dalla Segreteria Generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria riceviamo e pubblichiamo:
Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE) denuncia con la massima fermezza la gravissima rivolta in atto nella Casa circondariale di Catania Piazza Lanza, dove interi reparti detentivi sono stati teatro di una violentissima sommossa che ha messo seriamente a rischio l’incolumità del personale di Polizia Penitenziaria e la sicurezza dell’istituto.
Secondo le prime informazioni, i detenuti dei reparti interessati hanno tentato di abbattere i cancelli interni, arrivando fino alle ultime barriere di sicurezza nel chiaro intento di forzare il dispositivo di contenimento. Soltanto il coraggio, la professionalità e il senso dello Stato dimostrati dagli appartenenti al Corpo hanno impedito che la situazione degenerasse ulteriormente.
Il bilancio provvisorio è pesantissimo: almeno cinque poliziotti penitenziari sono stati trasportati in ospedale, mentre altri colleghi hanno riportato contusioni e ferite durante le operazioni di contenimento. All’esterno dell’istituto, dove comunque erano già presenti altri contingenti del Corpo pronti ad intervenire, sono confluite numerose pattuglie delle Forze di Polizia per garantire la sicurezza dell’area e supportare le operazioni.
«Quanto sta accadendo a Catania», denuncia Donato Capece, segretario generale del SAPPE, «non è un episodio imprevedibile ma la drammatica conseguenza di criticità che il SAPPE denuncia da mesi, nell’indifferenza pressoché generale. Ancora una volta a pagare il prezzo dell’inerzia amministrativa e della mancanza di decisioni sono i poliziotti penitenziari, lasciati soli ad affrontare situazioni sempre più esplosive mentre chi dovrebbe intervenire tempestivamente continua a rifugiarsi dietro procedure, tavoli tecnici e burocrazia.»
«È intollerabile», prosegue Capece, «che ogni emergenza venga scaricata esclusivamente sulle spalle del personale in uniforme. I nostri uomini e le nostre donne stanno difendendo lo Stato mettendo a repentaglio la propria vita, mentre troppi uffici continuano a limitarsi a produrre carte invece di assumere decisioni immediate. La misura è colma.»
Durissimo anche Francesco Pennisi, delegato nazionale SAPPE per la Sicilia: «Da tempo denunciamo un clima esplosivo all’interno dell’istituto di Piazza Lanza. Le continue aggressioni, le tensioni quotidiane e le condizioni operative ormai insostenibili avevano ampiamente annunciato ciò che purtroppo si sta verificando. Nessuno potrà dire di non sapere.»
«I poliziotti penitenziari», aggiunge Pennisi, «sono stremati, demoralizzati e costretti a lavorare ogni giorno in condizioni di gravissimo rischio. Hanno la sensazione di essere stati completamente abbandonati dalle istituzioni. A tutto questo si aggiunge il paradosso di operatori che, pur intervenendo per ristabilire l’ordine e difendere la legalità, vivono costantemente con il timore di essere trascinati in procedimenti giudiziari per il semplice fatto di aver adempiuto al proprio dovere.»
Il SAPPE chiede al Ministro della Giustizia, al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e ai vertici dell’Amministrazione penitenziaria di assumere provvedimenti straordinari e immediati, rafforzando gli organici, garantendo l’invio tempestivo dei reparti di supporto, assicurando adeguati strumenti operativi e restituendo piena autorevolezza all’azione della Polizia Penitenziaria.
«Non accetteremo più», conclude Capece, «che ogni giorno i Baschi Azzurri vengano mandati in prima linea senza uomini sufficienti, senza mezzi adeguati e senza un concreto sostegno istituzionale. Chi continua a sottovalutare la gravità della situazione si assume una responsabilità politica, amministrativa e morale enorme. Lo Stato dimostri, con i fatti e non con le parole, di essere dalla parte di chi ogni giorno ne difende la legalità all’interno delle carceri italiane. Prima che si debba piangere l’ennesima tragedia annunciata.»

