Sono ancora vivo!

Tonino Cala
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“Non mi scrive più nessuno, soprattutto se si dovesse trattare di un soggetto famoso che mi scrive per dirmi semplicemente: come stai? Nessuno più mi fotografa e nessuno più mi cerca! Cosa posso farci?

Come potrò vivere senza che gli altri mi cerchino? Solo, nella mia solitudine desiderata. Anche i giornali non parlano più di me! Come farò a resistere senza la pubblicità regresso della mia immagine, del mio titolo, del mio buon nome. Ho faticato tanto per farmi una posizione sociale!”.

Erano trascorsi circa 20 anni e forse più, quando non c’erano i social. Vivevano lo stesso. Adesso, erano tutti finti sorrisi, tutti inganni dell’allegria e della gioia immaginaria. Gli altri li vedevano sui social e si penava tutti insieme: “ci guardano e ci stimano”. Non poteva essere diversamente, erano molto visibili!

Un gioco delle parti in società, con il veleno che scorre nei bicchieri della cordialità. E la gentilezza? Un progetto a scuola, un corso di formazione per imparare ad essere gentili, anche senza esserlo. Che illusoria compagnia!

Non credeva più ai social, un imbroglio perenne, una presa in giro! “Io scrivo sui social per dirvi che sono un inganno e non valgono nulla. Un semplice spazio vuoto dove le parole sono prive di umanità, un soffio stanco del comunicare, un ripetersi di banalità mediatiche e per potere affermare illusoriamente: siamo vivi!”. E invece, spesso, erano morti.

Adesso che sono out e non ci sono più, adesso che non mi cerca nessuno, adesso che non so più nulla, mi sento vivo! Prima ero morto.

Credevo ai social, credevo agli applausi sui social, credevo all’immagine mia sui social, credevo ai tanti amici virtuali, credevo alle belle parole che mi scrivevano.
Adesso che non lavoro più, adesso che non vado più in giro e non sono più famoso, sono veramente vivo! Vado altrove, dove non mi porta il cuore. Lo spazio originale e creativo non lo trovi nei luoghi comuni. Altrove.

Prima ero la mia immagine, ero la rappresentazione ingannevole di me stesso! Per tanto tempo ho recitato una parte per ricevere affetto e comprensione. Adesso me ne sto solo nel mio studio a leggere e scrivere e percepisco la mia vita, mi sento risvegliato! Le luci della ribalta si sono spente.

Prima, tutti mi vedevano e tutti mi acclamavano: il poeta, il poeta, il poeta! Adesso non più. Neanche l’intelligenza artificiale mi riconosce, neanche a scuola mi riconoscono.

Il ministro della pubblica istruzione Giuseppe Valditara mi ha fatto cercare per farmi sapere che sono ancora vivo e non sono morto. Poi mi ha scritto una lettera: “Caro professore, anche se lei è stato ed è un pericoloso “comunista” mangia bambini, le porgo i miei più sinceri auguri e i miei distinti saluti per il suo futuro pensionamento. E non dica, per carità di Dio, che non è più un professore e che non vuole essere chiamato professore. Il titolo le rimane a vita. Anzi, la faccio felice, il titolo prof. rimane anche dopo la morte! Da Sua Eccellenza il Ministro della Pubblica Istruzione a sua eccellenza il professore”.

Con nota ufficiale firmata dal ministro, la missiva è rimasta segreta per non generare uno scandalo pubblico. La massa è curiosa ma non riflette!

Nella vita ci sono i momenti più e i momenti meno, periodi esaltanti di imprese e opere fatte, e periodi nei quali tutto tace e nessuno si fa più vedere. Prima ero molto. Adesso sono “out”, fuori dal gioco, fuori dalle cariche, fuori da tutto.

È qui la verità dell’uomo: nudo con la propria sincera solitudine che non chiede nulla al prossimo anche se si è disponibili a fare la propria parte nella società, umano tra gli umani. Semplicemente umano, senza titoli e senza alcuna notorietà. All’improvviso, si matura e non si capisce.

da “Racconti apolidi” di Tonino Calà

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