L’orologio della Cattedrale di Santa Maria la Nova batte il mezzogiorno di un giorno qualunque mentre stiamo imboccando l’ingresso dell’edificio che sino oltre trenta anni prima – nel 1866 – è stato il Convento dei Carmelitani Scalzi, ora Palazzo del Carmine, sede del Municipio di Caltanissetta.
Ci è stato accordato un incontro con il Sindaco della città, il Commendatore Berengario Gaetani d’Oriseo, al suo secondo mandato dopo quello esercitato dal 1891 al 1894. E’ un amministratore di grande esperienza, qualità che usa abilmente in questa seconda tornata di sindacatura nei primi anni Dieci del Novecento. All’ingresso incontriamo l’usciere nella sua uniforme con giacca nera di taglio sartoriale a redingote corta, corredata dai bottoni metallici recanti lo stemma del Comune. Al petto spicca il simbolo istituzionale dello scudo sabaudo post-unitario. Conosce della nostra venuta e del suo scopo. Ci precede lungo lo scalone che porta all’appartamento del Sindaco, futura anticamera che negli anni a venire verrà penosamente divisa con l’aula consiliare. Per adesso è ancora di esclusivo servizio del Sindaco.
Qui veniamo affidati a quello che ci appare come un valletto in giacca lunga nera, con l’obbligatorio panciotto anch’esso in scuro, a copertura della camicia bianca con farfallina nera. Porta un alamaro al petto e scarpe di pelle lucidissima. Ci introduce nella sala del Sindaco.
Don Berengario Gaetani d’Oriseo, Cavaliere prima e Commendatore adesso ci appare – nel suo abito scuro de rigueur – seduto dietro il suo grande tavolo, sovrastato da due grandi ritratti. Uno di Re Vittorio Emanuele II, Padre della Patria, l’altro di suo nipote attuale regnante Vittorio Emanuele III, figlio di Re Umberto I di Casa Savoia, sotto il cui regno Gaetani ha svolto la prima parte di questo secondo mandato.
Non appena ci scorge, si alza e ci viene incontro. Con gli usuali convenevoli e con un sorriso di circostanza ci invita ad accomodarci sul divano di velluto rosso damascato in trama. Come da cerimoniale lui si accomoda sulla poltrona alla nostra sinistra, rimanendo noi alla sua destra.
– Eccellenza siamo a ringraziarla per questo incontro che ci avete voluto accordare.
– Ringraziamo Voi per averlo chiesto. Ci risponde asciutto.
– Eccellenza lei è oggi, per la seconda volta, Sindaco di Caltanissetta. Lo è già stato dal 1891 al 1894. Anche suo padre è stato Sindaco della città e Tesoriere del Collegio Provinciale. Una tradizione di famiglia si potrebbe dire.
– Sono figlio di Giuseppe Gaetani d’Oriseo. Non posso nascondere che in famiglia amministrare la nostra città è stata considerata una missione. Dopo l’erezione a città capoluogo di provincia, voluta meno di cinquanta anni fa, si è costantemente manifestata l’esigenza di un controllo attento della vita amministrativa della città. Controllo che richiede sacrificio, competenza e soprattutto grande esperienza in uno a buone e importanti amicizie. Senza queste ultime non sarebbe possibile conseguire risultati e utilità.
– I suoi avversari sostengono che la sua fortuna politica sia dovuta alla protezione di una delle maggiori personalità economiche della provincia, nella persona del Commendatore e oggi Conte Ignazio Testasecca. Una figura influente, grande imprenditore minerario, appartenente a un rinomato e potente consorzio. Tuttavia non possiamo nascondere di avere saputo di uno scandalo finanziario che pare abbia interessato vostro padre. Soldi pubblici che avrebbero finanziato la campagna elettorale della compagine politica di cui lei fa parte.
– Il malaugurato inconveniente occorso al mio riverito padre è stato chiarito grazie all’intervento di Sua Eccellenza il Primo Ministro Crispi. Sono fatti lontani. Quello di cui dobbiamo rendere conto riguarda il presente. Il dovere di un buon Sindaco è quello di ben conoscere e – soprattutto raccordarsi – con le figure istituzionali del Regno vicine al territorio. Noi amministriamo in nome del Re e se qualcuno a noi vicino può beneficiare dei favori del Sovrano, nonché dell’Assemblea parlamentare, a goderne è la città tutta. In molti adotteranno o tenderanno di adottare il nostro medesimo metodo. Anche lei, mi creda, constaterà – nei suoi anni – che questo meccanismo, questa organizzazione, questo impianto, porta benefici a chi ne fa parte e a quanti ne rimangono fedeli. Sarà però meno raffinato. Negli anni a lei vicini qualcuno scriverà in un celebre romanzo di nobili felini e di fameliche iene.
– Eccellenza, ci permetta, i suoi avversari politici affermano che quello che lei definisce metodo le assicura la costante maggioranza dei voti dei Consiglieri Comunali che la eleggono a Sindaco. Lei è vicino all’onorevole Luigi Mareschi Gravina del collegio di Piazza. E’ molto amico del Presidente del Consiglio Provinciale Giovanni Roxas. E’ a tutti nota la sua prossimità con il massimo rappresentante del potere minerario e latifondista locale. Nei miei anni qualcuno scriverà di un governo cittadino “dei Commendatori”. La sua sindacatura verrà vista come l’espressione di una occupazione assoluta e totalizzante del potere politico-economico della città e dell’intero comprensorio provinciale.
– L’elezione del Sindaco è il risultato di un procedimento previsto e assicurato da leggi del Regno. Anche i Consiglieri Comunali vengono eletti con i voti degli elettori, secondo le medesime leggi. Noi rispettiamo le leggi. Siamo consci che alcuni animi amano rifugiarsi nelle malignità. Forse Napoleone Colajanni e i suoi dovrebbero essere meno incauti nel dare giudizi generici, sommari. La legge è dalla nostra parte. E noi rispettiamo le leggi e chi le applica.
– Eccellenza le elezioni sono riservate al solo suffragio maschile. Le donne sono escluse dal voto. Gli elettori devono sapere leggere e scrivere o – in alternativa al requisito di istruzione – possono vitare solo se pagano un ammontare di tasse di almeno quaranta lire. Una somma quasi impossibile ai più. Solo magistrati e professori sono ammessi al voto in assenza dei requisiti di censo o di istruzione.
– Caro amico il diritto al voto è un bene sacro. Una cosa seria. Deve essere custodito e garantito nella sua riservatezza e nella sua consapevolezza. Non può essere affidato alle donne, ai meno abbienti e addirittura agli analfabeti. Comprende cosa significherebbe? Gente senza scrupoli potrebbe influenzare le menti semplici. Abbiamo i massimalisti alle porte. Molti sono nemici del Re. Dobbiamo preservare gli interessi della nazione e soprattutto dei nostri concittadini.
– Eccellenza sarebbe un atto di libertà e di autodeterminazione sugli interessi prioritari per la città.
– Ma quali sono gli interessi, che lei definisce prioritari, per la città? In una situazione di tensioni internazionali i nostri prodotti primari sono, come usate definire nel vostro tempo, “strategici”. Lo zolfo e il grano, richiedono conduzioni attente, forti, rigorose. Non si può consentire la gestione di queste preziose risorse a gente che non comprende nemmeno la logica dei numeri o le dinamiche dei paesi a noi ostili. Le ricordo che sono state le navi inglesi nel porto di Napoli a fare disdettare, ai tempi, al re Borbone Ferdinando II, il contratto con i francesi della società Taix Aycard che, in via esclusiva, compravano l’intero zolfo estratto dalle nostre miniere. Non sono esperienze che vanno rivissute.

– Eccellenza così facendo il mondo, la città, non potrà assistere ad alcun cambiamento.
– E perché si dovrebbe assistere a un cambiamento? Cosa manca a questa città? E’ stata confermata dalla Corona unitaria come città capoluogo con governo amministrativo sui distretti di Piazza e di Terranova. Sappiamo tutti che Piazza era quasi sicura di essere designata città Capoluogo. Caltanissetta vanta palazzi nobiliari di grande pregio, chiese imponenti, due vie principali ben ordinate, un boulevard alla francese che sarà fra poco completato, dopo la collina del Tondo, lungo il grandioso Palazzo della Prefettura e dell’altrettanto imponente Palazzo Vescovile. Come vede noi accordiamo quella che nel vostro tempo chiamate “visibilità” ad entrambe le più importanti Istituzioni che reggono il buon governo e sono a presidio della nostra amata città.

– Eccellenza, a dir del vero si parla di alcune relazioni riservate del Prefetto Marcello Lavezzari dirette al Ministro degli Interni Giolitti, nonché lettere dei parroci al Vescovo dove vengono segnalate anomalie e storture. I suoi avversari politici le rimproverano più che una vicinanza al Conte Ignazio. Vedono una comunanza di interessi, anche nel settore urbanistico e nel campo edilizio. Un governo della città a due mani. Lo chiamano addirittura “Duumvirato”.

– Conosciamo quelli che le chiama “nostri avversari” ma che noi consideriamo solo personalità ostili alla nostra città. Ci calunniano perché siamo stati chiamati più volte a reggere le sorti della nostra Caltanissetta. Vorremmo ricordare che nonostante i nostri giorni si mostrino dominati da forti eccitazioni sociali noi manteniamo la barra dritta. Il nostro colloquiare con l’Eccellenza il Conte ha fatto ottenere importanti risultati alla nostra città e ai suoi abitanti. Abbiamo ottenuto l’avvicinamento al centro cittadino della stazione ferroviaria. La costruzione di una nuova caserma militare e del nuovo carcere Malaspina. E’ in programma la fondazione del Regio Istituto Tecnico. Tanti altri benefici arriveranno in città. Potere fruire dei fondi pubblici che il Governo della Corona destina alla nostra terra non è cosa da poco. Chi e perché ci può rimproverare di questo?
– Si ma le casse del Comune non sono floride. Lo scandalo della Banca Romana, durante il suo primo mandato, ha reso evidenti conflitti di interesse che hanno danneggiato tantissimi.
– Il bilancio comunale al momento potrà soffrire qualche fragilità per la stipula dei mutui necessari per l’imponente programma di opere pubbliche in cui siamo impegnati. La costruzione del grande serbatoio idrico alla Piedigrotta; il completamento del collettore fognario della Grazia e non dimentichiamo i bastioni di via XX Settembre, che hanno messo in sicurezza il quartiere degli Zingari, o Zincàri come usate anche dire nel vostro tempo. Abbiamo il dovere di rendere Caltanissetta una città moderna, ordinata, ben assettata. Oggi la nostra è una città che ha visto più che raddoppiato il numero dei suoi abitanti per la immigrazione delle popolazioni, impiegate nell’industria dello zolfo e che provengono da ogni parte della provincia e da tanti altri centri dell’Isola. I caltanissettesi di origine sono oramai meno della metà della popolazione. Questa immigrazione crescente ha bisogno di essere governata. Se ne renderà ben conto nei suoi anni. Questa grande massa di gente nuova impone quello che voi chiamate “programmazione”. E’ necessario un piano di grandi opere, di grandi infrastrutture, di nuovi quartieri e di nuovi servizi. Tutto questo richiede solide alleanze, forte collegamento politico. Adeguate risorse e altrettanto adeguata gestione.
– Si ma lo scandalo della Banca Romana……
– Per quanto riguarda i fatti romani, come saprà, nonostante gran parte della classe politica sia stata coinvolta in questo deprecabile incidente, noi – così come il Conte – siamo rimasti estranei e indenni. Mi permetta di ricordarle che sua Eccellenza il Conte in uno alla sua riverita e amata consorte ha stanziato mezzo milione di lire, corrispondenti a oltre due milioni e mezzo dei suoi euro, per la costruzione dell’Istituto di mendicità. Altre somme sua Eccellenza le ha offerte per il sostegno della Corona, anche per sanare le esposizioni con la detta Banca di cui, i maligni dicono, sia stato vittima il Re. Sua Maestà Re Umberto gli ha voluto tributare il titolo di Conte, motu proprio, su proposta del nostro conterraneo e Primo Ministro, sua Eccellenza Francesco Crispi. Come vede il Conte non ha mai avuto necessità di speculazioni finanziarie nella Capitale. L’intero Consiglio Comunale ha voluto proclamare sua Eccellenza il Conte Ignazio “Benemerito della Patria”, e io stesso ho caldeggiato la sua intitolazione dello “Stradone della Grazia”, nel vostro tempo Viale Conte Testasecca.
– Eccellenza queste opere costituiscono certamente un gran bene per la città di Caltanissetta e non possono che contribuire al suo prestigio e a quello del Conte Ignazio ma i suoi detrattori, e molti elementi della opposizione, parlano di un “Sistema” che questa alleanza tra poteri ha generato e che non concede spazi a nessun altro.
– Mio caro amico i nostri sono giorni e anni difficili. Come le ho già detto, la nostra Patria è ancora giovane. Ha bisogno di stabilità, di competenze, di fermezza. Le teste calde, e fra esse coloro che aderiscono a questi nuovi Fasci dei Lavoratori, porterebbero incertezza, precarietà, fragilità. Debolezze che non ci possiamo permettere e che non consentiremo. Siamo dalla parte giusta. Chi vuole unirsi con noi è il benvenuto. Noi chiediamo solo lealtà, dedizione, attaccamento ai nostri valori, quelli che i nostri nemici chiamano interessi ma che consentono sicurezza e costanza nelle conquiste necessarie per la nostra città. Che lo chiamino pure “Sistema”. Noi – e chi è con noi – siamo al servizio dei giusti. Anche la legge è dalla nostra parte. Gli altri sono pericolosi nemici dell’ordine e della legalità.

Con quest’ultima affermazione comprendiamo di avere terminato il tempo messoci a disposizione. Il Sindaco ha da svolgere altri compiti e affrontare altri impegni.
– Eccellenza la ringraziamo per il tempo che ha voluto concederci e per la interessante conversazione che ci ha voluto accordare.
– Ringrazio Lei per averla chiesta. Non ci resta che augurare a Lei e soprattutto ai suoi contemporanei, che la nostra città possa godere dei fasti di questo tempo. L’esperienza, in ogni caso, mi impone di tenere per me il beneficio del dubbio.


