Caltaqua illustra la sua centrale di monitoraggio della sicurezza dell’acqua potabile a San Giuliano

Chiara Milazzo
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Un’area di 8.133 mq, 727 m sopra il livello del mare, il punto più alto della città di Caltanissetta. La visita al serbatoio di San Giuliano di Caltaqua è un’esperienza interessante soprattutto perché parlare di distribuzione idrica nel nostro territorio, dove l’acqua non è una risorsa scontata, significa affrontare un tema cruciale.

Il sito, recentemente ristrutturato e circondato da un giardino che profuma di lavanda e da un museo all’aperto di archeologia industriale idraulica, è il motore principale della distribuzione idrica in città. La visita al serbatoio ad alta tecnologia, che caratterizza la parte centrale del sito, è un’esperienza sensoriale. A colpire lo scroscio dell’acqua che arriva dagli acquedotti Ancipa, Fanaco e Madonie Est, accompagnato dalla fresca temperatura, piacevole soprattutto in questo periodo estivo.

La camera di manovra è un edificio a pianta quadrata di dimensioni m 10,90 m x 10,90 con altezza fuori terra di 9 m e una parte interrata di 7,90 m. Dodici vasche con un’altezza di 7 metri e copertura a volte. Ogni serbatoio ha un volume di 3.500 metri cubi per un totale di 7.000, realizzate con materiale idoneo e pulite anche con l’utilizzo di specifici robot. Il serbatoio San Giuliano rifornisce gli altri serbatoi cittadini: Sant’Anna, Piedigrotta e Sant’Elia, oltre alle reti idriche di Sanatorio e Paladini.

I serbatoi sono bypassabili e possono essere messi fuori esercizio grazie a valvole di intercettazione manuali ed interconnessioni tra gli acquedotti in ingresso e le prese del serbatoio. Presenti anche punti di campionamento per effettuare le analisi e sensori radar di livello. Un quadro elettrico, che sarà potenziato nei prossimi mesi, permette di convertire le informazioni in dati fruibili, nei prossimi mesi subirà un potenziamento. Nella struttura esterna risaltano i due tondi in marmo contenenti lo stemma del Regno d’Italia e il fascio littorio di chiara epoca fascista.

Particolarmente interessante la visita alla sala di controllo, un luogo ad alta tecnologia e digitalizzazione, che permette un monitoraggio continuo a distanza grazie alle 271 antenne installate in tutto il territorio, che captano i contatori di tutta la provincia. Il laboratorio di analisi sulle acque potabili, che si occupa della quotidiana azione di monitoraggio della qualità delle acque immesse nelle reti di distribuzione seguendo precise norme, effettua sia analisi chimico fisiche, sia microbiologiche, affidandosi, se necessario anche a laboratori esterni. I dati aggiornati sono pubblicati sul sito di Caltaqua e messi a disposizione dei cittadini.

“Ogni numero che esce ha dietro preparazione, lavoro e competenze. L’acqua parla, non mente – ha affermato la responsabile del laboratorio Ilaria Milazzo, che ci ha accompagnato in questo viaggio dentro il cuore del servizio idrico assieme a Lea Romano, responsabile Comunicazione e Marketing, Aldo Carletta, responsabile Sistemi di Telecontrollo e.GIS, i tecnici Salvatore Capitano e Rosario Sortino e il tecnico del laboratorio Calogero Santoro.

In questo ultimo anno scolastico sono state numerose le scolaresche che hanno avuto la possibilità di scoprire il serbatoio principale della città.

La visita ha evidenziato come dietro un gesto quotidiano, come aprire il rubinetto, ci sia dietro il lavoro costante di tecnici, operatori e specialisti che garantiscono la qualità e la sicurezza dell’acqua potabile, un’attività, tra l’altro, in continuo aggiornamento e fondamentale per tutelare una risorsa essenziale.

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