Era un angolo in disordine, border line tra centro storico e costruzioni del dopoguerra, la piazzetta intitolata a Don Luigi Sturzo, all’incrocio tra via Kennedy e via De Gasperi a Caltanissetta. La scelta dell’intitolazione era stata opportuna, in quell’incrocio, ma lo spazio negli anni è stato abbandonato, tra marciapiedi traballanti e spazi verdi di erbe selvatiche, senza valorizzarne la struttura, il collegamento con la via Sallemi, la luce che lo rende accogliente, ma mette in evidenza anche l’incuria.
Da oggi in quello spazio si è collocato un segno di rigenerazione: la stele dedicata a Don Luigi Sturzo, iniziativa dell’Associazione che porta il suo nome, presieduta dal dott. Stefano Vitello, che ha realizzato l’opera con un progetto di Bilancio Partecipato del Comune, affidando all’artista Lillo Giuliana il compito di realizzare la scultura.
“Servire non Servirsi” si legge nel cartiglio in cima alla stele: era uno dei motti più celebri di Don Sturzo, sacerdote sociologo e politico siciliano, fondatore nel 1919 del Partito Popolare italiano e prima ancora animatore appassionato del movimento cattolico tra ‘800 e ‘900, che mise in pratica il messaggio sociale della “Rerum Novarum” di Leone XIII costruendo strumenti concreti per riscattare il Meridione dal sottosviluppo, a partire dalle Casse Rurali e dall’azione negli Enti Locali per un decentramento dei poteri che smantellasse il centralismo dello Stato sabaudo che dopo l’Unità d’Italia aveva aggravato la “questione meridionale”.
Proprio a Caltanissetta, nel 1902, Don Sturzo volle riunire tutti i Consiglieri comunali e provinciali cattolici della Sicilia per costruire le basi di un impegno civile e politico che avesse l’ambizione di rappresentare un’alternativa al governo dei notabili liberali. Esiliato durante la dittatura fascista, continuò da Londra e poi dagli Stati Uniti a tessere i collegamenti con gli antifascisti cattolici italiani, ispirando, in Sicilia, la scelta dell’autonomia regionale contro il separatismo dei gruppi baronali e della mafia, nell’immediato dopoguerra.
Il monumento che gli è stato dedicato, alto, 2,80 metri, esile e suggestivo, suggerisce una verticalità che è aspirazione spirituale e insieme concretezza quotidiana, come suggerisce il sudario che scende dalla finestra che lo sormonta, simbolo di mediazione tra la Passione di Cristo risorto e la quotidianità della vita, a cui le tre pietre ai piedi della stele fanno rifermento come a radici solide nella terra.
I materiali utilizzati, tipici del nostro territorio, la pietra gialla di Sabucina e la pietra calcarea bianca di Comiso, iscrivono la vicenda di Don Sturzo, che ha avuto risonanza internazionale, nella storia della Sicilia più autentica, e valorizzano l’essenzialità delle linee, accogliendo anche un’asta di acciaio, che attraversa trasversalmente la stele, ad evocare la volontà e la determinazione nel pensare cose nuove e inedite e a renderle reali aprendo nuove strade.





