Donne e uomini a confronto

Tonino Cala
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Molte donne si sentono emancipate e si credono femministe. Poi, cadendo in contraddizione, non raramente, desiderano il maschio dominante e fallico che li possegga e li domini. Tranne poi vendicarsi dello stesso maschio con modalità sottili e capziose, con tutta le sinuosità di una novella Gorgone.

È una dinamica immaginaria dell’infanzia cinematografica. Se una donna è veramente libera non domanda un falso amore basato sul possesso e sulla protezione dell’uomo. La pulsione securitaria spinge la donna bambina a chiedere all’uomo rude e forte che la protegga, che sia il marito ideale e il padre perfetto dei suoi figli, eludendo un ben più praticabile imperfezione umana.

Leggiamo sui giornali che a casa Meloni, la mamma e le figlie non amano la presenza degli uomini, ferite da passate vicende traumatiche che ben comprendiamo. Non ci interessano le dinamiche private dei governanti ma non possiamo sottacere posizioni equivoche e non chiare, circa le responsabilità di genere e i destini democratici della nostra nazione.

La serenità mentale fa molto. Vogliamo sperare che il patriarcato, il potere dei patriarchi se esiste ancora, non sia stato sostituito dal matriarcato, il potere delle madri se esiste ancora, di antichissima memoria antropologica, lascito museale dagli albori dell’umanità.

Lo affermiamo anche per convinzione sciasciana, laddove lo scrittore lumière di Racalmuto segnalava le criticità etiche di clan mafiosi e del familismo amorale correlati al matriarcato delle donne di nero dolore e vestite a lutto.  

Ci aggrada l’idea che non debbano più esistere i domini del comando dei patriarchi e delle matriarche, simboli di un’epoca superata della storia per approdare oggi a parità di genere e a modelli evoluti di umanità e di democrazia reale. Non desiderando essere governati da politici risentiti o mal disposti nei confronti dell’essere uomo o donna, padre o madre.      

Nei romanzi, nei film, nella realtà ci sono tantissime pene d’amore femminile collegate alla relazione inautentica e non libera donna uomo. Perché mai una donna matura chiede la presenza di un uomo protettivo come un padre? Una donna matura è tale se non desidera la protezione di un uomo, superando così lo squilibrio relazionale della sua mancata autonomia e nello stesso tempo non prova un risentimento ambiguo per lo stesso partner.

Spesso e quasi sempre, l’altro non viene vissuto come un soggetto diverso da me, piuttosto è vissuto come un oggetto del mio desiderio, per cui l’altro è il mio desiderio, è quello che io voglio da lei/lui, ciò che io desidero. Ma l’altro non è un oggetto, è un diverso soggetto, differente da me. L’amore consiste nel desiderare l’altro per quello che è, senza le mie manipolazioni soggettive.

Accade agli uomini e alle donne di vivere una manipolazione oggettuale che non sia il rispetto della differente soggettività dell’altra/o. Per questo amare è impossibile anche se si riesce ad amare lo stesso, nel momento in cui c’è la consapevolezza della diversità dell’altro, del suo esistere differente da me.

La vera dinamica dell’amore non tossico richiede il desiderio emancipativo e libero che considera l’altra/o diverso da me e non un possesso dell’ego che imprigiona. Nelle richieste dell’ego c’è sempre una dittatura del comandare e del sottomettere l’altra/o.

Ma l’ego può essere maschile o femminile e bisogna fare attenzione alle distorsioni psicologiche, sociali e politiche di un io travalicante che azzera e zittisce il “Noi” comunità. Quel “Noi” politico che si fa maturo, superando la vecchia storia della “guerra tra i sessi” e ci emancipa dalle reciproche recriminazioni.

Tonino Calà

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