Incendi. Morte del Vigile del Fuoco a San Cataldo. il WWF: “Basta con le lacrime di coccodrillo”

redazione
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dal WWF Sicilia Centrale riceviamo e pubblichiamo:

Bonfanti (WWF Sicilia Centrale): Chi straparla di “emergenza” e dà la colpa al “caldo” vuol nascondere la verità, ovvero che il territorio è abbandonato in balia delle agromafie. Le Autorità facciano rispettare la legalità e contrastino realmente gli incendiari

Il WWF Sicilia Centrale OdV esprime profondo cordoglio per la tragica scomparsa del caporeparto dei Vigili del Fuoco Alessandro Marchì, morto ieri pomeriggio dopo un improvviso malore mentre lavorava allo spegnimento di un vasto rogo in contrada Mimiani a San Cataldo (CL). Alla sua famiglia, ai suoi amici ed a tutto il Corpo dei Vigili del Fuoco di Caltanissetta, rivolgiamo la più sincera vicinanza in questo momento di grande dolore. La sua perdita ha colpito profondamente sia la comunità Sancataldese sia tutti i volontari che, in diversi modi, si occupano di lotta agli incendi boschivi nel nostro territorio. Ad Alessandro Marchì va la nostra immensa gratitudine per l’alto senso del dovere, il coraggio e la dedizione.

In queste ore il Nisseno e l’intera Sicilia stanno rivivendo un incubo oramai ricorrente: ettari ed ettari di natura preziosissima stanno andando in fumo insieme a colture agricole e beni pubblici e privati con danni incalcolabili, mentre purtroppo già si contano le prime vittime. La Sicilia deve uscire dal paradosso di essere tra le ultime regioni italiane per copertura forestale (secondo l’inventario forestale nazionale sono 387.234 gli ettari boscati della Regione) e, allo stesso tempo, nonostante abbia il più alto numero di persone dedicato alla gestione e alla sorveglianza, nell’ultimo decennio è stata fra le prime regioni d’Italia per le superfici coperte dal fuoco.

«Chi straparla di “emergenza” e dà la colpa al “caldo” vuol nascondere la verità, ovvero che il territorio è abbandonato ed in balia delle agromafie» denuncia Ennio Bonfanti, Presidente di WWF Sicilia Centrale OdV. «Quella di ieri a San Cataldo non era un’emergenza ma una situazione prevista e prevedibile, che puntualmente e ciclicamente si verifica ogni estate: l’incendio nasce a valle delle SP 42 e 44 – in territorio di Caltanissetta – dove da mesi quasi nessuno ha rispettato le ordinanze sindacali che obbligano aziende agricole, allevatori e proprietari di fondi rustici ad eliminare la vegetazione secca e realizzare le ‘fasce parafuoco’ lungo i confini dei campi. Se queste prescrizioni – prosegue Bonfanti – fossero state attuate e rispettate, il fuoco – verosimilmente appiccato in maniera dolosa o colposa da un residente di quelle contrade – non si sarebbe sviluppato fino ad aggredire decine di ettari di campagna e raggiungere le abitazioni e i villini della periferia di San Cataldo».

E’ vero che gli effetti del cambiamento climatico determinano una maggiore forza distruttiva degli incendi, complici le temperature altissime, venti caldi impetuosi, siccità estesa. Ma proprio per queste ragioni istituzioni ed enti preposti non possono dirsi sorpresi e non si sarebbero dovuti far trovare impreparati.

«Adesso ci aspettiamo atti concreti e forti: le Autorità facciano rispettare la legalità e contrastino realmente gli incendiari! Da subito vanno sanzionati tutti i proprietari dei fondi agricoli che ieri sono stati attraversati dal fuoco perché lasciati incolti o comunque senza i viali tagliafuoco. Su questo – precisa l’esponente ambientalista – stiamo predisponendo azioni legali vero i Sindaci della nostra provincia che hanno emanato, nei mesi scorsi, le ordinanze stagionali antincendio ma poi non si preoccupano di farle rispettare tramite le polizie municipali. Poi serve un reale presidio del territorio contro le ecomafie e le zoomafie, con la creazione di un gruppo investigativo permanente ed interforze che, con azioni mirate di intelligence e di prevenzione, contrasti l’attività dei criminali incendiari e di chi trae vantaggio dallo sfruttamento illegale del territorio e delle risorse naturali (dal pascolo abusivo al bracconaggio; dalle discariche abusive alla cavatura di rocce ecc.)».

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