Carta del rischio e… rischio di catastrofe urbanistica a Caltanissetta

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Una riflessione dell’architetto Giuseppe Saggio

Alcune riflessioni sul cosiddetto Progetto Pilota. La cosìdetta Carta del Rischio è il volere legittimare le demolizioni sconsiderate che si fanno in città … con la scusa del la messa in sicurezza (più semplice e veloce) ne è esempio il sedicente Progetto Pilota

Già nel 2013, prima che si procedesse di forza ignorantemente e arrogantemente (con la complicità di …) per l’approvazione di questo così detto “progetto pilota” (senza patente)… redatto da … oggi i padri si sono moltiplicati), insieme ad Italia Nostra e altri colleghi e tecnici (alcuni morti), abbiamo tentato di salvare la nostra identità (che non abbiamo), con ricorsi vari a tutti i livelli sia giurisdizionali che amministrativi (Procura, Regione Corte dei Conti ecc). tutti disattesi e …. I termini prorogati, denunciammo ancora una volta le forti, gravi anomalie, gli elementi di illegittimità (se non di illegalità) riscontati nell’iter relativo al Piano di riqualificazione del Centro Storico di Caltanissetta: “Progetto Pilota”, Intervento progettuale relativo agli isolati 27 e 28 del Quartiere Provvidenza.

Progetto questo in contrasto anche con lo stesso Piano Paesaggistico della provincia di Caltanissetta, adottato nel 2009. Oggi con questa riflessione analizzo dettagliatamente l’isolato con le sue peculiarità catastali….. cancellate con arroganza e superficialità a cominciare dalla caratteristica e storica “figureddra”, (vuota) e quindi non si sa la dedicazione originaria, di fine Ottocento, di fattura semplice e popolare, realizzata in stucco con timpano decorato con al centro la classica testina di cherubino alato, aveva la massima visibilità per l’originale collocazione “a cantunera”, sullo spigolo appositamente resecato, che esisteva proprio sullo spigolo tra via Firenze e via Mazzini, scriteriatamente, demolita con l’intero isolato per la realizzazione del cosiddetto “progetto Pilota” (invadendo, con il nuovo cantonale, e restringendo la già non larga v Firenze) che a mio giudizio, oltre ad aver cancellato secoli di storia e identità, anche il ricordo della presenza di importanti attività artigianali.

Non si è fatta un’accurata lettura storica del quartiere e degli isolati, interessati. Non si è proceduto allo studio dei locali dell'”opera dei pupi” e a quello limitrofo del “forno”, prima della mano pesante della benna della ruspa demolitrice che occupava una parte degli antichi magazzini Lanzirotti (divenuti proprietari dell’edificio ex Intendenza e trasformando la parte iniziale in casa palazzata) con apposito botola-caricatore per le granaglie (grano, cereali ecc.) per caricare facilmente dall’alto i carretti sottostanti, forse in origine era un mulino, frantoio o altro, poi utilizzato come laboratorio dello storico torronificio Bruno per poi, negli anni venti del secolo scorso (precisamente nel 1922), essere utilizzato come teatro dell’opera dei pupi fino agli anni ’50, dove nella parte del cortile (coperto) sotto l’arco del terrazzo (che il puparo utilizzava per muovere le marionette), oggi lasciato come “rudere” insignificante” (come gli altri “ruderi”).

IMPOSTO come prescrizione dalla Soprintendenza, e falsificato con la demolizione quasi totale del caricatore (la parte più antica e interessante), non solo lasciato come arco sgangherato, che non significa più nulla ormai avulso dal suo contesto originale, da non considerare come un ARCO DI TRIONFO, ma di sconfitta, disfatta, insuccesso, fallimento …all’ignoranza, arroganza e alla superficialità.

Quando l’ho visto, guardando questo “monumento al nulla… mi sono” inginocchiato” con profondo rispetto, e rialzato con “rabbia”, perché questo luogo sacro di inestimabile valore E’ STATO BARBARAMENTE VIOLENTATO E PROFANATO!!! Infatti è stato realizzato un nuovo solaio di copertura, in sostituzione di quello preesistente a voltine , l’occlusione della nicchia per l’alloggio del lume per l’illuminazione del locale, l’innalzamento di circa m. 1.00 della quota di calpestio (prima sottomessa al livello stradale) che rende “nana” la ricostruzione dell’apertura con sovrastante finestra; inoltre la cancellazione totale della storica “locanda Roma” con storica antistante pertinenza esterna; l’annientamento di tipologie e materiali storici come quella della muratura a colombage, presente nel locale del ex forno, uno degli esempi di struttura antisismica volute dai i Borboni nel 1783, etc. etc. etc.

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