Andrea Di Caro, il re delle cronoscalate: «Tre titoli italiani di fila, ma voglio ancora crescere» Intervista esclusiva

Alessandro Silverio
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A soli 23 anni Andrea Di Caro ha già scritto una pagina importante nella storia recente dell’automobilismo nisseno. Il pilota di Caltanissetta ha conquistato per la terza volta consecutiva il titolo italiano nelle cronoscalate, al termine di una stagione praticamente perfetta: sette tappe, altrettanti successi e una lunga serie di record. Un percorso confermato anche dal titolo conquistato al Trofeo Luigi Fagioli di Gubbio, dove Di Caro ha chiuso matematicamente il campionato. (Aci Sport Delegazione Sicilia)

Al volante della Nova Proto NP03 con motore Aprilia, gommata Pirelli e seguita dal team di Simone Faggioli, Di Caro continua a sorprendere per velocità, freddezza e notevoli capacità di migliorarsi gara dopo gara.

Andrea, tre titoli italiani consecutivi. Che effetto fa?

«È una soddisfazione enorme. Vincere un campionato è sempre difficile, riuscire a confermarsi per tre anni consecutivi lo è ancora di più. Quest’anno, poi, è arrivato un risultato straordinario: abbiamo vinto tutte le gare della stagione e siamo riusciti a battere diversi record. È la conferma del grande lavoro fatto insieme al team».

Una stagione perfetta, dunque. Ti aspettavi di arrivare a questo punto?

«Sapevo di avere una macchina molto competitiva e una squadra fantastica alle spalle, ma in gara non puoi mai dare nulla per scontato. Ogni cronoscalata è diversa, ogni percorso presenta difficoltà differenti e basta un piccolo errore per compromettere tutto. Essere riusciti a vincere tutte le gare significa che siamo stati competitivi e soprattutto costanti».

Quanto conta la Nova Proto NP03 Aprilia nel tuo percorso di crescita?

«Conta tantissimo. È una macchina che conosco bene e con cui ho costruito un feeling importante. Il motore Aprilia, il lavoro sulla vettura e le gomme Pirelli ci permettono di avere un pacchetto molto competitivo. Ma una macchina da sola non vince: dietro ci sono persone che lavorano continuamente per migliorare ogni dettaglio».

E poi c’è Simone Faggioli. Quanto è importante per te?

«Simone è stato ed è un maestro. Avere la possibilità di confrontarmi con un pilota del suo livello è qualcosa di straordinario. Da lui ho imparato tantissimo, non soltanto dal punto di vista della guida, ma anche per quanto riguarda la preparazione della gara, il lavoro sulla macchina e l’approccio mentale. Cerco di ascoltare e imparare ogni volta che posso».

Hai iniziato a correre giovanissimo e oggi hai già sette anni di esperienza. Cosa è cambiato rispetto ai primi tempi?

«È cambiato praticamente tutto. Quando inizi hai tanta passione e tanta voglia di andare forte, ma con gli anni impari che per essere competitivi servono metodo, preparazione e capacità di analizzare gli errori. Oggi affronto le gare con una consapevolezza diversa. So che devo continuare a imparare».

Parallelamente alla carriera sportiva lavori a Maranello, in Ferrari. Quanto è importante questa esperienza?

«Per me è motivo di grande orgoglio. Lavorare a Maranello e respirare ogni giorno quell’ambiente è un’esperienza che mi sta facendo crescere molto. Il mondo del motorsport è anche il mio mondo professionale: mi occupo di motori, in ambito commerciale, e questo mi permette di vivere la mia passione anche fuori dalle gare».

Quanto si influenzano a vicenda il tuo lavoro e la tua attività di pilota?

«Sicuramente c’è un arricchimento reciproco. Il lavoro mi permette di conoscere meglio il mondo dei motori e di confrontarmi con persone e realtà di altissimo livello. Le gare, invece, mi insegnano tanto sotto il profilo della gestione della pressione, della concentrazione e del lavoro di squadra. Sono due esperienze diverse, ma entrambe contribuiscono alla mia crescita».

A 23 anni, dopo tre titoli italiani, quali sono i tuoi obiettivi?

«Prima di tutto continuare a competere e crescere. Non voglio fermarmi al risultato raggiunto. Ogni stagione deve essere un punto di partenza per migliorare. Voglio confrontarmi con avversari sempre più forti e cercare di alzare ulteriormente il mio livello».

E un giorno ti piacerebbe trasformare la passione per le cronoscalate in un percorso professionale ancora più importante?

«Sicuramente sarebbe un sogno. Per ora penso a fare bene quello che sto facendo, sia nel lavoro sia nelle corse. Poi, un giorno, chissà. Nel motorsport bisogna essere pronti a cogliere le opportunità quando arrivano».

Dopo tre titoli consecutivi, cosa ti dà ancora la motivazione per affrontare una nuova salita e cercare quei pochi centesimi che fanno la differenza?

«La voglia di migliorarmi. Il bello delle cronoscalate è proprio questo: hai pochi chilometri per cercare la prestazione perfetta e sai che puoi sempre trovare qualcosa da migliorare. Anche dopo una vittoria, quando riguardi i dati e il video, trovi sempre un dettaglio sul quale lavorare. È questo che mi spinge a continuare».

Un pensiero finale per chi ti ha accompagnato in questo percorso?

«Devo ringraziare la mia famiglia, il team, tutti i tecnici e le persone che lavorano dietro questo progetto. Un titolo non è mai del singolo pilota. Questi tre campionati sono il risultato di un lavoro di squadra. E spero che questo sia soltanto un altro passo di un percorso ancora lungo».

Alessandro Silverio

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