“Anima Mundi” al teatro Rosso di San Secondo: esordio fulminante de La Nuova Stagione

fiorellafalci
fiorellafalci 476 Views
5 Min Leggere

I corpi in movimento raccontano l’anima del mondo e interrogano la nostra anima: spogliati, nella loro essenzialità, ognuno diverso dall’altro e per questo tutti con pari dignità, intrecciati, inturciuniati, dalla terra fino a rimanere sospesi nell’aria, con potenza ascensionale capace di coinvolgere e fare volare con leggerezza anche i corpi irrigiditi e contorti dalla disabilità, a dimostrare che siamo tutti diversamente umani, se diventiamo capaci di condividere il peso gli uni degli altri, in movimento, ascoltando il ritmo della natura e della realtà.

Anima Mundi”, lo spettacolo della Compagnia Neon Teatro, testi a cura di Piero Ristagno, regia di Monica Felloni, con cui si è aperta “la Nuova Stagione” del teatro Rosso di San Secondo con la direzione artistica di Aldo Rapè, ha portato in scena il racconto della dignità di tutte le differenze, attraverso la relazione che parte dai corpi per fare esprimere l’anima. L’anima del mondo, di spinoziana memoria, una spiritualità che non abbandona la materia, ma la rende vivente, in profondità, “pensiero del cuore”.

È una rivoluzione rispetto al tradizionale dualismo che per millenni ha separato il corpo dall’anima, pretendendo di smaterializzare la nostra esperienza umana: Platone contro Spinoza e Giordano Bruno, l’ideale contro il reale, il Logos contro il pathos e l’eros. Saltano invece tutte le separazioni, le gerarchie, le rimozioni di ciò che consideriamo l’ombra della nostra umanità. Tutto ritorna in luce, dentro lo stesso ritmo, intrecciato nello stesso spazio.

Il rapporto con lo spazio è una chiave essenziale per entrare nel cuore della rappresentazione: non limiti, non gerarchie nella disposizione degli attori, tutti in movimento per costringere lo spettatore a spostare continuamente il centro della visione, una inclusione delle differenze che intreccia orizzontalità e verticalità, dinamicamente, a volte vorticosamente, come vorticosa è la nostra vita, anche sotto la superficie della quotidianità.

Senza retorica, senza malinconia, la vita esplode con gioia proprio quando si riesce a guardare in faccia le differenze più vistose, e allora i corpi contorti abbandonano la sedia a rotelle e riescono ad esprimersi nello spazio scenico, tra le braccia degli altri che li accolgono, li sostengono, scatenando un effetto speculare nello spettatore che prende atto, senza poter tergiversare, di doversi riconoscere nell’umanità che è sulla scena, tutta l’umanità, sia quella acrobatica e capace di “volare”, sia quella fisicamente debole ma fortissima nella volontà di mettersi in gioco superando limiti che potrebbero sembrare invalicabili, sorridendo.

Il finale regala un’autentica catarsi: tutti in scena, al ritmo di I feel good, non ci potrebbe essere frase più azzeccata per esprimere l’energia positiva che i quattordici attori sono riusciti a comunicare, facendo parlare i corpi a sottolineare le parole, che trovano casa nei corpi, parole in tutte le lingue, pronunciate differenti da ciascuno di loro, anche soltanto con un suono dissonante, ma tutte voce della volontà di vivere, autenticamente, ciascuno così com’è, nella propria unicità, che si valorizza soltanto in relazione agli altri, altrettanto unici e differenti. “Dedicandosi all’errore” come più volte si ascolta da una voce fuori campo.

L’identità relazionale, chiave di volta di una società autenticamente solidale e democratica, tanto difficile da pensare e praticare, perché ci costringe a rompere il guscio del nostro egocentrismo, costruisce il tessuto di una comunità in cui tutti e ciascuno possono riconoscersi e ritrovarsi, partendo dalla propria parzialità per interagire senza il totalitarismo di chi pretende di possedere l’unica verità da affermare ed imporre.

In questo orizzonte l’individuo autoreferenziale si dissolve, per fare posto alla comunità dei soggetti in relazione, ciascuno con la propria parzialità da offrire: è una rivoluzione antropologica, su cui si può giocare il nostro futuro di esseri umani.

Condividi Questo Articolo