Caltanissetta, la chiesa di S. Croce riemerge alla luce dopo i lavori di consolidamento e restauro

redazione
redazione 99 Views
4 Min Leggere

Una delle chiese più antiche e prestigiose della città barocca, Santa Croce alla “Badia”, riferimento secolare della devozione in centro storico, retta dal parroco don Pietro Riggi, è tornata alla luce dopo i lavori di conasolidamento e restauro con una facciata rinnovata cromaticamente e non solo, come spiega la Soprintendente ai Beni Culturali arch. Daniela Vullo:

Non è stato soltanto un intervento di rifacimento della coloritura della facciata, ma è stato fondamentalmente un intervento di consolidamento, perchè l’assetto statico della facciata era veramente compromesso: la vela completamente inclinata, tutta una serie di conci in pietra distaccati e disgregati; e poi sono state recuperate tutte le decorazioni lapidee della facciata che sono bellissime. Sopratutto sopra il portale è venuto fuori questo altorilievo con i putti che è veramente spettacolare. L’intervento fondamentalmente era di consolidamento e messa in sicurezza della facciata, che era la misura del PNRR alla quale abbiamo avuto accesso per il finanziamento, con un intervento di 600.000 euro. La Soprintendenza ha chiesto e ottenuto il finanziamento e siamo stati stazione appaltante, ma gli affidamenti li ha fatti direttamente il Ministero, come per tutti gli altri progetti FEC (Fondo Edifici di Culto).

Progettista e direttore dei lavori l’architetto Andrea Donadello di Padova, RUP dei lavori l’architetto Luigi Sciandra della Soprintendenza nissena.

Allo svelamento della facciata è emersa subito la colorazione chiara delle partiture, precedentemente in rosso pompeiano, frutto di un approfondito studio scientifico non solo documentale, ma di analisi dei frammenti ancora presenti degli antichi intonaci originali: “Abbiamo analizzato le parti in rosso, – dichiara la Soprintendente – anche le più antiche, ma i pigmenti sono risultati sintetici, e quindi di epoca tutto sommato contemporanea, mentre i frammenti degli strati più antichi superstiti erano di colore chiaro, e così abbiamo proceduto”.

La chiesa di Santa Croce, fondata nel XVI secolo, precedentemente dedicata alla Madonna della Neve e al Santissimo Salvatore, cambiò la sua denominazione nel 1590 in seguito al dono di una preziosa reliquia della Croce di Cristo dono della contessa Luisa Moncada, signora di Caltanissetta.

Alla chiesa era annesso un monastero femminile benedettino, che ospitava le giovani aristocratiche delle famiglie nobili della Sicilia centrale, che continuarono a rimanere anche dopo la soppressione degli ordini religiosi da parte del nuovo regno d’Italia nel 1866. Le ultime religiose lasciarono il monastero nel 1908.

Nel 1912 l’ala nord del monastero fu adibita a scuola elementare femminile, successivamente ospitò l’Istituto Magistrale IX maggio, in cui studiò Leonardo Sciascia e insegnò Vitaliano Brancati. Fino agli anni ’60 ha poi ospitato l’Istituto Professionale Maschile e alcune classi della scuola media “Rosso di San Secondo”. Oggi accoglie in una struttura di solidarietà i senza tetto e gli indigenti senza fissa dimora.

Al monastero e alle benedettine che vi abitavano sono legati, insieme ad una moltitudine di dolci, due pasticcini tipici di Caltanissetta, le Crocette e le Spine sante, dolci in origine preparati annualmente dalle monache in occasione della festa della esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre, recentemente riscoperte e rilanciate dal maestro pasticcere Lillo De Fraia che ne ha ricostruito la misteriosa ricetta.

Condividi Questo Articolo