Gli Uomini illustri nisseni nei ritratti del M° Guadagnuolo: l’album di famiglia della storia cittadina

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Si è inaugurata oggi 20 dicembre l’esposizione permanente dei ritratti degli Uomini Illustri di Caltanissetta dipinti dal M° Francesco Guadagnuolo, che finalmente, dopo più di 40 anni da quando il Comune li ha acquisiti, hanno trovato una degna collocazione nelle sale dell’ala di palazzo Moncada recentemente restaurata e restituita alla fruizione dei nisseni.

Si tratta di 24 ritratti (in origine erano 40, “dispersi” nei meandri del palazzo comunale) di personalità della cultura, dell’arte e della vita civile che costruiscono un percorso su sentieri poco conosciuti dalla maggior parte dei nisseni, restituendo una sorta di “Album di famiglia” dell’identità storica della città attraverso i volti che il M° Guadagnuolo ha riprodotto, a volte trasfigurandoli o immaginandone i tratti, nel suo primo lavoro giovanile di impegno artistico per una istituzione.

Oggi Francesco Guadagnuolo, artista nisseno molto più conosciuto in tutto il mondo che non nella sua città, ha conquistato una fama internazionale, con un particolare focus sull’arte sacra e di impegno civile, ed è il capofila della corrente artistica del Transrealismo.

La prof. Vitalia Mosca, che ha curato l’esposizione permanente, presentata oggi 20 dicembre nell’ambito della manifestazione “Lapidarium” con cui è stata presentata la musealizzazione dei mensoloni barocchi del Palazzo Moncada, ci ha gentilmente offerto un suo testo, corredato da una lettera-presentazione del M° Guadagnuolo, che integralmente pubblichiamo:

“In vista della cerimonia che inaugurerà, giorno 20 del mese corrente, i nuovi spazi espositivi della restaurata ala di palazzo Moncada, in una e-mail dai toni assai cordiali e dal titolo significativo “Ritorni e volti”, Francesco Guadagnuolo mi ha generosamente inviato una serie di riflessioni interessanti sul suo rapporto con la nostra città, culla della sua formazione umana e artistica, fonte di stimoli culturali che hanno fatto da volano alla successiva, vasta produzione. Un viaggio dentro sé stesso alla recherche di un tempo vividamente rimasticato dalla memoria e contemplato con vigore attraverso luoghi del cuore non abituali e non convenzionali per un adolescente che, negli anni Settanta, viveva la provincia. Vi si rintracciano elementi di forte radicamento nella storia della sua terra.

        A fare da supporto alla narrazione visiva del giovane Guadagnuolo, sarebbero stati luoghi essenziali e incontri speciali che hanno nutrito il suo spirito e indirizzato i primi passi della sua arte. Quell’arte che gli ha poi dato vasta popolarità, consenso indiscusso, apprezzamento della critica.

        Solo idealmente presente all’inaugurazione-riproposizione della Mostra che include i ritratti di ventiquattro Uomini illustri di Caltanissetta creati nel 1978, l’autore produce uno scritto che è, innanzi tutto, la testimonianza di un percorso di appartenenza e identità, di riconoscimento e malinconico affetto“.

Vitalia Mosca

Ritorni e Volti – La Sala-Museo degli Uomini Illustri di Caltanissetta di Francesco Guadagnuolo

Inaugurazione ufficiale

Signore e signori, autorità civili e culturali, amici e concittadini: è con grande emozione che inauguriamo oggi la nuova Sala-Museo di Palazzo Moncada dedicata agli “Uomini Illustri di Caltanissetta”.

Desidero ringraziare innanzitutto il Comune di Caltanissetta, il Sindaco Walter Tesauro, l’Assessore alla Cultura Giovanna Candura per il sostegno finanziario e logistico, gli Uffici Tecnici e Culturali, Michelangelo Lacagnina e Vitalia Mosca per il lavoro di restauro e allestimento, che hanno collaborato nella ricerca delle biografie, e i volontari che con generosità hanno reso possibile quest’apertura.

Il progetto artistico

La serie di ritratti da me realizzati non è una mera raccolta di immagini: è un dialogo tra presente e passato. Ogni quadro, ogni tratto, ogni scelta cromatica mira a rendere visibile l’eredità intellettuale, sociale e civile di chi, a vario titolo, ha inciso sulla storia di Caltanissetta. Ho lavorato seguendo criteri di affinità culturale, creando un percorso che mette in relazione figure diverse per campo d’azione, visione e impatto sulla città.

Valore culturale, funzione educativa e turistica della Sala-Museo

In questa Sala-Museo ritroviamo modelli di impegno pubblico, ricerca, arte, imprenditoria, scienza e assistenza che possono ispirare le nuove generazioni. Conservare e raccontare queste storie significa offrire riferimenti concreti per la costruzione di un’identità collettiva più consapevole e orgogliosa. É uno strumento di partecipazione civica, nasce per custodire volti e storie che hanno contribuito a forgiare l’identità della nostra Città. É un laboratorio di memoria, sarà uno spazio vivo con visite guidate per le Scuole, cicli di Conferenze, laboratori per studenti, percorsi tematici e integrazioni digitali per rendere fruibili le biografie anche ai turisti. Il patrimonio culturale diventa vivo quando è condiviso. Solo attraverso la partecipazione collettiva questo luogo potrà davvero svolgere la sua missione di memoria e stimolo per il futuro. Ogni ritratto degli “Uomini Illustri di Caltanissetta” sarà accompagnato da schede, aneddoti, registrazioni e percorsi didattici perché le storie contenute in queste opere diventino strumento di formazione.

L’arte contemporanea qui dialoga con la storia locale, creando un’attrazione culturale che rafforza l’offerta turistica della città e promuove il territorio in modo sostenibile.

Vi invito a portare fotografie, testimonianze e voci: solo così la memoria resterà viva e produttiva.

Invito la città a fare propria questa Sala Museo: a visitarla, a discuterne, a proporre attività

Nostalgia attiva e opere come ponte 

I miei ricordi da quando lasciai questa Città, che ho sempre amato e continuerò ad amare, mi hanno portato ad ispirarmi nei miei lavori, così è nata l’intera collezione degli “Uomini Illustri di Caltanissetta”. Ogni ritratto esposto in questa Sala-Museo, dialoga con i luoghi che mi hanno ispirato – librerie, gallerie, caffè, teatri, negozi – e insieme costruisce un ponte tra chi rimase e chi partì. Le opere chiedono attenzione: desiderano che i cittadini scoprano la loro storia e l’identità della città e farla propria.

La mia nostalgia non è mero rimpianto: è un’energia creativa che trasforma la memoria in luce pittorica.

Sono tanti i ricordi, incomincio con la Caltanissetta culturale di cinquanta anni fa.

C’erano angoli della città che funzionavano come custodi dell’anima; luoghi in cui mi muovevo con passo familiare, cercando parole, immagini e volti da riportare nelle mie tele. Ogni bottega, ogni sala, ogni caffè era un segnale caldo in una trama urbana che oggi sembra sfumata, ma che allora stendeva intorno a chi la viveva con un abbraccio discreto e insistente.

C’era una città che respirava tra le pagine dei libri e il tintinnio delle tazzine, un luogo dove ogni via custodiva un piccolo santuario della cultura. La ricordo con occhi che ancora cercano quei mobili di legno, quegli scaffali velati di polvere e quell’odore di stampa fresca che invitava a restare ore a sfogliare.

Corso Umberto e i suoi ritrovi

La Libreria Editrice Salvatore Sciascia su Corso Umberto era una mappa del mondo ad altezza di mano. Il Bar Romano, a pochi passi, era il crocevia del pensiero quotidiano: discussioni accese, commenti sulle mostre e sul teatro, appunti presi su tovaglioli consumati. Piazza Garibaldi faceva da grande sala all’aperto dove si ricomponeva la città dopo il lavoro, tra passeggiate lente e sguardi che si cercavano.

La Libreria Sciascia

Ricordo la Libreria Editrice Sciascia come una stanza di luce, dove i volumi respiravano insieme alla città. In questa Sala-Museo gli organizzatori hanno posto la foto della mia opera “La piccola grande Libreria Sciascia” (olio su tela 1,50 m x 3 m): un uomo di libri, la pelle segnata dalle pagine sfogliate, lo sguardo che rimanda alle discussioni degli intellettuali che nascevano tra gli scaffali. Il ritratto diventa così invito a fermarsi, a leggere le storie che hanno formato la comunità.

Il Bar Romano e la visione della conversazione

Al Bar Romano, tra tazzine e tovaglioli pieni di appunti, prendevano forma progetti e amicizie. Accanto a quel ricordo, una visione che cattura la saggezza minuta del barista e l’energia dei frequentatori: un gruppo in penombra illuminato dalla luce di un lampo di ironia che restituisce la musica delle conversazioni, quel tessuto umano che teneva insieme la vita culturale.

Piazza Garibaldi, bellezza e pregio

Piazza Garibaldi era la grande platea dove si misurava la città. Volti che s’incontravano in piazza: camminatori, gestori di botteghe, giovani innamorati del dibattito serale come se fossero attori su un palcoscenico, ciascuno pronto a restituire alla piazza il suo ruolo nella memoria collettiva.

Per Piazza Garibaldi il mio stato d’animo mi ha esortato a realizzare l’opera: “La Città del silenzio e dell’ascolto”, per il 30° anniversario della scomparsa del filosofo Rosario Assunto anche lui nisseno.

Galleria Cavallotto e il quadro della sfida

La Galleria d’Arte Cavallotto era un porto per gli occhi affamati, un luogo dove i quadri parlavano e le chiacchiere d’arte sembravano già piccoli atti di resistenza. La Galleria d’Arte Cavallotto era rifugio per chi voleva vedere oltre il visibile. Lì ragazzo ho dipinto un’opera che è la sfida stessa dell’arte: colori tesi, sguardi che interrogano il visitatore. Il quadro non solo ricorda gli incontri d’arte ma è esso stesso luogo di scambio, un invito a riprendere il dialogo tra artisti e pubblico. Nel 1968, dodicenne, frequentavo la Libreria Galleria Cavallotto quando venni catturato da un volume su Umberto Boccioni: rimasi incollato alle pagine di immagini e testi, incapace di distogliere lo sguardo. Vito Cavallotto, libraio e gallerista, mi notò e, stupito dall’interesse per un artista così «difficile», m’interrogò sul perché di tanta passione. Spiegai di essere stato profondamente colpito da “Materia” un’opera pittorica di Boccioni e di aver provato meraviglia nello scoprire gli altri dipinti sul libro. Colpito dall’intensità di me ragazzo, Vito Cavallotto, esclamò: «Ma allora tu sei un pittore!»; e, sapendo che il volume era costoso (25.000 lire), mi propose una soluzione pratica: pagarlo a rate, £ 3.000 al mese.

Quel libro edito dal Saggiatore non rimase un semplice acquisto: divenne primo segno di riconoscimento e investimento sul talento giovane. Decenni dopo, nel 1995, incontrai a Milano il critico d’arte Guido Ballo e gli raccontai quell’episodio; tra noi due nacque un rapporto cordiale e basato sulla stima reciproca.

La vicenda è simbolo: una scoperta artistica che accende la vocazione, un mentore che crede e agisce concretamente e un legame che attraversa gli anni trasformando una curiosità adolescenziale in percorso professionale e riconoscimento umano.

Libreria Mosca e il ritratto della scoperta

La Libreria Mosca offriva testi rari e suggerimenti sussurrati, il cui libraio Michele conosceva i gusti di tutti. Da Mosca si scoprivano libri che cambiavano il passo della giornata. Feci un ritratto che mostra una lettrice assorta, le mani a trattenere una pagina. L’opera è un omaggio alla piccola felicità della scoperta che suggeriva percorsi invisibili nella cultura cittadina.

Il negozio di Nicosia e la tela del suono

Il negozio musicale di Nicosia era il santuario dei suoni; ho dedicato un quadro in cui spartiti e copertine di vinili si confondono come memorie sonore. Il ritratto non raffigura solo un negoziante ma la forza della musica che attraversava le serate della città e che portai con me quando partii per Roma.

Galleria Grifone e l’opera delle relazioni

La Galleria d’Arte “Il Grifone” dell’Avv. Manfredi Piazza era luogo di relazioni: mostre private, conversazioni importanti. Ne ricordo un ritratto corale che celebra la rete sociale dell’arte: volti che si scambiano consigli, sguardi che costruiscono consenso e dissenso, tutti catturati con rispetto e nostalgia.

Teatro Trieste, Teatro Regina Margherita e i ritratti delle sere

Al Teatro Cinema Trieste, ora Rosso di San Secondo, e al Teatro Regina Margherita si respirava il rito della scena. Immagini che sono lampi di quella sera: attori, spettatori, macchinisti, luci che si accendono. Ogni visione è un frammento di spettacolo che riporta in vita il suono delle platee e l’eccitazione delle prime file.

É al Teatro Trieste che ho messo in scena come regista e scenografo “La Bottega dell’Orefice” di Karol Wojtyla (San Giovanni Paolo II).

Bar Cortese in Piazza Garibaldi

Il Bar Cortese faceva parte scenografica della Piazza: mani che s’incontrano, fogli con appunti, il lento consumo del tempo a testimoniare come la città diventa centro di formazione culturale. Lì vicino, il negozio di Amico il cappellaio era piccolo teatro di gesti quotidiani: con l’arrivo di cappelli sempre alla moda, saluti lenti, consigli scambiati tra clienti. Ho dedicato a questo angolo una scena che coglie il mestiere e la dignità del fare: la mano di Amico, un banco di feltro, un gesto di aggiustamento che racconta cura e comunità.

L’Antenna Rai e il vuoto nell’orizzonte

Sull’orizzonte una volta dominava l’Antenna Rai, simbolo di una Caltanissetta connessa al resto della Sicilia. Ho riservato diverse opere ove l’assenza diventa presenza storica: lo spazio lasciato libero è un’invocazione alla memoria, un richiamo a non dimenticare il segnale che un tempo orientava i nostri sguardi verso l’alto. La sera, quando il cielo si faceva freddo e limpido, ci si fermava a guardare la sagoma del paesaggio, la grande antenna che cominciava appena a farsi notare all’orizzonte, le case che si stagliavano come sagome sulla collina. Era un tempo in cui le cose si tenevano strette, dove ogni gesto aveva il sapore di un addio che non si pronunciava mai del tutto.

Il giovane che parte e il ritratto del viaggio

Poco più che ragazzo, ho lasciato queste strade per recarmi a Roma, portando con me gli odori e i rumori di Corso Umberto. Un ritratto che ritrae quel giovane con lo sguardo rivolto alla città che lascia, le mani che stringono una tela in divenire. È il ritratto di una partenza che non cancella l’appartenenza ma la trasforma in nutrimento creativo.

Uno stato d’animo malinconico e lieto insieme

Questi luoghi non esistono più come allora e ne sento la mancanza con una malinconia che è anche tenerezza. Le memorie affiorano come fotografie che non si possono riappendere: libri sfogliati da Sciascia, un caffè lungo al Romano, un insieme di dischi al negozio di Nicosia, passeggiate in Piazza Garibaldi dopo una mostra alla Cavallotto. La nostalgia diventa voce nelle mie tele, una luce che cerca i contorni di ciò che fu, trasformando la perdita in cura e la memoria in resistenza poetica.

La città respirava tra antico e moderno: vicoli che custodivano panni stesi e voci del passato, accanto ai primi segni del cambiamento: le nuove automobili, i telefoni bigrigio degli anni ’60 che permettevano di comporre i numeri a disco e di raggiungere varie destinazioni senza l’intervento di una centralinista, i ragazzi che immaginavano Roma o Milano come terre promesse. Partire significava entrare in un’altra luce, portare via con sé l’eco delle campane e gli odori dell’infanzia.

Per chi partiva, come un giovane artista verso Roma, restava la consapevolezza di avere dentro una città che era insieme conforto e spinta: il ricordo di strade polverose e di volti familiari, di lampioni che accendevano l’anima di una comunità che continuava a chiamare. E nelle notti di nostalgia, prima di addormentarsi, quei ricordi tornavano come fotografie ingiallite, calorose e dolorose, che si posavano sulla pelle come una carezza antica.

Conclusione

Con queste immagini, con questi volti e con questi ricordi, è nata tra il 1978/79 la collezione dei ritratti dedicata agli “Uomini Illustri di Caltanissetta”, oggi nella nuova Sala-Museo di Palazzo Moncada. Grazie alle Istituzioni, alle Associazioni ed a voi tutti. Vi invito a camminare tra i ritratti, a cercare i vostri ricordi ed a condividere le vostre storie con la Sala e con la città. Buona visita”.

Francesco Guadagnuolo

                                                                                                 

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