Ideali, idealizzazioni e concrete realtà

Tonino Cala
Tonino Cala 197 Views
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Perché fa presa nei cittadini il singolare motto e slogan politico “Dio, patria e famiglia”? Semplice: è il desiderio umano agito dalla pulsione securitaria che è dentro i soggetti e che li porta a credere a “Dio” padre affinché protegga gli stessi e risolva i loro problemi individuali e di rilevanza collettiva.

La “patria” lo dice anche il verso poetico “il sacro suolo” che ci consente di identificarci con il luogo di appartenenza, “la terra natia” che ci fa essere quelli che siamo e che ci rassicura rispetto alle minacce esterne e straniere.

Poi c’è la narrazione della “famiglia” passata che ci ha nutrito e che ci ha cresciuti, anche lo spazio affettivo di oggi che ci fa sentire sicuri e protetti, il porto sicuro della nostra esistenza. Fanno presa il buonismo e la narrazione edulcorata della famiglia del mulino bianco e delle storie strappalacrime da libro “Cuore”.

Quindi, “Dio, patria e famiglia” diventano un’unica realtà rassicurante, un target della sicurezza personale e collettiva, anche se non lo sono perché sono realtà complesse non assimilabili, evidenti strutturazioni e sedimentazioni culturali, psicologiche e socio-antropologiche comuni.

Il buio genera angoscia e si cerca l’illuminazione di Dio, della Patria e della Famiglia, i dogmi di fede della destra. Una visione chiusa e rigida della trinità.

Anche le persone “colte e mature” si possono affidare a “Dio, patria e famiglia” perché “credono” come dei bambini suggestionabili agli ideali e alle idealizzazioni della triade ipostatica – divina, patriottica e famigliare – dietro la quale c’è quasi sempre la rappresentazione simbolica del proprio legame personale con i genitori e con il mondo.

Chi ci può proteggere dall’angoscia del buio e del  vuoto se non i genitori e i progenitori primordiali del tempo passato e dimenticato?

Ma nella realtà regge il motto “Dio, patria e famiglia”? Se ci affidiamo al metodo scientifico della falsificazione popperiana ci rendiamo conto che nella realtà le cose stanno molto diversamente! Le idealizzazioni sono delle illusioni ingannevoli, delle dipendenze tossiche, avrebbero detto Karl Marx e Sigmund Freud. Una droga causata dal super godimento del mercato capitalistico!

Non possiamo neanche cadere nelle generalizzazioni pseudo scientifiche. Possono anche esistere singole persone che credono e desiderano realizzare i loro ideali senza il condizionamento interiore della pulsione securitaria.

Esistono i veri credenti, i veri patrioti e i veri genitori. Penso ai credenti delle periferie e delle strade sofferenti: i missionari comboniani, per esempio. Penso ai grandi statisti politici, per la patria. Penso ai genitori generosi e altruisti, per la famiglia. Uomini e donne in carne e ossa e privi di idealizzazioni comode e distorte. Le singole realtà sono da “falsificare” per capire il reale movimento della concretezza scientifica. A noi piace la concreta realtà e la scienza pragmatica.

Dio c’è ma è il Dio che è dentro il soggetto, è il Dio che ci pedona quando lo preghiamo e gli chiediamo l’assoluzione e la benedizione. Aveva ragione Jacques Lacan: Dio è lì, nell’inconscio, il Dio dell’inconscio: lo sguardo e la voce dell’Altro. I miracoli dell’inconscio.

Circa l’esistenza oggettiva di Dio non sappiamo, è una nostra supposizione. La grande capacità dell’inconscio e del suo desiderio è quella di curare e di guarire. La mente è meravigliosa e trasforma le ansie in realtà accettabili. La fede è una terapia e una cura per la psiche. In realtà, la comprensione delle emozioni e degli affetti ci consente di curarci, anche con la benedizione di Dio.  

Tonino Calà

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