Incontro con gli studenti al Liceo “A. Volta” di Caltanissetta del padre di Giulia Cecchettin
Il disegno di un coccodrillo con le scarpe fuxia proiettato sul maxischermo dell’auditorium del liceo “Volta”: è un disegno di Giulia Cecchettin per Comix, nel giorno in cui suo padre Gino è a Caltanissetta per incontrare gli studenti, su un palco pieno di margherite colorate, fiori piccoli ma resistenti, scelti per essere segno di forza gentile e seme di futuro.
La forza della mitezza di Gino Cecchettin è stata infatti la cifra di una giornata importante per centinaia di ragazzi delle quinte classi, che hanno partecipato al progetto di lettura promosso dalla scuola, dopo aver letto e analizzato il libro “Cara Giulia, quello che ho imparato da mia figlia”, così come hanno fatto gli studenti del Liceo classico paritario “Pietro Mignosi”, presenti in Auditorium con la Dirigente prof. Luigina Perricone, che ha portato il saluto della scuola.
Un incontro privo di qualsiasi retorica, con interventi brevi, emozionati ed emozionanti, introdotto dalla prof. Adriana Valenza coordinatrice del Dipartimento di Lettere del “Volta”, presente il Provveditore Marcello Li Vigni e il Dirigente prof. Vito Parisi che ha sottolineato come nella narrazione di Gino Cecchettin non ci sia spazio per la violenza, neppure nel linguaggio, e come la “grazia” possa essere la parola-chiave per sintetizzare la personalità luminosa di Giulia e la sua testimonianza che continua a vivere nella riflessione dei giovani che la incontrano nelle pagine del libro di suo padre, in tutta Italia.
Tante domande degli studenti, accompagnate dalla prof. Ilaria Castiglione, per Gino Cecchettin, che ha un figlio loro coetaneo, all’ultimo anno del liceo scientifico, e si è rivolto a loro con l’affabilità di un papà, “Ma un papà che ha deciso di non chiudersi nel dolore, di non chiudere la porta di casa e vivere soltanto il dolore” come ha sottolineato in apertura. Il rapporto con Giulia continua ancora, nel ricordo dei suoi tanti insegnamenti che Gino Cecchettin continuamente rielabora: “Bisogna saperli riconoscere questi insegnamenti, ed essere umili nel capire che si può imparare dai giovani” ha ribadito con decisione, senza mai alzare i toni, ma comunicando in ogni parola una grande, determinata, consapevolezza della responsabilità e della bellezza dell’essere genitore.
È un modo di vivere la famiglia assolutamente lontano dagli stereotipi del patriarcato, quello che emerge dalle risposte di Gino Cecchettin alle domande degli studenti, ripercorrendo anche la sua formazione giovanile, il superamento dell’ignoranza delle proprie emozioni, per cui i maschi conoscevano soltanto l’emozione dell’adrenalina, dell’essere “forti” e del doverlo dimostrare. “Ma fare i Superman non paga – ha sottolineato – ci fa sentire più soli e ci impedisce di chiedere aiuto, l’aiuto di cui c’è sempre bisogno nella nostra vita. e poi, le emozioni positive producono più idee, ci arricchiscono, ci fanno veramente forti”.
Emerge la forza serena di un uomo capace di ragionare con se stesso, dentro il suo cuore, senza averne paura, che ha maturato la convinzione che la chiave di una società sana sia soprattutto nel rispetto: “Il rispetto fa bene ad entrambi i sessi” sottolinea, facendo uscire così il pensiero contro la violenza di genere dalle dicotomie stereotipate che nascondono sempre il qualunquismo antifemminista, arma estrema del patriarcato. “Nel rispetto ci sono più spazi di libertà, per tutti, in una società in cui il potere è ancora per tanta parte in mano ai maschi, che ne fanno derivare la pretesa del possesso, e quindi la tentazione della violenza”.
“Se mi fossi fatto sopraffare dalla rabbia e dal desiderio di vendetta – ha continuato – non avrei avuto la possibilità di essere forte. Invece, pensando alla bellezza che Giulia ha rappresentato con la sua vita, ho potuto ridimensionare Filippo. C’è sempre qualcosa di bello nella nostra vita, basta saperlo riconoscere. Quanto alla vendetta, basta essere autenticamente cristiani per superarla, altrimenti essere cristiani diventa un’ipocrisia”.
Alla domanda di uno studente su cosa gli mancasse di più di Giulia, con grande semplicità Gino ha ricordato i suoi abbracci, che gli facevano sentire il profumo dei suoi capelli: “Lo vorrei rivivere ancora”.



