Girolamo Gravina, un ponte fra Caltanissetta e la Cina, una storia nissena risorsa di futuro possibile

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Girolamo Gravina da Caltanissetta nella Cina del ‘600, missionario del Vangelo e della cultura del dialogo tra mondi diversi e lontani: una targa di marmo lo ricorderà su una parete della Biblioteca Comunale “Scarabelli”, in quel Collegio gesuitico voluto dai Moncada nella loro capitale nel cuore della Sicilia, dove lui probabilmente iniziò il suo percorso di studi e maturò la sua vocazione.

Ieri la presentazione del progetto, promosso con tenacia instancabile da Armando Turturici, Consigliere comunale ma sopratutto docente di lingua e cultura cinese in un liceo di Catania, che ha coinvolto la Commissione consiliare cultura, presieduta da Alessandra Longo, che ha sostenuto all’unanimità l’iniziativa.

A sottolinearne l’attualità e la rilevanza internazionale l’intervento del Sottosegretario agli Esteri, Massimo Dell’Utri, che ha riferito dei suoi contatti con la dott. Tiziana D’Angelo Console italiana a Shangai, territorio in cui è stata recentemente ritrovata la tomba di padre Girolamo Gravina, per costruire un ponte tra Italia e Cina sulla valorizzazione della sua attività culturale che si è concretizzata in diverse pubblicazioni in lingua cinese classica, persino più numerose di quelle di Matteo Ricci, il gesuita più celebre tra i missionari italiani in Cina.

Anche l’Amministrazione comunale, come ha sostenuto la Vice sindaco Giovanna Candura introducendo i lavori, è motivata a proseguire nel progetto di valorizzazione, condiviso unanimemente anche dal Consiglio comunale, che consentirà di costruire un tassello importante dell’identità cittadina e della percezione del valore della nostra storia come risorsa essenziale per lo sviluppo.

L’arch. Daniela Vullo, Soprintendente ai Beni Culturali, ha inquadrato la figura di Gravina nella Caltanissetta dei Moncada, quando la città era il centro di una corte principesca in cui la cultura rinascimentale si era dispiegata con magnificenza. Moncada erano stati i suoi padrini di battesimo, a testimonianza dell’importanza della sua famiglia nel contesto sociale dell’epoca. E Gravina aveva scelto di diventare gesuita da primogenito di quella famiglia importante, non per un percorso obbligato da cadetto, ma per autentica vocazione, che infatti lo aveva portato, una volta diventato sacerdote, a scegliere la strada difficile e rischiosa della missione.

Sugli aspetti spirituali e religiosi legati al figura del Gravina si è soffermato mons. Gaetano Canalella, parroco della cattedrale, la chiesa in cui Girolamo Gravina fu battezzato nel 1602. “Nel XVII secolo la Compagnia di Gesù promosse un importante flusso missionario verso la Cina, sulla scia dei viaggi di San Francesco Saverio (che è compatrono della nostra diocesi) con figure di missionari di elevato spessore spirituale, che realizzavano in quelle terre la “implantatio ecclesiae”, che ancora oggi resiste in Cina, nonostante le divisioni indotte dal regime politico. Molti di quei missionari furono martiri. Padre Gravina però non si dedicò esclusivamente alla predicazione del Vangelo, ma fu anche un operatore culturale, facendo da ponte tra la civiltà europea e quella orientale e cinese. I missionari si fecero apprezzare alla corte dell’imperatore cinese come filosofi, letterati, scienziati, insegnando lo scibile europeo di cui erano portatori. Tradussero la Bibbia in cinese, ma anche i poeti cinesi nelle lingue europee e fecero conoscere in Europa un volto inedito, sapienziale della Cina. Furono i primi sinologi della storia occidentale. Ricordare oggi padre Girolamo Gravina vuol dire per noi farci carico di una fatica culturale ben precisa. Verificare fino a che punto l’annuncio del Vangelo ha influito sulla cultura cinese nei secoli passati, se si possono rintracciare negli scritti di autori cinesi echi delle Scritture bibliche, misurando l’ospitalità che la cultura cinese ha offerto al messaggio biblico, seppure in forme implicite e da decriptare”.

Il prof. Armando Turturici, che in apertura ha letto un messaggio del direttore dell‘Istituto Confucio di UniKore di Enna, che sarà partner del progetto insieme al Consorzio Universitario di Caltanissetta, ha sottolineato come oggi ci sia il rischio di dimenticare la nostra storia e ha delineato la vicenda storica di padre Girolamo Gravina, il cui ritratto in abiti cinesi, che si trova oggi a Palazzo Abatellis a Palermo, testimonia uno straordinario inserimento nella società cinese, che riservava la ritrattistica agli imperatori e ai personaggi più illustri. Un viaggio di un anno per mare, da Lisbona a Macao portò Gravina in estremo Oriente, dove affrontò con tenacia e resilienza le difficoltà della sua missione, ricostruendo le chiese bruciate, traducendo e scrivendo in cinese i testi necessari alla inculturazione, come il “Trattato sulla retta dottrina“, usando le metafore e le immagini simboliche necessarie a parlare all’immaginario collettivo cinese del ‘600.

La sua tomba, ritrovata sul monte Yu, è stata oggetto di studi recenti di storici italiani che qualche anno fa sono venuti a Caltanissetta a riallacciare i fili della conoscenza del contesto in cui la formazione di padre Gravina è maturata.

Sul progetto di valorizzazione della figura di Padre Gravina, già avviato alla fine del 2024 nelle Commissioni consiliari I, V e IV, il prof. Turturici ha delineato un percorso che potrebbe produrre un gemellaggio con le città cinesi interessate, in cui esistono anche comunità italiane, avviando una filiera di turismo culturale, religioso, esperienziale, di commercializzazione dei prodotti tipici. Un esempio interessante, ha concluso Turturici, potrebbe essere l’aran-Cina, ancora sconosciuta ai cinesi, fatta con il riso che è il loro alimento base più diffuso.

Girolamo Gravina da oggi non è più soltanto il nome di una strada del centro storico, di cui i nisseni non conoscono il valore, ma un segno della storia nissena di respiro internazionale, testimonianza e risorsa su cui ancora oggi si può costruire un percorso di sviluppo.

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