Intervista (impossibile) a Herr Johann Wolfgang Von Goethe. In un salotto. A Caltanissetta

Lillo Ariosto
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Le “interviste impossibili” sono ormai quasi un genere letterario, consacrato in Italia da un celebre programma di Radio due a metà degli anni ’70 che vide autori come Umberto Eco, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, Italo Calvino, Maria Bellonci, Alberto Arbasino “intervistare” personaggi celebri della storia e della letteratura a cui diedero voce attori come Carmelo Bene, Giulio Brogi, Romolo Valli, Adriana Asti, Tino Carraro, Paolo Poli ed altri.

Il senso dell’operazione è mettere in dialogo passato e presente, non per un gusto erudito di riesumazione ma per l’esigenza ontologica del presente di confrontarsi con il passato e scoprirne sempre nuove chiavi di lettura per rispondere alle domande contemporanee. “E’ il presente che spiega il passato, non viceversa” scriveva Benedetto Croce, e la cultura in fondo opera quotidianamente questa “interrogazione/interpretazione” mantenendo viva e vitale la lezione del passato.

Il caffequotidiano.online da oggi propone ai nostri lettori una operazione di questo tipo, con la scrittura brillante di Lillo Ariosto, avvocato-scrittore, che intervisterà alcuni personaggi legati alla storia del nostro territorio, contestualizzando la conversazione in luoghi iconici del nostro patrimonio culturale.

Ci auguriamo che l’operazione sia gradita e risulti stimolante per i lettori, proponendo un metodo di interlocuzione fruttuosa con le testimonianze del passato che possa essere motore di nuove domande e soprattutto di nuove risposte, non “ereditate” passivamente ma costruite consapevolmente e razionalmente, sulla nostra realtà difficile e spesso indecifrabile, nella quale viviamo.

Buona lettura!

INTERVISTA A JOHANN WOLFGANG GOETHE, che visitò Caltanissetta nel 1787

– Guten Morgen, buon giorno, Herr Goethe. Grazie per avere voluto accettare il nostro invito. Un onore per la nostra città e, ci lasci dire per la nostra casa, ospitare ancora una volta – dopo tanto tempo – un illustre letterato, padre della Weltliteratur (letteratura mondiale n.d.r.).

Herr Goethe lei è stato uno dei grandi protagonisti di quello che oggi è conosciuto come il Grand Tour. Un lungo viaggio formativo per l’Europa, soprattutto in Italia, intrapreso dai giovani aristocratici tra il Settecento e l’Ottocento per perfezionare la propria educazione culturale, artistica e storica. Recarsi sui luoghi della civiltà classica, visitando monumenti, musei e rovine, per conoscere lingue, modi e costumi del mondo classico era un rito di formazione cui i giovani dell’antica aristocrazia non potevano sottrarsi.

Lei come viaggiatore è stato un osservatore attento delle abitudini e degli usi delle popolazioni dei Paesi che ha visitato. Tra questi ha riservato grande considerazione alla Sicilia, visitando anche questo luogo, Caltanissetta. Quali sono state le sue impressioni?

– Mi lasci ringraziare per la vostra ospitalità. Nel caso di voi Siciliani davvero generosa. A dir del vero l’Italia tutta è stata per me una rivelazione. Una personale rinascita in un nuovo mondo, immerso in una luce piena di colori. Di voi Siciliani poi ho scoperto la naturalezza. Uno stato che noi tedeschi forse abbiamo smarrito in favore della teoria e dell’estrema razionalità. In voi ho scoperto la gioia dell’arte, il gusto del convivere, l’intreccio fra bellezza e vita quotidiana, anche se con il contrappeso di un fardello di immense contraddizioni, se non vere e proprie storture.

Nel mio “Viaggio in Italia” ho scritto che “qui finalmente mi sento uomo intero”, perché qui da voi ho compreso che la cultura non è un ornamento, ma respiro stesso dell’esistenza.

– Herr Goethe cosa davvero ha scoperto in Sicilia. Abbiamo letto che la luce della nostra terra lo ha sorpreso. In che senso il sole e la luce di Sicilia lo hanno impressionato, tanto da farla sembrare per lei una scoperta?

– Comprendo che per lei, che è siciliano, questo sentimento di scoperta possa sorprenderla ma deve comprendere che per noi dell’Europa centrale la luce, per ragioni naturali, non sempre si manifesta nella varietà di colori di cui voi godete, quasi ogni giorno. Persino la notte da voi possiede una luce piena di colori.

– La notte? Piena di colori Herr Goethe?

– Si di colori. Voi siete abituati e non vederla per la grande luminosità di cui beneficiate durante il giorno. Per voi la notte è una salutare pausa dal bagliore diffuso. Invece, da voi la notte, procedendo dal tramonto all’alba, possiede le tonalità dell’arancione forte, sino al viola, al blu scuro, sino al nero per poi virare, andando verso il sorgere del sole, nei pressi del melanzana, poi dell’ametista, per giungere al glicine sino alla lavanda, per poi cedere definitivamente alla luce del giorno.

– Confessiamo che non lo avevamo mai notato Herr Goethe.

– Voi siete troppo abituati a vivere nel fragore della luce. Coltivate pure le vostre terre ispirandovi alla luce del sole. Quando siamo partiti venerdì 27 aprile da Girgenti, dopo l’ultima passeggiata verso il suo mare, guardandoci alle spalle ci è sembrato che l’orizzonte fosse costantemente sbarrato da rilievi che non davano spazio alle pianure evocate alla tanto decantata coltivazione del grano. Il nostro vetturino, preso a Messina, ci ha sbalordito quando ci ha rivelato che se volevamo vedere il mare, colore oro, di grano avremmo dovuto attraversare le terre interne. Abbiamo così rinunciato alla tentazione di procedere verso Siracusa, per incamminarci, l’indomani, 28 aprile del 1787, per venire nella sua Caltanissetta.

– Una esperienza terribile, con le strade del tempo Herr Goethe.

– Il viaggiatore del Grand Tour non è come il turista dei vostri giorni. Il viaggiatore dei vostri giorni è considerato solo un consumatore di un bene come un altro, tant’è che è tutelato da specifiche leggi. Un vero viaggiatore sa che deve andare incontro a dei sacrifici, deve abbandonare le comodità della sua casa. Senza questo “sale” non potrà mai affrontare l’esperienza dei luoghi che intende visitare.

– Come ha trovato l’interno della Sicilia Herr Goethe?

– Oggi possiamo finalmente dire d’aver avuto dal vero l’immagine di come alla Sicilia sia stato abbinato il nome d’onore di granaio. Appena di poco fuori Girgenti, è cominciato il terreno fertile. Non sono grandi superfici, ma dorsali di colline e di montagne che si estendono dolcemente e sono coltivate in modo continuo a grano e orzo, offrendo all’occhio un’ininterrotta massa di fertilità. Il terreno adatto a queste coltivazioni viene usato e trattato in modo che da nessuna parte si vede un albero. La terra viene concimata per fave e lenticchie, gli altri frutti della terra crescono dopo questa raccolta estiva. Spighe di orzo ancora verdi a fasci, come pure l’erba medica, vengono offerte in vendita al passante a cavallo. Abbiamo cavalcato sotto il sole torrido, attraverso questa fertilità desolata e siamo stati contenti di arrivare alla fine nella ben situata e ben costruita Caltanissetta.

– Le siamo molto grati Herr Goethe per la sua visita. Forse non sa che all’interno del nostro Palazzo del Municipio, per i cent’anni dalla sua visita, è stata apposta una lapide che ricorda la sua venuta in città.

– Ringrazio i cittadini di Caltanissetta per l’onore che mi è stato tributato. A dir del vero, in quel 28 aprile, arrivati in città, abbiamo cercato invano una locanda decente. Abbiamo potuto vedere i muli in stalle con magnifiche volte, i servi che dormivano sull’erba medica destinata agli animali, ma lo straniero non aveva possibilità di trovare un’adeguata dimora.

– Herr Goethe lei ha comunque sostato a Caltanissetta e nei suoi scritti descrive il luogo dove ha dormito e parla delle conversazioni intrattenute con i notabili del luogo.

– Nonostante i disagi, ho potuto conoscere il senso di ospitalità sincera che anima gli abitanti di Caltanissetta. Mi è stata offerta una stanza in affitto, anche se prima abbiamo dovuto provvedere alla sua ripulita e alla sistemazione di un letto degno di questo nome. Non abbiamo trovato né sedie né panche. Siamo stati seduti su bassi sgabelli di legno robusto. Soprattutto per il mangiare però ci siamo dovuti inventare qualcosa. Avevamo comprato un pollo lungo la strada. Il vetturino era andato in cerca di riso, sale e spezie; siccome egli non era mai stato qui, per molto tempo non abbiamo saputo quale luogo poteva essere usato per cucinare, dato che nella locanda stessa non era possibile. Finalmente un cittadino anzianotto si è scomodato per prestarci forno e legna, pentole e stoviglie in cambio di pochi soldi, per mostrarci la città mentre cucinavano, e per portarci infine al mercato dove stavano seduti, come si usava nell’antichità, i notabili della città, che chiacchieravano tra di loro e che hanno voluto essere intrattenuti da noi. Abbiamo dovuto raccontare di Federico II e la loro partecipazione verso questo grande Re era talmente vivace che abbiamo nascosto loro la sua morte, per non diventare antipatici ai nostri ospiti a causa di una notizia così nefasta.

– Herr Goethe oggi possiamo rivelarle che quei notabili non conoscevano affatto il vostro Federico II di Prussia, cui voi vi riferivate. Loro intendevano il grande re di Sicilia Federico II di Hohenstaufen, anche lui di origine germanica.

– Non lo avevo inteso. Mi spiace.

E oggi, qui nel nostro salotto, come vede Caltanissetta Herr Goethe?

– Caltanissetta, naturalmente, la trovo in condizioni migliori rispetto al 28 aprile del 1787. Ma questo è naturale. Oltre due secoli di storia non sono pochi. Mi dicono che si sono perse tante cose preziose per il lavoro, anche se venendo qui ho visto tanti segni di un benessere inusitato. Dove c’erano messi “desolate” di grano ho visto ville con giardini, se non addirittura veri e propri parchi, con piscine e coffee house con spogliatoi ai bordi. Anche urbanisticamente la città mi sembra abbia un ordine maggiore rispetto agli altri centri visitati. Forse il quartiere a sud, dove una volta c’era una vera e propria palude, seppure con edifici di buona fattura, mi sembra privo un ordine ortogonale. Mi dicono che ci siano due teatri, con diversi cartelloni di spettacoli. Ho notato la presenza di nuovi cittadini dalla pelle più ambrata. Non ho visto però molta gente per le vie mentre ho potuto notare grandi folle nei supermercati. Forse quello che non è cambiato è una certa sonnolenza e un latente sentimento di rassegnazione. Non mancano, però, segni di una buona vita. Anche qui, dove mi trovo adesso, sono in un salotto comodo, ben arredato, con quadri e vasi di fiori, con una vista magnifica sull’antico Collegio dei Gesuiti. Non mi pare si possa dire di stare male.

Con queste ultime, benevole, considerazioni lasciamo Herr Goethe ai suoi impegni, ringraziandolo per la conversazione che ci ha voluto accordare. Ci saluta con un sorriso un pò’ meno teutonico, che però ci appare contaminato da un discreto grado di mediterraneità. Ci permettiamo di offrire un piccolo cadaux de la soirée. E’ una pregevole pubblicazione, con alcuni scritti di una mia cara amica: “Caltanissetta. Racconto di una città”.  Salutandolo, abbiamo voluto evitare di rivelare che il posto dove ci aveva concesso di conversare, il nostro salotto, era nello stesso edificio, naturalmente trasformato nel tempo, dove ebbe a soggiornare quel 28 aprile del 1787. Un tempo Case Salazar-Ayala. Oggi casa nostra.

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