L’antropologia, la saggezza e le tradizioni popolari

Tonino Cala
Tonino Cala 90 Views
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Ma chi legge Leone Tolstoj e Fëdor Michajlovič Dostoevskij, può mai capire gli eventi e le feste di paese? Certo che le può capire le sagre paesane, il loro altissimo valore antropologico fatto di gusti e di sapori
nostrani. Circa il calore umano e l’affettività sincera bisogna pensare a ben altro, a qualcosa di speciale che non si trova nei supermercati e nelle agorà del godimento.
La spiritualità e i doni dello spirito non si trovano al mercato degli schiavi.

Siamo a Natale e tutto funziona benissimo. Anche Babbo Natale funziona e funzionano i regali materiali. L’antropologia è una cosa seria se studia le tradizioni popolari e non implica un giudizio che abbia la pretesa di essere un valore etico. Le feste sono le feste! Il cibo è il cibo! Viva i regali di Natale!
Già la persona, che era alta di suo, e si trovava sul cestello rialzato per mettere la stella di Natale sull’enorme e altissimo albero. A Palermo ci pensavano i vigili del fuoco a mettere la stella di Natale sul punto più alto
dell’albero. Ma le stelle vere vivono di propria luce e non sono il riflesso di un’altra stella!

Puntare più in alto può essere pericoloso perché in alto vengono le vertigini e ci si crede di essere i padroni del mondo senza esserlo. Noi non siamo i padroni del mondo e il Sé meraviglioso può stordire le
persone. Consiglierei una maggiore cautela nel salire troppo in alto perché è facile la rovina, precipitando dall’alto verso il basso.

Ne ho conosciuti tantissimi che sono caduti e precipitati nell’abisso senza fare ritorno! Si credevano onnipotenti e poi sono scomparsi.
La caratteristica principale del potere, di qualsiasi potere, è l’arroganza che nasce dall’ignoranza. Infatti, il potere si circonda dei servi sciocchi.
Anche sui social sono presenti e visibili i servi sciocchi. Molto difficilmente le vere persone colte possono andare d’accordo con gli uomini di potere perché le persone colte sono aperte, disinteressate e costruttive.
Chi ricopre una carica dovrebbe essere democratico, umile, aperto al confronto e alle critiche. Chi sale al potere, se non ha una precisa e chiara personalità, facilmente si perde e diventa “qualcuno” che non è,
attribuendosi titoli onorifici e meriti non suoi.
Ne ho conosciuti tanti uomini di potere e tutti possedevano lo stesso marchio di fabbrica: la mediocrità! Negli uomini di potere, facile è scoprirne la falsità per propri interessi personali. Ma non sanno costoro
che, come si sale facilmente e agevolmente, si può scendere con la stessa facilità con la quale hanno realizzato la loro scalata. La parabola ascesa discesa è visibile a tutti! Ci vuole tanta formazione umana per
essere uomini e donne maturi e mature che non siano segnate dal potere mortifero!

Viviamo in un tempo, in una società iper-edonistica e iper-produttiva, dove la propria presenza è tutto, la propria immagine è tutto. Se manchi e non sei presente non va bene! Una grande sciocchezza, un falso
obbligo, un comandamento inesistente. Prima ero sempre presente e partecipavo a quasi tutte le iniziative pubbliche che si facevano. Poi ho capito che non ero interessato e che non mi perdevo nulla se non partecipavo.
Non sempre è possibile essere presenti. Anche perché dire “presente” mi fa pensare a qualcosa di sbagliato, anche di fascistoide memoria. Ne abbiamo già tanti di slogan e di simboli di regime. La vera presenza è la
propria assenza. Va bene partecipare quando è possibile ma non può essere una regola ferrea né una coazione a ripetere per la propria libera autodeterminazione.

Frase riportata di un dialogo a due: “Hai visto, quello non c’era! Cosa gli sarà successo? Perché non c’era?”. E l’altro: “Si ho notato, non era presente. Lui è un intellettuale, è una persona colta, non poteva mancare. Perché non c’era? Dove sarà andato? Cosa avrà fatto?”.
Nei piccoli paesi si pensa all’assenza dell’altro ma l’assenza dell’altro è la vera presenza! Non si dovrebbe timbrare il cartellino e non ci dovrebbe essere nessun obbligo di legge per potere partecipare alle iniziative
pubbliche e culturali.
La vera socialità c’è quando due persone comunicano autenticamente tra di loro.
Spesso, dagli incontri si ritorna stanchi e non arricchiti. La società sarà anche liquida e banale ma io preferisco le frequentazioni interessanti.
Infatti: non partecipo! Anche una certa politica militante mi ha perso e io non mi sono perso nulla. Auguri.


Tonino Calà

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