A 27 anni dalla sua scomparsa, il ricordo del dottor Michele Abbate resta vivo e intenso nel cuore di chi come me ha avuto il privilegio di essergli amico e di frequentarlo. Uomo delle istituzioni, medico stimato, sindaco amato dalla sua città, ma soprattutto persona autentica, sensibile e profondamente vicina agli ultimi. Aveva il dono raro dell’umanità: sapeva ascoltare, comprendere, tendere la mano senza mai far pesare il proprio ruolo.
Caltanissetta aveva riposto in lui la speranza di una rinascita. Con il suo entusiasmo, la sua correttezza e quella capacità naturale di stare in mezzo alla gente, rappresentava un futuro diverso, fatto di dignità, passione e amore sincero per la propria terra. Era anche un uomo dai mille talenti: attore, cantante, persona brillante e generosa, capace di trasmettere serenità e calore umano in ogni occasione.
Il destino, però, ha spezzato quel sogno troppo presto, proprio nel momento più bello. Eppure ci sono persone che il tempo non riesce a portare via davvero. Restano nelle parole, nei ricordi, nei gesti semplici che diventano eterni.
Indelebile quel tuo ultimo ricordo: una telefonata semplice, spontanea, piena di familiarità e affetto alla redazione del Giornale di Sicilia a meno di un’ora dalla tua uccisione: “Ciao Ale cumu si? Non è che per caso c’è li Totò? Deve venire allo studio per una visita”.
Gli risposi che eri andato via da poco, e lui, con la serenità di sempre: “Ok, lo aspetto allora, starà venendo qui. Ciao Alessandru’… “. Parole normali, quotidiane, che oggi assumono un valore immenso. Nessuno avrebbe immaginato che sarebbe stato l’ultimo saluto, poco prima del tragico destino che avrebbe gettato tutti nello sconforto.
Onorato di averti conosciuto, dottore.
Il tuo ricordo continua a vivere negli occhi di chi ti ha voluto bene, nella gratitudine di una città intera e nell’affetto sincero di chi ancora oggi, pensando a te, sente un vuoto impossibile da colmare.

