“Accoglienza e solidarietà per una Città che non chiuda il cuore ma sappia cogliere il positivo che c’è”

redazione
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Nell’omelia di S. Michele il Vescovo Mario ha indicato alla città un percorso di rinascita possibile, che passa attraverso la coscienza di ciascuno ed un cambiamento profondo del nostro modo di vivere la società e di affrontare le difficoltà di questa lunga fase di declino nel segno dell’accoglienza e della solidarietà.

S. Michele ci insegna a saper rinascere con la capacità di accoglienza. – ha sottolineato il Vescovo – Noi siamo sempre in relazione con gli altri, la città è viva se è una città dalle relazioni autentiche, capace dunque di ospitalità, di accoglienza, se è una città che non chiude il cuore, ma se è abitata da cittadini che non chiudono il loro cuore, ma sono sempre con le braccia aperte, col cuore grande, pronti ad ospitare, ad accogliere, perché è nell’ospitalità e nell’accoglienza che si celebra la dignità, il rispetto dell’altro, ma anche la dinamica della relazione che fa di tanti individui una comunità.

Caltanissetta deve uscire dal suo solipsismo, i nisseni devono schiudere la conchiglia della loro solitarietà e del loro individualismo e aprirsi ad accogliere, aprirsi a celebrare giorno dopo giorno una solidarietà e una tessitura di popoli  per creare l’ identità della città.

S. Michele ci insegna l’arte della gratitudine, l’arte della lode. Dobbiamo uscire fuori dalla sterile lamentazione, uscire fuori da sempre continue pretese assurde, dimenticando anche di ringraziare. Non possiamo solo cogliere le cose che non funzionano, solo le negatività, o le cose che non riescono. Guardiamoci nel cuore: c’è tanta cattiveria! Come gli angeli dobbiamo saper lodare lo sforzo degli altri, l’impegno degli altri, e dobbiamo saper ringraziare, non vivere come se tutto ci fosse dovuto.

Nessuno di noi può mettersi sulla cattedra giudicando gli altri, ma dobbiamo saper imparare insieme e dobbiamo saper cogliere il positivo che c’è; dobbiamo, anzi, mettere in risalto, poco o molto che sia, il bello che c’è dentro di noi e tirarlo fuori, ma anche attorno a noi, nelle persone che incontriamo e che ci circondano, e che spesso faticano anche nel silenzio per questa città, per la nostra comunità, la la nostra diocesi, come in ogni piccola famiglia, nel silenzio.

Noi dobbiamo fare come gli angeli, saper lodare, saper trovare il positivo e saper ringraziare, per essere come l’arcangelo S. Michele, portatori di un Vangelo di gioia, di lieti annunci, non sempre di nefaste notizie, per essere davvero, e oggi ancora di più, costruttori di pace, anzi, facitori di pace. “Beati i facitori di pace!”

Dobbiamo fare pace, contro noi stessi, riconciliarci con noi stessi, con il nostro Io più vero, più bello, cacciando fuori quell’Io cattivo che spesso avvelena la nostra anima e inasprisce i rapporti con gli altri.

Accogliamo la forza, la bellezza, la purezza, il messaggio del nostro Patrono S. Michele, perché ciascuno di noi, rallegrandosi nel Signore, possa sperimentare, attraverso l’arcangelo S. Michele, la carezza, la carità, la grazia di Dio.

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