Il Vangelo secondo Giuda, quando il cinema diventa incontro

Francesco Daniele Miceli
5 Min Leggere

Non capita tutti i giorni di assistere a un film con il protagonista seduto tra il pubblico. Eppure questa esperienza è capitata a noi del Caffè Quotidiano, che abbiamo avuto il privilegio di condividere la visione de Il Vangelo di Giuda, il film diretto da Giulio Base, proprio accanto a chi ha dato volto a Gesù, presso il multisala Planet delle Vigne. 

Il suo nome è Vincenzo, giovane attore siciliano cresciuto ad Aragona, un ragazzo che porta negli occhi la luce e la timidezza della sua terra. Nonostante la carriera lo abbia portato lontano, quella sera il suo cuore era chiaramente lì, tra la sua gente. Salito sul palco visibilmente commosso, ha raccontato che quella era la quarta volta che vedeva il film, ma che nessuna delle precedenti gli aveva regalato un’emozione così intensa: davanti a lui c’erano gli amici di sempre, i familiari, il sindaco di Aragona, e soprattutto il calore della sua comunità.

Ha ricordato con semplicità il momento in cui seppe di essere stato scelto per interpretare Gesù. Non era su un set, né in una grande città. Era semplicemente a passeggio per le strade del suo paese. Ricevuta la notizia, quasi istintivamente, salì sul Monte Calvario di Aragona per abbracciare la croce. Un gesto che dice molto del suo carattere: spontaneo, autentico, profondamente legato alle sue radici.

Ai giovani presenti in sala ha lasciato un messaggio limpido: credere nei propri sogni. Cercarli, inseguirli, custodirli. Perché, ha detto con un sorriso «tutto è possibile». E quando qualcuno gli ha chiesto quale fosse oggi il suo sogno più grande, non ha avuto esitazioni: vincere un giorno l’Oscar.

Poi le luci si sono spente e il film ha parlato da sé.

Il Vangelo secondo Giuda è un’opera potente nella sua semplicità, a tratti inquietante. Non manca una violenza sottile, quasi sempre psicologica, che accompagna lo spettatore dentro un racconto insolito: la storia di Gesù vista attraverso la coscienza tormentata di Giuda.

La scelta registica è radicale. Giuda non si vede mai in volto. La macchina da presa diventa il suo sguardo, il suo respiro, il suo rimorso. In questo modo lo spettatore si accorge lentamente di essere lui stesso Giuda, testimone e complice, discepolo e traditore.

Attorno a Gesù si muove un gruppo di apostoli tutt’altro che idealizzato: uomini sporchi, poveri, ruvidi, pescatori, artisti, gente di strada. Un’umanità fragile e imperfetta che segue il Maestro tra polvere e stanchezza. In questo contesto prende forma con grande efficacia evangelica l’idea che Gesù camminasse davvero accanto a prostitute e pubblici peccatori.

Il film mantiene un’atmosfera spesso cupa, ma dentro questa ombra emerge una poesia profonda: quella di un’amicizia e di un amore tragicamente umano. Giuda, nella sua confessione, arriva a dire parole durissime: non solo di aver ucciso se stesso, ma di aver ucciso suo fratello. E ancora più forte è l’affermazione che ribalta la storia: non il traditore, ma il tradito.

La trama resta sorprendentemente vicina ai Vangeli, pur concedendosi alcune licenze narrative: la presenza della morte di san Giuseppe o la fusione tra Maria Maddalena e la donna salvata dalla lapidazione. Piccoli scarti poetici che non tradiscono, ma anzi amplificano la dimensione simbolica del racconto.

Particolarmente suggestive le scenografie scarne, essenziali: grotte, caverne, palazzi di pietra, paesaggi arsi dal vento. Tutto è stato girato in Italia, tra le atmosfere primitive della Calabria, in luoghi capaci di evocare una terra biblica: il borgo di Cleto, l’Abbazia del Patire a Corigliano-Rossano, il Platano millenario di Curinga, il Lago Cecita nel Parco Nazionale della Sila, le grotte rupestri di Caccuri, il Monte Cocuzzo a Mendicino, e ancora il Castello Svevo e il centro storico di Cosenza.

Alla fine della proiezione resta una sensazione rara: quella di aver visto non solo un film, ma un racconto vissuto, condiviso, quasi confessato.

Per questo è stato un grande piacere assistere a questa pellicola e, come redazione del Caffè Quotidiano, avere il privilegio di conoscere da vicino questo giovane interprete.

A Vincenzo auguriamo un cammino lungo e luminoso. Con la gioia di sapere che, ovunque lo porterà la sua carriera, porterà con sé il nome della Sicilia nel mondo

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