dal Corpo Bandistico “G. Verdi” riceviamo e pubblichiamo:
Lettera a Michele: il nostro ultimo saluto!
Caro Michele,
Ci sono lettere che non avremmo mai voluto, né dovuto, scrivere. Parole che pesano come macigno e che creano un nodo in gola, soffocate da un silenzio innaturale e feroce.
In questi giorni di lutto, Caltanissetta si sveglia più vuota, più fredda, irrimediabilmente orfana del tuo sorriso.
Ti scriviamo con le mani che tremano e gli occhi velati dalle lacrime, perché dirti addio è un dolore che spezza il respiro, uno strappo che sanguina e che nessuno potrà mai più rimarginare.
Tu non hai semplicemente incontrato il mondo della musica, tu ci sei nato e cresciuto dentro.
Tra le bande hai respirando l’odore degli spartiti consumati e dell’ottone lucido fin da ragazzino, imparando che suonare non è solo un arte, ma sacrificio, sudore, fratellanza in mezzo alla strada.
Quante volte, durante le prove più estenuanti in sala o in processione, quando la stanchezza si faceva sentire, il fiato cominciava a mancare e sul volto di tutti calava l’ombra della tensione, bastava un tuo gesto. Ti bastava suonare un colpo di rullante piazzato fuori tempo apposta per far ridere il Maestro, una smorfia complice o una battuta fulminea per far crollare ogni rigidità in una risata generale liberatoria. In un secondo, l’aria ritornava respirabile. Capivi al volo quando un compagno era giù di morale o in difficoltà e non servivano grandi discorsi, ti avvicinavi, facevi quella battuta e riuscivi sempre a strappare un sorriso anche nelle giornate storte.
La tua fame di musica e la tua immensa umiltà non si fermavano mai. Negli ultimi tempi aveva scelto di metterti ancora una volta in gioco, intraprendendo con dedizione e passione lo studio del basso tuba, cercando nuove sonorità, sfumature più profonde con cui esprimere quell’universo di sensazioni che custodivi dentro. Arrivavi orgoglioso a far sentire i primi passaggi suonati, scherzando sulla pulizia dei suoni, ma con gli occhi che ti brillavano di una gioia pura, quasi infantile.
È straziante pensare che questi strumenti resteranno in silenzio, fermi in un angolo della stanza, in attesa di dita che non torneranno più ad accarezzarli.
All’interno del Corpo Bandistico “G. Verdi” non eri soltanto un compagno di leggio, eri una colonna portante. Eri un ottimo e valido percussionista, il cuore pulsante di ogni nostra esecuzione. Con le tue bacchette, con i tuoi piatti, non dettavi solo il tempo: tu infondevi sicurezza, grinta, coraggio. Quando c’eri tu a scandire il ritmo, sapevamo tutti di essere al sicuro.
Ma se il vuoto che lasci tra noi, nella nostra sala prove e durante i servizi, è una voragine incolmabile, c’è un vuoto ancora più disperato e buio che si è aperto nel cuore della tua famiglia nel cuore di tua moglie, dei tuoi figli, di tua sorella, dei tuoi zii e cugini.
Il nostro pensiero va alla tua amata moglie Morena, compagna indivisibile di vita e di musica. Insieme eravate semplicemente una cosa sola: inseparabili in banda come nella vita. Condividere lo stesso ritmo, la stessa identica passione, camminare fianco a fianco in ogni servizio per le vie della città, ad ogni prova, in ogni momento quotidiano, rendeva il vostro legame qualcosa di raro, puro e indissolubile.
Sappi che non sarai mai sola: la nostra grande famiglia stringe le sue braccia attorno a te, custodendo il vostro legame come il dono più bello.
Il nostro pensiero, rotto dai singhiozzi, va anche a tuo padre e a tua madre. A loro, costretti a sopravvivere al dolore più atroce, ingiusto e contro natura che un essere umano possa mai essere chiamato a sopportare: seppellire un figlio. Nessun genitore dovrebbe mai prepararsi a un simile, devastante addio. Eri la loro luce, il loro orgoglio, una vita spezzata troppo presto, strappata via da un destino crudele e incomprensibile che non ci dà pace.
E poi ci sono i tuoi figli. Le tue creature, la parte più bella, pura e fragile di te che resta qui, in questo mondo che oggi ci appare solo infinitamente ingiusto. A loro va la nostra promessa, solenne e gridata tra le lacrime di un’intera città: non li lasceremo soli. Racconteremo loro, giorno dopo giorno, che uomo straordinario era il loro papà. Diremo loro di come riempivi la stanza con la tua sola presenza, della tua passione sterminata, del tuo amore immenso. Il tuo battito non si è fermato, Michele, perché continuerà a risuonare, forte e ostinato, nei loro cuori e in ogni traguardo della loro vita.
Oggi il sipario cala nel modo più crudele. Gli strumenti vengono riposti nelle custodie e resta solo l’eco sordo di un pianto collettivo. Ci lasci soli, Michele. Ci lasci con un nodo alla gola che ci toglie l’aria e mille domande che non avranno mai risposta.
Ma Michele è stato immensamente altro oltre la musica e oltre la banda. Ridurre la sua figura soltanto alle sue doti artistiche sarebbe ingiusto per l’uomo straordinario che era nella quotidianità. Era una presenza solida, generosa, un amico sincero su cui poter contare a occhi chiusi, dentro e fuori dalla sala prove. La sua umanità andava oltre le note: era fatto di gesti semplici e concreti, di una disponibilità rara che offriva a chiunque avesse bisogno di un aiuto, di un consiglio o anche solo di un momento di ascolto. Nella vita di tutti i giorni portava la stessa lealtà e lo stesso cuore che metteva nel suonare, dimostrando che la vera bellezza di Michele non stava soltanto nella sua arte, ma nella sua capacità di volere bene e di esserci, sempre.
Oggi il Corpo Bandistico “G. Verdi”, la città di Caltanissetta e tutti coloro che lo hanno amato e stimato si fermano nel dolore e si stringono attorno ai suoi cari con il cuore a pezzi e una ferita che non si chiuderà mai.
Fai buon viaggio, amico nostro. Porta la tua immensa arte lassù, continua a suonare e tieni il tempo per gli angeli. Ricongiungiti con il nostro Caro ed Amato Presidente Inglese Cataldo e il tuo ed il nostro Amato Sig. Paolino Stella e soprattutto al nostro caro Maestro Michele Ippolito.
Noi, quaggiù, cercheremo di trovare la forza di suonare anche per te, ma senza di te, lo sappiamo già, la musica non sarà mai più la stessa.
Addio, Michele. Ci mancherai tanto.


