Turi Salamone ha lasciato questo mondo, due giorni dopo Franco Spena: due artisti nisseni profeti dell’innovazione, animatori della Scuola di Caltanissetta, protagonisti delle primissime battaglie di impegno civile per l”ambiente e la difesa del patrimonio culturale del territorio .
Turi, pittore, architetto, docente, era il più appassionato all’impegno politico, che esprimeva in opere d’arte di grande impatto: gli uomini “impacchettati” dall’incomunicabilità, come oggetti da spedire, e poi “liberati” nella loro coscienza rivoluzionaria, come il grande dipinto con il Cristo nudo che irrompe a San Pietro, nell’aula del Concilio Ecumenico, che la lungimiranza sapiente del cardinale Pappalardo volle in una grande mostra di arte sacra contemporanea a Palermo alla fine degli anni ’70. I paesaggi dell’entroterra, inondati dalla luce limpida e incontenibile, icone di una natura aspra e spoglia, riscattata dalla bellezza della sua pittura. Negli anni più vicini a noi opere di raffinata plasticità, come le terrecotte con la scrittura cuneiforme o le tavolette evocatrici dell’eterna generativita’ del linguaggio dell’arte, materia e leggerezza, incarnazione dello spirito per rendere visibile l’anima. L’arte come linguaggio privilegiato per esprimere il sacro la ritroviamo ancora nelle sue vetrate a mezzaluna della chiesa di San Michele, segno perenne, nella sua città, della sua eredità.
Turi Salamone apparteneva ad una generazione che ha creduto veramente nella possibilità di trasformare la società, di affermare una visione del mondo che attraverso l’arte, la cultura, la bellezza, potesse liberare il popolo dall’ignoranza, dai pregiudizi, dalle subalternità, dalle ingiustizie. L’arte vissuta e testimoniata come generatrice di cambiamento, libertà di pensiero, critica verso il potere, alternativa concreta alla sottomissione del conformismo.
Spirito libero e combattivo, generoso, intelligenza indomabile, creatività potente e originale, rimane il suo segno nella storia della cultura. A chi resta, di quella sua generazione, la consegna di fare vivere ancora le sue speranze
foto di Ettore Garozzo

