Arte e Cura dei Tumori: la mostra di Guadagnuolo a Pavia

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Arte e Cura dei Tumori: la mostra di Guadagnuolo al CNAO apre una nuova soglia del Transrealismo

da Arte e Scienza 2018 riceviamo e pubblichiamo:

Nel cuore del Sincrotrone di Pavia, l0intervento di Guadagnuolo attiva un nuovo regime di visibilità tra arte e scienza. La morte di Zichichi aggiunge risonanza culturale decisiva al dialogo tra immagine, fisica e pensiero contemporaneo.

A mostra conclusa, l’esperienza al CNAO (Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica) di Pavia rivela tutta la sua portata: nel luogo in cui la fisica avanzata cura i pazienti, Francesco Guadagnuolo ha trasformato il Sincrotrone in un acceleratore di significati, inaugurando una fase post-classica del Transrealismo.

La mostra dell’artista siciliano, romano di adozione, al CNAO ha rappresentato un momento di svolta nel dialogo tra arte, scienza e umanità. Il Sincrotrone, cuore tecnologico del centro, non è stato solo un contesto espositivo, ma un dispositivo concettuale da cui far scaturire una nuova visione estetica. In questo scenario, la notizia della morte di Antonino Zichichi, scienziato mondiale, figura centrale della fisica europea e protagonista della stagione più intensa del CERN di Ginevra, introduce una risonanza che non può essere elusa. Zichichi non ha avuto un ruolo diretto nella progettazione del Sincrotrone del CNAO di Pavia, ma la sua visione della fisica come interrogazione dell’invisibile – e non come mera tecnologia – costituisce un riferimento culturale essenziale per comprendere la posta in gioco dell’operazione di Guadagnuolo. L’artista ebbe modo di conoscere lo scienziato Antonino Zichichi, e quell’incontro sembra aver affinato la sua capacità di leggere gli acceleratori non come macchine, ma come agenti ontologici, nodi in cui materia, energia e significato s’intrecciano.

L’opera “Sincrotrone: l’arte come accelerazione di speranza”, presentata per i 25 anni del CNAO, si colloca pienamente dentro la discussione internazionale sulla nuova ontologia dell’immagine. Guadagnuolo non rappresenta il Sincrotrone: lo attiva. Lo sottrae alla sua funzione tecnica e lo reinscrive in un regime di esistenza in cui l’immagine non è più un derivato del reale, ma una sua modulazione energetica. L’acceleratore diventa un operatore estetico, un campo di forze in cui visibile e invisibile non sono categorie opposte, ma stati di una stessa vibrazione.

Il Transrealismo italiano, movimento che Guadagnuolo ha contribuito a delineare assieme al critico d’arte Antonio Gasbarrini negli anni ’90, trova qui una mutazione decisiva.

La fase post-classica inaugurata al CNAO non si limita a superare il reale attraverso simboli o visioni: lo attraversa con gli strumenti concettuali della fisica contemporanea, assumendo concetti come campo, orbita, particella, energia come materiali estetici. L’immagine diventa un fenomeno quantico: non ciò che si vede, ma ciò che accade.

Dopo la chiusura della mostra, l’esperienza vissuta al CNAO ha continuato a risuonare nell’immaginazione di Guadagnuolo, generando un impulso creativo che va oltre la dimensione espositiva. L’incontro con la fisica applicata alla cura, con la potenza silenziosa del Sincrotrone e con l’umanità dei pazienti e dei ricercatori ha aperto nell’artista un nuovo fronte di ricerca, spingendolo a interrogare ciò che normalmente resta fuori dal dominio della percezione. Da questa risonanza è nata l’idea di sviluppare un ciclo di opere in chiave scientifica, un percorso che esplora campi, particelle, orbite, energie e processi invisibili, traducendoli in forme poetiche e visionarie.

Questa nuova produzione non rappresenta un’estensione illustrativa del lavoro precedente, ma un tentativo di costruire un linguaggio capace di tenere insieme rigore concettuale e sensibilità percettiva. Guadagnuolo s’inserisce così nel solco delle pratiche artistiche che, dagli anni Sessanta in poi, hanno interrogato il rapporto tra tecnologia e immagine, ma la sua ricerca assume qui una specificità nuova: la scienza non è più un repertorio iconografico, bensì un territorio ontologico. Le dinamiche subatomiche, i campi di forza e i processi invisibili diventano materiali estetici attivi, elementi che partecipano alla costruzione dell’immagine come fenomeno emergente, come evento più che come rappresentazione.

Per la sua originalità e per la forza del messaggio, questo ciclo è destinato a diventare una mostra itinerante, portando in diverse città italiane ed europee la testimonianza di un incontro straordinario tra arte e scienza. Un incontro che non si limita a evocare l’invisibile, ma lo mette in tensione, lo attiva, lo trasforma in un campo di possibilità: un’estensione naturale della fase post-classica del Transrealismo inaugurata al CNAO.  

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