che tremano
nell’aria tersa, accecante e
la bellezza asciutta
arata di spighe
nella campagna nissena
splende
in un’isola azzurra e
il cielo prende il miraggio
dell’alta plaga del mare.

