Rimodulazione nella giunta comunale: Licata e Genovese sostituiscono Mirisola e Falcone
Ha ballato una sola estate l’assessore Marcello Mirisola, messo alla porta dopo soli sei mesi di assessorato e dopo essersi dimesso da Consigliere comunale: una vera e propria dichiarazione di guerra del Sindaco Tesauro rispetto al gruppo che ha eletto il più votato dei consiglieri comunali, sostituito su due piedi, insieme all’assessora Matilde Falcone, per fare posto a Salvatore Licata, sponsorizzato a livello regionale da Raffaele Lombardo e a Christian Genovese di Fratelli d’Italia, per cui pressava in prima persona il presidente del Consiglio comunale Bruzzaniti.
Ufficialmente le motivazioni del colpo di scena di Palazzo del Carmine sono state espresse dal Sindaco Tesauro in un comunicato diramato in serata dall’Ufficio Stampa del Comune, in cui, dopo una premessa in stretto e criptico giuridichese, per spiegare come un Sindaco possa defenestrare gli assessori senza colpo ferire, aggiungeva: “Le motivazioni che hanno portato a questa decisione sono differenti. L’assessore Mirisola, con proprio comunicato stampa ha ritenuto di non sottoscrivere il documento politico-amministrativo avente ad oggetto le recenti vicende giudiziarie, da me firmate (lapsus freudiano? ndr) e dagli Assessori Delpopolo Carciopolo e Adornetto, sostenendo invece la “inopportunità” della pubblicazione del predetto documento politico, oltre a dichiarare l’ “assenza di riferimenti provinciali del partito. Una presa di distanza e un atto della autonoma posizione politica assunta dall’Assessore. Per l’assessore Falcone, invece, la decisione è stata spinta in ragione del mutato quadro politico espressione dell’azione amministrativa. I due innesti sono stati scelti nell’ottica di un percorso di armonizzazione degli equilibri politici.“
Un’operazione di giardinaggio vendicativo quindi, con gli “innesti” nella Giunta per “armonizzare gli equilibri politici”, che squaderna una lacerazione profondissima nella compagine di maggioranza, leggibile a Caltanissetta, ma con un sottotesto palermitano che, attraverso il nuovo coordinatore Marcello Caruso e il Presidente Renato Schifani, contrari ad accelerare il regolamento dei conti, arrivano al grande manovratore appartato del centrodestra siciliano, Salvatore Cardinale, che può contare a Palazzo del Carmine su un consigliere comunale rilevante quanto in questi mesi molto silente, come Gianluca Miccichè, che il caos di questi giorni rilancia verso le elezioni regionali del prossimo anno.
Attualmente spiazzati dal colpo di testa del Sindaco, i maggiorenti palermitani avranno il tempo di ritessere posizionamenti, alleanze, promozioni, nuovi equilibri, e il Sindaco avrà il tempo (poco) per comprendere se ha fatto meglio a cedere alle pressioni di Lombardo e Bruzzaniti piuttosto che alla prudenza dorotea di Schifani e Cardinale. E forse, durante queste sue valutazioni, non è escluso che possa transitare in un’altra dimora politica del centro-destra, recuperando un dinamismo ipercinetico dopo un anno e mezzo di immobilità obbediente.
Ad assistere allo spettacolo i cittadini nisseni, che avevano investito la maggioranza dei loro consensi, a torto o a ragione, su un centro-destra che è andato in mille pezzi dopo un anno di amministrazione (si fa per dire), e che si ritrovano in una città in cui esplodono silenziosamente vecchie e nuove povertà, una emorragia di emigrazione giovanile, un vuoto di visione progettuale e di capacità politica sconfortante, una prospettiva in cui questo vuoto rischia di fagocitare come un buco nero le ultime risorse e soprattutto le ultime speranze di una città che ormai, da più di 50 anni, ha soltanto “un grande avvenire dietro le spalle”.
I nisseni si possono salvare soltanto riprendendo pienamente in mano la propria responsabilità civile e politica, in prima persona, senza delegare più a nessuno le proprie sorti, decidendo di investire le proprie risorse materiali e culturali in un progetto da costruire insieme, partendo da quello che c’è nel territorio, e non è poco. Altre città piccole e medie della Sicilia sono state capaci di farlo (Ragusa, Enna per es.).
Non è impossibile, non abbiamo alternative, non abbiamo altro tempo

