dall’Associazione “Noi per la salute – Tina Anselmi” riceviamo e pubblichiamo:
Giovedì 22 gennaio, si è svolto l’ultimo incontro del percorso formativo rivolto ai “facilitatori” dei gruppi di auto-mutuo aiuto (AMA), un’iniziativa promossa dall’Associazione “Noi per la Salute – Tina Anselmi” in collaborazione con ANFASS e Società Italiana per la Promozione della Salute (SIPS).
Il percorso ha rappresentato un’importante occasione di crescita e confronto, rafforzando competenze e consapevolezze attorno a una pratica sempre più centrale nel lavoro di comunità. Gli incontri teorico-pratici con i facilitatori in formazione sono stati condotti da psicologi soci dell’APS “Noi per la Salute” e della SIPS: Piero Cavaleri, Lucia Genco Russo, Giuseppe Lombardo e Claudia Marchese Ragona.
L’ente di formazione “Training & HR” ha offerto gratuitamente i propri servizi per la realizzazione di questa esperienza che si è svolta nei locali del “Villaggio dei semplici” (ANFASS) a San Cataldo. Inoltre, i primi risultati di questo percorso sono stati portati all’attenzione di un vasto e qualificato pubblico in occasione del XIII Meeting Nazionale della SIPS (Cefalù, 17 e 18 ottobre 2025) e saranno oggetto di una pubblicazione scientifica.
I gruppi di auto-mutuo aiuto (self-help) costituiscono una risorsa preziosa per rispondere in modo partecipato, sostenibile e inclusivo ai bisogni di persone che vivono situazioni di difficoltà personale, familiare o sociale. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di esperienze spontanee fondate sull’incontro tra
pari che condividono una condizione comune – come la malattia, la dipendenza, il disagio psichico, il lutto, la solitudine – e che, attraverso il confronto e l’ascolto reciproco, costruiscono percorsi di sostegno, resilienza e consapevolezza.
Promuovere il self-help significa favorire il protagonismo delle persone, valorizzando il “sapere” che nasce dall’esperienza vissuta; contribuire a ridurre l’isolamento sociale e a generare legami di fiducia e solidarietà; offrire uno spazio informale ma profondamente significativo di ascolto e rielaborazione, complementare all’intervento dei servizi; concorrere, infine, alla costruzione di comunità più inclusive, solidali e partecipative.
I gruppi di auto-mutuo aiuto si fondano sul principio della reciprocità tra pari e sul riconoscimento dell’esperienza personale come risorsa collettiva. Proprio per questo, ogni forma di collaborazione con i
servizi socio-sanitari o educativi deve avvenire nel pieno rispetto della loro autonomia.
I servizi e le istituzioni sono chiamati a riconoscere il self-help come una forma distinta di aiuto: non professionale, ma autenticamente complementare agli interventi istituzionali. All’interno di queste esperienze, il ruolo del facilitatore risulta centrale. Non si tratta di un “conduttore” in senso tradizionale, bensì di una figura capace, grazie a competenze relazionali e metodologiche, di favorire l’emergere delle risorse del gruppo e di garantire un contesto sicuro, accogliente e rispettoso. Il suo compito comprende la gestione delle dinamiche di gruppo, affinché ogni voce possa trovare spazio e il gruppo operi in modo coeso e costruttivo; la promozione della partecipazione attiva, stimolando il coinvolgimento di tutti e sostenendo processi decisionali condivisi e autonomi; il supporto all’autonomia del gruppo, accompagnandolo nello sviluppo della capacità di autogestirsi e di affrontare le sfide in modo consapevole e indipendente.
Investire nella formazione dei facilitatori non è soltanto una scelta operativa, ma assume anche un chiaro valore politico e culturale. Significa riconoscere il diritto delle persone in difficoltà a essere protagoniste del proprio percorso di cambiamento; promuovere una partecipazione che va oltre la semplice fruizione dei servizi, rafforzando la cittadinanza attiva e la responsabilità condivisa. Nell’auspicio della partnership che sostiene il progetto, questa formazione contribuirà a rafforzare la democrazia partecipativa “dal basso”; a promuovere l’inclusione sociale, dando voce a chi spesso resta ai margini; a costruire comunità competenti e resilienti, capaci di affrontare le sfide collettive attraverso la cooperazione e il supporto reciproco, con particolare attenzione alle fragilità.
Grazie a questa iniziativa, servizi, istituzioni e decisori dispongono oggi di una risorsa non professionale, espressione di un associazionismo vivace e radicato nel territorio, che può essere messa a disposizione della progettualità locale, contribuendo in modo concreto a fornire risposte qualificate ai bisogni della comunità.


