“Il peso dell’innocenza”: la lezione di Giuseppe Ciani nelle aule del “Volta”

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di Edvige Presti

Chi è il bimbo sostenuto da queste innumerevoli mani? Lo stanno proteggendo o incombono su di lui? In quest’opera, il pittore Giuseppe Ciani si ispira a un fatto di cronaca che scosse l’opinione pubblica: il 2 settembre 2015, il piccolo Alan Kurdi venne ritrovato riverso sulla spiaggia di Ali Hoca, vicino a Bodrum. La sua famiglia stava fuggendo dalla guerra civile in Siria su un piccolo gommone che, poco dopo la partenza, fu capovolto dalle onde.

L’immagine scattata dalla fotoreporter turca Nilüfer Demir fece il giro del mondo. Il tema dell’opera e la scena dipinta ci riportano al concetto di “infanzia negata” e alla fragilità dei bambini che, nella nostra società, non sono abbastanza protetti. Sappiamo bene quanti piccoli continuino a essere, ancora oggi, vittime dei conflitti bellici; i più giovani sono i primi martiri innocenti delle guerre e spesso non fanno in tempo a crescere, falciati come fiori recisi. Anche Alan ha trovato la morte fuggendo da un conflitto: si è arreso vinto dalla forza dirompente delle onde che infine lo hanno restituito alla terra, morendo alla tenera età di soli tre anni.

Nel dipinto, Alan sembra quasi un bambolotto con i suoi pantaloncini blu e la maglietta rossa. Ciani lo ritrae circondato da mani che lo sollevano su uno sfondo blu cupo come l’abisso del mare. Sono mani che proteggono o che opprimono? È interessante questa ambivalenza, poiché il confine tra le due condizioni è tanto lieve quanto essenziale. Oggi, con la civiltà avanzata di cui ci vantiamo, siamo davvero in grado di sostenere la fragilità dell’infanzia? Siamo capaci di assicurare ai piccoli un varco verso l’età adulta affinché possano vivere una vita completa? Che società è quella che non sa proteggere i suoi membri più fragili: i vecchi e i bambini?

Ciani ha immortalato l’evento affinché non resti solo un isolato fatto di cronaca, ma assurga a simbolo dell’infanzia negata e oltraggiata, testimoniando la mancanza di rispetto verso la vita umana nella sua forma più indifesa. L’opera diventa così l’emblema del peso e della responsabilità che gravano su una società incapace di proteggere i suoi membri più deboli.

Il bimbo che “dorme” riverso sulla spiaggia ci interroga, chiedendo protezione a quelle mani che lo circondano; chiede che esse diventino un’aura sacra capace di isolarlo dal male del mondo, dalle guerre e dalle violenze che gli adulti perpetrano con ogni mezzo, soprattutto contro chi non può difendersi. Il piccolo “addormentato” si offre al nostro sguardo esortandoci a “svegliarci”, ad aprire gli occhi e a tendere le nostre mani in segno di aiuto verso l’altro, proprio come Dio tende la mano ad Adamo nel celebre affresco di Michelangelo. Il suo corpicino abbandonato possiede, in realtà, una forza indicibile: è un monito affinché “il peso dell’innocenza” non debba più gravare sulle nostre spalle.

Il “peso” non è quello fisico del bambino, ma il carico morale che la sua morte depone sulla coscienza collettiva. Ciani ha spiegato spesso che la sua arte non intende essere puramente estetica, ma un “grido” contro l’indifferenza.

Oggi il dipinto è collocato nell’Aula Magna dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Alessandro Volta” di Caltanissetta, scuola dove insegno e a cui è stato donato dal Maestro insieme ad altre creazioni che possono così essere ammirate dai nostri studenti. In particolare, i ragazzi della classe 3ª E si sono soffermati ad osservarle, e ognuno di loro è stato colpito da una di esse che, in qualche modo, gli “parlava”. È stato proprio un mio studente a coniare per quest’opera il titolo “Il peso dell’innocenza”. Analizzandola, i ragazzi hanno scoperto il messaggio profondo che il pittore vuole comunicare, quasi avessero intessuto con lui un dialogo muto, fatto di segni e di colori.

Giuseppe Ciani è una figura poliedrica e affascinante nel panorama culturale italiano. Non è “solo” un pittore, ma un artista che ha dedicato gran parte della sua vita alla fusione tra arte, scrittura ed educazione. Ed è proprio questa funzione educativa che si è manifestata concretamente nei confronti dei nostri ragazzi. Per questo prezioso dono, gli rivolgiamo il nostro più sentito ringraziamento.

Edvige Presti

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