San Francesco 800, a San Cataldo il prof. Bontà racconta il Santo nella chiesa a lui dedicata

Chiara Milazzo
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Si è tenuto ieri sera nella chiesa dedicata a San Francesco, ex Cappuccini di San Cataldo, l’incontro, patrocinato dal Comune, con lo storico Luigi Bontà, che in occasione degli 800 anni dalla morte del “poverello di Assisi” ha esaminato la storia della chiesa sancataldese profondamente legata all’ordine religioso fondato nel XIII secolo.

Ad aprire l’incontro è stato padre Giovanni Galante, parroco della chiesa da 5 anni, che nel ricordare la figura di San Francesco e la chiesa sancataldese, definendola “un gioiello di fede e di arte”, ha elogiato la scelta di ristabilire come festa nazionale il 4 ottobre per celebrare il santo patrono d’Italia.

La prima parte è stata dedicata alla vita di San Francesco. Attraverso alcune letture interpretate da Sharin Giordano e Donatella Vella e accompagnate dalla chitarra di Mario Ferrara, il professore Bontà ha contestualizzato storicamente il famoso santo “rivoluzionario e fuori dagli schemi”, fonte di ispirazione per scrittori e artisti, protagonista di film ma anche rivendicato come precursore da molte correnti contemporanee non religiose come gli ambientalisti, e ha esaminato il processo che ha portato alla nascita dell’Ordine dei francescani. Nel XII secolo, una Chiesa sempre più legata al potere temporale, alle ricchezze e alla corruzione favorisce la nascita di fermenti evangelici e movimenti come valdesi e catari, condannati perché in contrasto con la Chiesa. In questo clima anche Francesco d’Assisi avverte il bisogno di un ritorno al Vangelo. A differenza dei movimenti ereticali, però, sceglie di rimanere dentro la Chiesa. Da giovane ricco, intraprende un percorso di conversione che lo conduce alla povertà, intesa non solo come rinuncia ai beni, ma come svuotamento per fare spazio a Dio.

Le soavi parole del brano estratto dalla nota preghiera in volgare, che hanno reso il Cantico delle Creature origine della letteratura italiana, hanno incantato la platea.

Per Francesco l’uomo fa parte di questo universo e deve contemplarlo. Racconta la gioia della vita, delle creature e del creato.

È stato poi letto un brano dall’agiografia di San Bonaventura da Bagnoregio, considerato tra i più importanti biografi di San Francesco, sull’incontro con il lebbroso.

La seconda parte è stata dedicata alle vicende che hanno portato alla fondazione della chiesa di San Francesco e del convento dei frati Cappuccini a San Cataldo, nel 1724 per volontà del principe Giuseppe Galletti di portare in città i frati minori Cappuccini, ramo del Primo Ordine francescano, per prestigio ma anche per l’incremento demografico. Nello stesso periodo inizia la costruzione della chiesa, alle porte della città sulla Regia trazzera in direzione Agrigento con competenza territoriale e presenza di acqua, inizialmente dedicata a San Giuseppe, in onore del principe, poi consacrata nel 1738 dal vescovo Pietro Galletti, fratello del fondatore. Centro della carità (fondamentale il contributo durante le ondate di colera), 37esimo convento della provincia di Palermo per oltre un secolo, quando i Cappuccini lasciarono il convento (che poteva ospitare circa 15 frati) fu trasformato in struttura per gli anziani.

Non solo predicatori caritatevoli, ma anche studiosi. Luigi Bontà, che ha arricchito la storia di leggende e aneddoti, ha ricordato, tra l’altro, la presenza della biblioteca, di cui conosciamo in parte il contenuto perché andato perso. Solo alcune raccolte si trovano alle biblioteche di San Cataldo e del seminario vescovile di Caltanissetta.

Dagli educativi Fioretti di San Francesco è stato letto Il lupo di Gubbio, famoso brano che parla di avidità, avarizia, arroganza, ma anche del contrasto tra comunità e lupo superabile con cordialità, riconciliazione e dialogo.

“Per un cantico nuovo” del contemporaneo padre David Maria Turoldo ha preceduto la descrizione architettonica e artistica della chiesa sancataldese, tappa delle Vie dei Tesori 2023, di cui non è mai stato fatto uno studio, né esiste un archivio.

I frati lodavano anche attraverso l’arte”, ha affermato Bontà, prima di descrivere la custodia lignea nell’altare maggiore, pregevole esempio di ebanisteria cappuccina, che conserva 156 reliquie. Al centro si trova l’Immacolata, alta circa un metro, richiamo all’Immacolata della Chiesa Madre. Sulla parte superiore il cartiglio “Ite ad Joseph”, dedica a San Giuseppe, citazione biblica Genesi 41.

Nella parte inferiore della custodia si trovano il ciborio e il tabernacolo, decorati con scene sacre in madreperla: il Crocifisso, San Francesco, l’Assunta, Gesù Buon Pastore, Dio Padre e la Cena di Emmaus in madreperla. Attorno sono disposte 19 statuine, rifatte dorate dopo essere state rubate. Originariamente vi era anche la Madonna Dormiente, un tempo portata in processione il 15 agosto. Su questo punto si è concentrato l’intervento di un cittadino che ha ricordato che la statua, trasferita e ancora oggi custodita nella Chiesa Madre, conteneva una teca, oggi perduta, con la reliquia di un capello della Madonna. “Il Capello della Madonna – si legge nel libro di Salvatore Arcarese su San Cataldo – è conservato in un elegante reliquario di argento dorato, a forma di fiore (una margherita), che Maria SS. (statua supina), porta al collo attaccato a una catenina”. Altre testimonianze ne ricordano ancora la presenza negli anni ‘80-‘90.

La grande tela al lato dell’altare era un velario mobile del 1831 di Michele Butera, uno dei pochi autori documentati, e proteggeva le reliquie.

La chiesa, a un’unica navata, presenta quattro semplici altari laterali che raccontano il culto francescano e, in particolare, quello cappuccino. Quattro tele, attribuite a Michele Butera, e la Via Crucis di Rosario Prizzi. Il motto francescano “Pax et Bonum” si trova sulla facciata della chiesa. Infine, le cripte, che rappresentavano fonte di sostentamento per i frati attraverso i servizi funebri, fino a quando, dopo l’Unità d’Italia, le norme igienico-sanitarie portarono alla chiusura e venne utilizzato il già esistente cimitero.

L’apprezzato viaggio nella storia e nella spiritualità di San Cataldo in occasione dell’ottavo centenario francescano si è concluso con i ringraziamenti da parte di Luigi Bontà a tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione e al Comune di San Cataldo, rappresentato dall’assessore alla Cultura, Marianna Guttilla, presente all’incontro.

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