Alla Sapienza di Roma un incontro per celebrare il primo libro dell’Accademia degli Scrausi
Quando Luca Serianni spiegava il passaggio dal latino al volgare, tra i banchi della Sapienza cadeva il silenzio. Gli studenti smettevano di scrivere per guardarlo: parlava alle menti e ai cuori, intravedendo in alcuni di loro i linguisti del futuro.
Spinti da quelle lezioni di Storia della lingua italiana, un gruppo di studenti propose al professore un seminario sulla canzone. All’epoca l’università non era aperta alle iniziative degli allievi, ma quei ragazzi, definiti agguerriti dallo stesso Serianni, volevano applicare gli studi linguistici al loro presente.
Serianni non sapeva nulla di musica pop. Agli studenti rispose con ironia che lui si era fermato a Verdi, ma accettò comunque. Da quel primo nucleo di lavoro nacque l’Accademia degli Scrausi, fondata ufficialmente l’8 settembre 1992 attorno al tavolo di un locale di San Lorenzo. Il nome, un termine romanesco che indica le cose di poco valore, venne scelto per gioco, ma l’impegno divenne subito serio: le chiacchiere da bar si trasformarono in ricerca scientifica e analisi testuale. A guidare questo gruppo di ragazzi non era solo il loro maestro Luca Serianni, scomparso precocemente nel 2022, ma anche i professori Valeria Della Valle e Geppi Patota, con i quali ancora oggi collaborano e sono soliti riunirsi per quelle “serate scrause”, come loro stessi amano definirle.
Il primo risultato di quel percorso fu il volume del 1993 La Lingua cantata – L’Italiano nella canzone dagli anni Trenta ad oggi, curato da Giorgio Borgna e Luca Serianni con la postfazione di Fabrizio De André.
Oggi, però, si festeggiano i trent’anni della prima pubblicazione degli Scrausi: Versi Rock – La lingua nella canzone negli anni ’80 e ’90, uscita nel 1996. Per ricordare la raccolta di saggi, Sapienza Università di Roma il 5 giugno ha ospitato nella sala lettura “Luca Serianni” del Dipartimento di lettere e culture moderne un incontro a cui hanno preso parte l’accademica della Crusca Valeria Della Valle, lo scrittore Sandro Veronesi e Dori Ghezzi. Il libro esplorava la canzone italiana dal punto di vista linguistico, i testi più notevoli di dieci anni, tra gli anni Ottanta e Novanta, in cinque capitoli dedicati ognuno a un genere musicale diverso: la canzone d’autore, gli inizi del Festival di Sanremo, il rock, il blues, il funk e fusion e l’Hip-hop.

(da sinistra) Sandro Veronesi, Valeria Della Valle, Dori Ghezzi e Matteo Motolese
«In quattro anni questo gruppo di studenti ha pubblicato quattro libri diventati di culto per chiunque voglia studiare la canzone e la narrativa di quegli anni. Il miracolo è nato da una combinazione di sintonie. Serianni faceva sentire che la lingua era materia viva; ognuno poteva intervenire senza subire la soggezione che invece la nostra generazione provava all’università. Il professore correggeva gli elaborati con la matita verde – che dà la speranza di fare qualcosa di buono – e sapeva prendere il meglio da ognuno. Quei ragazzi si sono impadroniti di strumenti di analisi che poi hanno trasportato in infiniti altri campi, diventando docenti, scrittori, redattori e giornalisti», ha raccontato Valeria Della Valle nella sua introduzione.
Tra le prime file c’erano quasi tutti gli Scrausi che sorridevano e intervenivano per aggiungere aneddoti a ciò che veniva raccontato, ma anche professori, studenti e artisti come Paola Turci, che da quella generazione hanno imparato a guardare alla musica non solo come linguaggio universale, ma come oggetto di ricerca.
«Con loro mi sono lasciata andare, raccontando cose intime che di solito non confidi a nessuno, specie quando fai un lavoro che ti costringe a difendere la tua vita privata. È nata un’amicizia bellissima nel nome di Fabrizio (De André), che è stato l’inizio di tutto. I ragazzi si sono avvicinati a lui dopo un concerto a Roma per presentargli il progetto del libro, e lui ha accettato subito di firmare la postfazione», ha detto Dori Ghezzi.

Dori Ghezzi
Tra i ricordi che si accavallavano nelle parole degli ex allievi, spicca l’intervento di Sandro Veronesi, che di Versi Rock ha firmato l’introduzione esordendo con: “I ragazzi sono tornati“. Per ben tre volte l’Accademia degli Scrausi lo candida al Premio Strega e nelle ultime due – con Caos calmo nel 2006 e Il colibrì nel 2020 – lo scrittore vince il premio.
Nel corso del suo teatrale intervento, lo scrittore Sandro Veronesi ha sottolineato il valore pionieristico del volume degli Scrausi, capace di anticipare i tempi abbattendo i pregiudizi accademici sulla musica leggera. Il libro, secondo l’autore, ha tracciato una linea diretta tra la filologia e la legittimazione culturale della canzone, fino a sfiorare il Nobel a Bob Dylan:
«Trent’anni fa l’università tendeva a essere tetragonale alla letteratura contemporanea. Se non ci fosse stato questo libro serio e formidabile dell’Accademia degli Scrausi, io non avrei mai potuto tenere una lezione alla Sapienza su Bob Dylan, spiegando perché il suo Nobel fosse meritato. Quello svedese dell’Accademia, Jesper Svenbro – un genio filologo innamorato di Roma – deve aver preso questo volume dicendo ai colleghi: «Avete dubbi sul dare il premio a Dylan? Leggete qua cosa si può dire di lui attraverso la lingua». Il Nobel a Dylan è stato il Nobel a tutta la poesia cantata, da Leonard Cohen a Fabrizio De André. Questo libro ha dimostrato che le canzonette non sono cose da poco: sono poesia popolare e vanno studiate con rigore scientifico e metrico», conclude Sandro Veronesi.

fonte: zetaluiss.it/2026/06/07

