Il Vescovo Mario ai giornalisti: “Il coraggio di coltivare un pensiero critico”

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24 gennaio, festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, e come è ormai tradizione, il Vescovo di Caltanissetta, mons. Mario Russotto, ha celebrato la Messa nella Cappella Maggiore del Seminario per gli operatori dell’informazione e della comunicazione:

“Ho voluto esserci – ha esordito il Vescovo nell’omelia – proprio per dire quanto noi stimiamo il vostro speciale servizio. Molti sanno solo quello che voi comunicate e conoscono anche la vostra versione delle cose e delle vicende. Quindi sanno la verità come voi la raccontate: per loro questa è la verità. Quindi avete una responsabilità enorme da questo punto di vista, e bisogna anche essere eticamente attrezzati onesti nel pensare, nel dire, nello scrivere perché dietro quelle parole ci sta il vostro personale pensiero, ma per parole andranno a chi non sa nulla della vicenda e quindi apprende quanto gli organi di comunicazione trasmettono loro.

A volte ci sono vicende complesse, a volte sono vicende invece molto più banali o semplici. Nelle vicende complesse, soprattutto quelle che toccano persone o istituzioni a qualsiasi livello, di qualsiasi orientamento, bisogna davvero essere prudenti perché è facile, in un tempo in cui le istituzioni in genere hanno poca credibilità, è facile contribuire a una demolizione dell’autorevolezza delle istituzioni, come pure in un tempo in cui si è così rannicchiati, chiusi, egoisticamente aggrovigliati nell’individualismo, tutto ciò che riguarda la cosa pubblica già non interessa, già si ritiene qualcosa di sporco, bisogna stare attenti a non incrementare ulteriormente questa disaffezione per la cosa pubblica e voi avete da questo punto di vista una grande responsabilità.

Perché oggi tutti quelli che si occupano di comunicazione in tutto il mondo si incontrano per un momento di riflessione o per una celebrazione, perché è stato loro da Papa Pio XI per riconfermato con forza dal Papa San Paolo VI questo santo di cui oggi celebriamo la memoria liturgica San Francesco di Sales. Perché celebrarlo? che ha a che fare con la comunicazione con i giornalisti, con operatori dei social?

Francesco di Sales era un uomo, un giovane cresciuto comunque con una forte educazione cattolica, un forte sentire religioso, ma nella nella sua giovinezza entra in un tunnel così oscuro, così travagliato e non riesce a vedere luce, pensa di essere dannato per sempre perché non trova spiragli di verità in tutto quello che sente in giro. Nel suo territorio c’era un regime calvinista Calvino e quindi era facile demolire l’ istituzione Chiesa perché quando si tratta di demolire le istituzioni si trovano subito tante adesioni, addirittura le istituzioni civili cominciavano a osteggiare proprio i cattolici e fare in modo che nelle chiese non ci andasse nessuno.

In quest’epoca così drammatica il giovane Francesco è confuso e smarrito, ritrova la verità di se stesso e senso della vita e del suo esserci nel mondo con una missione ben precisa, un giorno quando ha il coraggio di entrare in una chiesa vuota e lì si lascia avvolgere dal silenzio e quel silenzio è come se tutto il crepitare del rumori di voci assordanti si placasse. Trova un attimo se stesso e in quello sguardo che rivolge alla Madonna comprende che lui con le sue crisi, con le sue lentezze, è amato dal Signore. E come lui ogni persona, ogni uomo, ogni donna. Ma è necessario che l’essere umano si riappropri della verità di se stesso, del senso della sua vita e del suo destino che non può essere la dannazione; che quindi le cose e la vita non si possono vedere solo come tenebre, come oscurantismo, come Calvino andava predicando. E che la Chiesa è uno strumento di evangelizzazione, ma per ridare dignità all’essere um umano, di evangelizzazione per ridare personalità e libertà all’essere umano. Non per schiacciare, non per schiavizzare, non per ridurlo a un semplice automa che vive di assenso a quanto la Chiesa dice.

Comprendendo questo si sente così libero, così gioioso che poi si fa sacerdote. E da giovanissimo sacerdote viene mandato nella regione dello Chiablease, una regione di dominio calvinista. Per la sua prima messa domenicale. accoglie in chiesa solo sette persone. E lui capisce che bisogna fare qualcosa, perchè la gente ha paura timore del regime che c’è. Siccome il Vangelo è liberante, lui vuole spiegare questo. E così si inventa per la prima volta uno strumento di comunicazione che costa fatica.

Scrive una sintesi delle sue omelie per la messa della domenica in un foglietto, un solo foglietto e questo foglietto lo copia decine e decine di volte, e poi va nelle case e lo distribuisce o lo mette nella buca nelle lettere, oppure le infilava sotto la porta, a tappeto. Comincia a questa comunicazione che incuriosisce la gente, perché la gente che aveva paura ad uscire, paura delle istituzioni calviniste, comincia a leggere, comincia a prendere coscienza. Comincia a rendersi conto che la verità è un’altra.

Ed è la convinzione di padre Francesco che li porta a questa riflessione e così piano piano la domenica la chiesa si riempie. E siccome Francesco era anche molto amorevole, era molto autentico, non aggrediva mai: spiegava discorreva. Era sempre molto dolce, molto umile nei suoi tratti. A poco a poco molti calvinisti ritornano alla chiesa cattolica. E lui continua questa incessante opera di comunicazione. E piano piano coinvolge altri laici vicini a lui a copiare quei foglietti, quei messaggi di Vangelo e a diffonderli a portarli a tutti.

Ecco perché Francesco è patrono dei giornalisti, degli scrittori, ha cominciato lui. E poi viene fatto vescovo di Ginevra. E in quegli anni si distingue per una cosa: la gente dice del Vescovo Francesco “quello che dice è vero perché la sua vita corrisponde a ciò che proclama”.

Vedete anche in questo il rapporto come si coglie la verità? nella coerenza tra ciò che si dice e ciò che si vive. E nello stesso tempo nel coraggio di coltivare un pensiero critico, non nel senso di criticare tutto e tutti, ma avere un proprio personale pensiero, sulle idee circolano sulle mode, su quanto accade e quanto in giro si dice. Francesco aiutava i suoi fedeli della diocesi di Ginevra a mantenere sempre la libertà della mente e del cuore. E a saper incontrare le persone, per accertarsi che le cose stavano davvero come si sentiva dire.

In questo modo, ecco il tema di questa giornata mondiale delle comunicazioni: “Custodire voci e volti umani”, cosa significa? Significa coltivare il pensiero critico non affidarci soltanto all’Intelligenza Artificiale alle tecnologie, perché lì troviamo schemi e algoritmi. E non possiamo rinunciare a pensare, anche perché questi strumenti di intelligenza artificiale sono gestiti da persone che tendono a massificare la gente per avere un pensiero unico. E’ l’impero economico dominante, che tende sempre più a schiavizzare. È come si schiavizza? Fai in modo che tutti la pensino come te, suscita in tutti il desiderio delle cose che tu vuoi vendere. E quindi nella gente nascono desideri di cose di cui non hanno bisogno. Però vanno appresso, le comprano, altrimenti sono fuori dal gioco, sono emarginati.

Bisogna stare attenti, bisogna avere orecchie e occhi, voci e volti per ascoltare e incontrare. Gli strumenti di comunicazione sociale non ci devono alienare né isolare, ma devono essere strumenti, appunto, per meglio capire, per più profondamente pensare, per più umanamente incontrare. Ecco il senso di questo tema. Voi avete delle mani strumenti, che siano la carta come il giornale, che sia la radio che sia qualsiasi cosa che sia nei social, avete in mano strumenti potenti. Quindi sappiate educarvi, formare per educare e formare all’autonomia del pensiero e alla libertà delle scelte”.






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