Al via la IV edizione del Premio “Peppe Nasca” – Targa “Michele Abbate”: partenza da tutto esaurito al teatro Regina Margherita di Caltanissetta

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di Santo Rizzo

               Il prestigioso palcoscenico del Teatro Regina Margherita di Caltanissetta ha registrato un caloroso successo di pubblico con l’avvio della quarta edizione del Concorso Teatrale «Peppe Nasca» – Targa «Michele Abate», nell’ambito della stagione «Domenica a Teatro».

      In occasione dell’apertura della manifestazione  patrocinata e fortemente sostenuto dall’Amministrazione Comunale ed in particolare dall’Assessore alla Cultura Giovanna Candura, che si è spesa con determinazione per la piena riuscita della manifestazione, animata dalla profonda convinzione che il teatro rappresenti un’irrinunciabile occasione di crescita culturale, civile e umana per l’intera comunità. A rendere ancora più solenne ed emozionante l’apertura della serata è stata l‘introduzione curata dall’associazione Theatron, guidata da Salvatore Cannistracci e con la direzione artistica di Ernesto Cerrito, il quale ha ricordato con parole toccanti il valore fondativo di questa rassegna. Il festival nasce infatti per rendere un doveroso e affettuoso omaggio a due figure simbolo come Peppe Nasca e Michele Abbate, eminenti personalità che hanno letteralmente fatto la storia del teatro e della vita culturale della nostra città, lasciando un’eredità di passione che continua a vivere e a rinnovarsi sul palcoscenico.

In questo contesto di grande partecipazione, il sipario si è alzato sulla celebre commedia brillante “Fumo negli occhi”, scritta alla fine degli anni Cinquanta da Faele e Carlo Romano, portata in scena con travolgente maestria dalla storica compagnia amatoriale “Gli Amici del Teatro” di Chiaramonte Gulfi per la regia di Vito Cultrera. L’opera, una graffiante e ancora attualissima satira sul boom economico e sull’ossessione tutto borghese dell’apparire, ridicolizza con acume le finzioni di chi vive al di sopra delle proprie possibilità pur di rincorrere uno status sociale illusorio. La trama, essenziale ma ricchissima di spunti comici, ruota attorno alle peripezie della famiglia Cassarà, il cui capofamiglia Casimiro, modesto impiegato, viene trascinato dalla moglie Rosa in una competizione grottesca con la ricca e snob signora Pipitone. Per spalmare “fumo negli occhi” ai vicini, Rosa non esita a imporre sacrifici e sotterfugi esilaranti a tutta la famiglia: dall’installazione dell’antenna TV sul tetto senza possedere il televisore, fino alla trovata comica di costringere la domestica a passare una scopa capovolta accendendo un asciugacapelli per simulare il ronzio di un moderno aspirapolvere.

Al di là della brillantezza dell’intreccio, il vero fiore all’occhiello della rappresentazione è stato rappresentato dall‘eccezionale livello interpretativo degli attori, capaci di conferire ai personaggi un ritmo e un’efficacia comico-grottesca fuori dal comune. Mario Bentivegna, nei panni dell’esasperato ma rassegnato Casimiro, e Maria Concetta Catania, in quelli della travolgente e ambiziosa Rosa, hanno dato vita a un duetto recitativo memorabile. La loro intesa scenica, fatta di tempi comici perfetti, sguardi complici e un’espressività mimica irresistibile, ha entusiasmato la platea, restituendo tutta la sostanza umana e grottesca di una coppia travolta dalle proprie stesse menzogne.

Di straordinario impatto è stato anche il contrasto stilistico tra la figura di Rosa e quella della Signora Pipitone, interpretata con magistrale eleganza e pungente snobismo da Silvana Catania. Il confronto tra l’ostentazione naturale della vicina e la folle rincorsa all’emulazione della protagonista ha toccato vette di pura comicità nella celebre scena della seduzione tra la Signora Pipitone e Casimiro. Giocata in coppia da Silvana Catania e Mario Bentivegna con una travolgente sensualità teatrale e una sapiente padronanza dei tempi e dei modi, la sequenza si è rivelata un autentico capolavoro di gusto: una seduzione audace ed esilarante che, senza mai scivolare nella volgarità, ha saputo sfruttare la vena comico-grottesca per scatenare le risate e gli applausi scroscianti del pubblico.

Ad arricchire ulteriormente il mosaico espressivo dello spettacolo vi è stata la brillantissima presenza del nonno, interpretato da Sebastiano D’Angelo, che con straordinario mestiere e attraverso poche, calibrate battute ricorsive è riuscito a catalizzare ogni volta l’attenzione della sala, strappando grandi risate a ogni sua apparizione. Insieme a lui, l’intero cast — completato con grande misura da Marta La Terra, Giovanni Calabrese, Gina Cusumano, Giovanni Alderisi e dallo stesso regista Vito Cultrera — ha contribuito a creare un affresco corale solido, dinamico e privo di tempi morti.

La serata si è così conclusa tra gli applausi prolungati di un pubblico entusiasta, a testimonianza di come lo spettacolo abbia saputo centrare appieno l’obiettivo: divertire e appassionare mettendo a nudo con leggerezza ma profonda efficacia le ipocrisie di una borghesia che rincorre l’apparenza a ogni costo. La maestria della compagnia di Chiaramonte Gulfi e la qualità dell’organizzazione hanno confermato ancora una volta il Teatro Regina Margherita come cuore pulsante della cultura nissena, capace di unire la memoria dei suoi grandi maestri alla bellezza dello spettacolo dal vivo.

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