“La bottiglia d’aria pulita che si inquinò”

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di Alfonso Paolino Cipolla

C’era una volta in Sicilia un piccolo paese che godeva di un’aria pulita, fresca, piacevole. La bontà di quell’aria arrivò alle orecchie di un deputato regionale (il cui nome rimane nascosto per ovvi motivi che si capiranno tra poco) il quale chiamò un amico, che conosceva un amministratore di quel paese, per dirgli che a Palermo stavano pensando proprio a quel paese e alla sua fresca e piacevole aria pulita per dargli un contributo e farla conoscere nel mondo.

Il furbo amministratore alla notizia che il suo piccolo paese potesse essere conosciuto nel mondo per la sua aria, pensando agli affari che si sarebbero potuti realizzare, non ci perse tempo e avvisò tutta l’amministrazione municipale di questa possibilità.

L’opportunità era ghiotta, si sarebbero potuti prendere tanti soldi per vendere l’aria del paese…

Così si mobilitarono in tanti: sindaco, vicesindaco, assessori, consiglieri, fotografi, storici, folosofi… e tutti gli imprenditori del paese che ci potevano guadagnare con la vendita dell’aria.

Tuttavia, per ricevere il contributo per vendere l’aria nel mondo, il paese doveva accettare un paio di condizioni. La prima condizione era che la bottiglia con cui dovevano vendere l’aria doveva essere spagnola e pagata a caro prezzo. La seconda condizione era che i tappi della bottiglia e le etichette dovevano essere di un fornitore di un paese di una provincia vicina, ma legato al deputato, e anche questo fornitore doveva essere pagato caro.

E così finì che l’aria pulita di quel paese fu imbottigliata e venduta cara a causa di bottiglie, etichette e tappi comprati da fuori e a caro prezzo. E quel paese di bottiglie d’aria nel mondo ne vendette assai poco.

I soldi per le bottiglie, l’etichette e i tappi li presero in tanti, ma al paese non rimase niente e da quel giorno anche l’aria non fu più la stessa, sembrava meno pulita e fresca, ma inquinata e corrotta.

P.S. Ogni riferimento in questa storia di corruzione non è casuale.

Alfonso P. Cipolla

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