La ConSenso cooperativa sociale di Caltanissetta tra storia e nuove prospettive: quanto è stato fatto e i progetti futuri. Il racconto di 10 anni di vita
Per conoscere fino in fondo la ConSenso cooperativa sociale di Caltanissetta, una realtà che si occupa di persone con Autismo, che in un solo decennio è diventata punto di riferimento per tutta la provincia Nissena, abbiamo intervistato il pedagogista e analista del comportamento Gaetano Terlizzi, uno dei suoi ideatori. Abbiamo parlato con lui di quanto la coop. abbia fatto in questi anni, i progetti in itinere e quelli futuri. La ConSenso è una realtà che cresce e si rafforza, con la certezza che ogni luogo rappresenti un punto di incontro, di cura e di speranza per coloro che ne sono parte integrante. E’ una realtà che guarda sempre avanti per essere sempre più vicina alle persone con autismo e alle loro famiglie, che cresce anche logisticamente, infatti, ad oggi, sono tre le sedi della coop. soc.; una a San Cataldo – in via San Filippo Neri nr.168 – e due a Caltanissetta e precisamente in contrada Roccella snc – sede legale della ConSenso, tenuta Sant’Angela Merici – e, la più recente aperta lo scorso ottobre, in viale Trieste nr.55.
Lei è stato uno dei primi a credere in questa realtà, cosa può raccontarci della ConSenso per conoscerla meglio?
“La ConSenso nasce con degli obiettivi ben precisi. Il primo, quello di dare sostegno, venire incontro e offrire il giusto orientamento alle famiglie e a chi vive quotidianamente le sfide che lo spettro autistico pone.
La cooperativa sul territorio Nisseno si è da subito impegnata a promuovere la consapevolezza sull’autismo e a fornire un accompagnamento empatico e qualificato, mirato a valorizzare le potenzialità di ogni individuo, al fine di migliorare la qualità di vita di ogni singola persona che abbia trovato in noi l’ambiente favorevole alla sua crescita.
La forza di questa realtà è essere una grande famiglia. Il team è composto da psicologi, pedagogisti, analisti del comportamento, logopedisti, neuropsicomotricisti dell’età evolutiva, educatori e oss, una squadra nutrita e variegata; persone diverse, con bagagli culturali e professionali diversi che vanno, però, nella stessa direzione, che hanno un’unica meta e che con determinazione e coraggio affrontano le sfide che ogni giorno si pongono per ottenere risultati, concedetemi di dirlo, brillanti.
La ConSenso ha una ‘missione’: offrire servizi utili alla collettività, solidarietà sociale, assistenza a soggetti portatori di handicap fisici, psichici e sensoriali.
Sin dalla sua costituzione si dedica, particolarmente, alle esigenze e ai bisogni delle persone affette da disturbi dello spettro autistico e delle loro famiglie”.
Quali sono i servizi che la ConSenso offre? E le aree di intervento?
“Molteplici sono sia i servizi offerti: interventi precoci e intensivi (0-6 anni), terapia ABA (Applied Behavior Analysis), parent training, logopedia, terapia occupazionale, trattamento educativo per l’autonomia personale e sociale, progetti scolastici (consulenza, supervisione), laboratori di gruppo (abilità sociali, emozionali, comunicative), sibling group (per fratelli/sorelle), formazione per genitori, insegnanti, educatori e interventi per la selettività alimentare; che le aree di intervento: disturbo dello Spettro Autistico (ASD), ADHD, disturbi del linguaggio e della comunicazione, disabilità intellettive, disturbi del comportamento e bisogni educativi speciali.
Quanto è stato realizzato?
“Dire tutto ciò che è stato realizzato sarebbe impossibile, cercherò di farvi un ‘riassunto’. I nostri progetti sono sempre stati, volutamente, diversificati spaziando dalla psicoeducazione alla comunicazione e socializzazione, dal benessere psicofisico alla formazione continua. Abbiamo realizzato e continuiamo a portare avanti progetti a carattere locale, regionale e nazionale.
Alcuni esempi possono essere il progetto “Pensami Adulto”, dedicato all’acquisizione, mantenimento e generalizzazione di abilità di autonomia personale e domestica.
“Quartiere in blu”, un progetto innovativo per offrire ai ragazzi la possibilità di muoversi autonomamente nel loro ambiente di riferimento.
Il progetto “Social Farm” dove gli utenti hanno partecipato attivamente alla cura degli animali, alla semina e alla raccolta di prodotti agricoli, alla gestione di un’azienda agricola.
Ancora, la Montagnaterapia: approccio terapeutico, riabilitativo e socio-educativo che utilizza l’ambiente naturale della montagna per favorire il benessere e la crescita personale, soprattutto per persone con isolamento sociale, in collaborazione con la SIMonT nazionale, presieduta da Roberta Sabbion, e la macro area sud Sicilia e Calabria, il cui referente è Giovanni Di Lorenzo. Corsi di formazione con psicologi di chiara fama nazionale come Luca Urbinati e Lucia D’Amato. Inoltre, il pastificio artigianale etico e il food etico” che sono in itinere”.
Parliamo del pastificio artigianale etico ‘L’Arte dei primi’ che ha per finalità l’inserimento lavorativo e occupazionale assistito delle persone con Autismo. Di cosa si tratta? Da dove nasce l’idea?
“Il percorso che ha portato alla realizzazione di questo progetto nasce da un’attenta osservazione e dallo studio delle reali potenzialità dei ragazzi con autismo e dal desiderio di offrire loro un’opportunità concreta, significativa e dignitosa. Alla base c’è l’esperienza quotidiana maturata all’interno della cooperativa ConSenso, che da anni lavora sul territorio con percorsi educativi e terapeutici personalizzati, improntati sul rispetto dell’unicità di ciascuno.
Il pastificio L’Arte dei Primi nasce da un progetto ambizioso che coniuga tradizione culinaria, innovazione sociale e inclusione lavorativa. L’obiettivo è quello di creare un luogo in cui la produzione della pasta fresca ed essiccata diventi un’opportunità di crescita personale e professionale.
L’idea del pastificio è, quindi, nata dall’incontro tra diverse riflessioni: la necessità di creare un contesto lavorativo stabile e strutturato, l’importanza delle attività manuali e ripetitive – particolarmente adatte alle caratteristiche di molti ragazzi con Autismo – e il valore simbolico e sociale del “fare pasta”, un gesto familiare, radicato nella nostra cultura, che unisce e crea appartenenza. La tradizione che ha il ‘sapore’ dell’inclusione. La nuova realtà, sostenuta dal Fondo di Beneficenza di Intesa San Paolo, dà la possibilità di accedere a percorsi di inserimento lavorativo e occupazionale assistito, grazie alle borse lavoro e alla formazione che certifica le competenze di tutti coloro che ne sono il cuore pulsante.
Responsabile del progetto “PASTA FrOLLE”, dal quale deriva ‘L’Arte dei primi’ è lo psicologo Francesco Lombardo coadiuvato dalla psicologa e supervisore Roberta Italiano.
Per renderlo possibile abbiamo incontrato famiglie, esperti, imprenditori, e ci siamo lasciati ispirare dalle storie dei nostri ragazzi, immaginando uno spazio in cui potessero sentirsi parte attiva, produttiva e valorizzata. Il pastificio non è solo un luogo di lavoro: è una scommessa sull’autonomia, sull’inclusione reale e sulla bellezza del costruire qualcosa insieme, mettendo le mani in pasta, ma soprattutto mettendo in gioco la fiducia reciproca”.
Food etico? Ci spieghi meglio…
“Ci occupiamo anche di food etico e sostenibile grazie al servizio di catering e d’asporto del nostro pastificio. Con i nostri ragazzi partecipiamo e realizziamo eventi. Siamo stati scelti tra le eccellenze del territorio per i festeggiamenti dei 130 anni della banca Toniolo di San Cataldo, abbiamo partecipato, ad esempio, alla Festa dei sapori madoniti d’autunno, dove siamo stati accolti con calore e sorrisi. La nostra è una pasta di qualità, prodotta con grani antichi, potremmo dire a chilometro zero, e la nostra cucina è molto apprezzata. Ed è importante sottolineare un principio fondamentale: non vogliamo che si apprezzi la nostra pasta perché è fatta da ragazzi con una disabilità ma perché è buona, autentica e di qualità.
Quello che stiamo costruendo, quindi, non è solo un progetto ma stiamo seguendo una strada che porti a costruire un qualcosa che sia una reale opportunità di dare ai ragazzi delle risposte concrete. Non è solo un lavoro, non è solo indipendenza ma stiamo riscrivendo la storia. Stiamo prendendo in carico vite, sogni, speranze; stiamo dando forma a un’idea di comunità che non vuole lasciarsi nessuno alle spalle e che sia capace di raggiungere grandi obiettivi. Facciamo food e facciamo attività di ristorazione con amore e professionalità. Non sono io a dirlo ma l’affetto e la vicinanza di tutti coloro che vengono a conoscerci e riconoscono le nostre qualità”.
Potrebbe specificare cosa significhi inserimento lavorativo e occupazionale assistito?
“Parlare di inserimento lavorativo significa offrire ai ragazzi un’opportunità reale di lavoro, con ruoli definiti, compiti concreti e obiettivi da raggiungere.
C’è un distinguo. Con l’inserimento lavorativo i ragazzi vengono coinvolti in processi produttivi autentici, assumendo responsabilità proporzionate alle loro abilità e contribuendo attivamente al risultato finale. Si tratta di un percorso professionalizzante, che guarda all’autonomia e alla possibilità di occupazione stabile. Invece, l’inserimento occupazionale assistito prevede un’attività prevalentemente protetta, in cui il focus è più sul benessere e la socializzazione che sulla produttività.
La nostra scelta è di puntare sul vero inserimento lavorativo, pur con il supporto necessario, affinché ciascun ragazzo possa sentirsi parte integrante di una realtà produttiva”.
Visione e prospettive future…
“Il nostro obiettivo è inserire L’Arte dei Primi all’interno di filiere capaci di valorizzare il prodotto non solo a livello locale, ma anche nazionali e internazionali.
La pasta diventa così ambasciatrice di una tradizione culinaria siciliana fatta di materie prime selezionate e di processi artigianali, ma al tempo stesso portavoce di un messaggio di inclusione e dignità lavorativa.
Sono già numerosi coloro i quali hanno mostrato attenzione e interesse verso il nostro prodotto. Questo ci rende orgogliosi, ma soprattutto ci rende ottimisti: ci incoraggia a credere che questa straordinaria sfida non sia soltanto la buona riuscita di un’attività che dia dignità lavorativa ai ragazzi ma un vero e proprio progetto di vita che coinvolge loro ma anche le famiglie e l’intera comunità”.
Cos’altro ci dobbiamo aspettare per il prossimo fututo?
“Sempre qualcosa… Abbiamo da poco inaugurato la nuova sede a Caltanissetta e a breve potremo parlare di residenziale. Non un luogo di assistenza, ma una casa, una comunità educativa dove sperimentare la vita quotidiana in modo graduale, protetto, autentico. Un contesto in cui vivere relazioni, fare scelte, sentirsi parte di qualcosa. È un gesto di fiducia verso i ragazzi, ma anche un atto d’amore verso i genitori, che non devono più chiedersi con angoscia ‘cosa ne sarà di lui o di lei quando non ci saremo più’ perchè consci di poter contare su un luogo dove i loro figli possano costruire un futuro indipendente”.

