“Stava pensando di partire e di andare via da quei luoghi famigliari che non gli ricordavano più nulla. Lì lasciava i suoi affetti, i suoi ricordi, le sue memorie e non sarebbe più ritornato. La sua meta preferita era Parigi, sua città natale, ma poteva anche essere un’altra città del nord Italia. Forse, Milano. Li conosceva qualcuno.
Aveva conosciuto attraverso i social un noto psicoanalista e con lui si era creato un armonioso rapporto di amicizia. Si capivano facilmente per il comune linguaggio, in un tempo liquido e asfittico dove la frenesia del vivere è diventata la prigione sociale di tutti.
“Ma dove corri se sei destinato a morire, la morte è sempre lì, dietro l’angolo”. Lo diceva a tutti. Ma gli altri correvano lo stesso per i denari, la fama, la gloria senza ritorno. Lui era un bastardo senza gloria!
Con un gentile e garbato invito gli aveva detto il dottore dell’anima: “Venga qui, sarà ben voluto a Milano. Le farò conoscere tanta gente interessante. Lo so, lo so, il paese le sta stretto. Lei ha bisogno di respirare un’altra aria culturale per potere rinascere, lontano dalla sua terra. I nostri amici comuni conoscono i suoi scritti, i suoi articoli sui giornali, le sue riflessioni sul suo diario quotidiano e apprezzano le sue bellissime poesie, singolari e rare perle d’autore”.
Finalmente, poteva parlare con qualcuno che lo capiva, qualcuno che possedeva la vera cultura e la conoscenza umana di essere un uomo per poterlo capire. Ne aveva conosciuti di intellettuali, scrittori, poeti, scienziati, professori universitari. Ma il suo coetaneo, aveva scoperto che erano nati nello stesso anno, aveva una sensibilità all’ascolto che ai giorni nostri è difficile trovare. Gli esseri umani sono diventati monadi chiuse, corazze egoiche monche di aperture solari, soggetti senza fiato, donne e uomini privi d’amore e di amicizia.
“Da noi potrà fare un’altra vita, una vita ricca e piena. Il nostro calore umano sarà il suo conforto. Lo sappiamo, Lei è sprecato in quell’ambiente deprimente fatto di liti e di pettegolezzi, un luogo senza speranze, un posto mortifero …. la vera agonia della sua terra e della sua esistenza”.
Lo desiderava da tempo di andar via. Evadeva spesso leggendo e scrivendo i suoi “racconti apolidi”, una continua fuga dalla realtà per sentirsi degno di questa vita. Come avevano fatto tanti scrittori e ricordava l’Ariosto, fra tutti. L’immaginazione era la sua vera arma per scappare da una realtà grigia, ripetitiva, sempre uguale a se stessa, noiosa e inconcludente.
Gli bastava quel pensiero, sapere che sarebbe andato via. Anche sua moglie era d’accordo: “Vai via da qui, questo non è il posto giusto per te. Sei ancora giovane, hai la pelle liscia e tirata, e tanti giovani sono partiti in cerca di avventure e non solamente per la mancanza di lavoro!”. Era vero. Aveva conosciuto tantissimi giovani che erano partiti. Gli anziani del paese piangevano i loro figli e i loro nipoti. All’improvviso era scomparsi tutti, a causa del ciclone Mandrake che aveva spazzato via tutto.
Si rallegrò, finalmente riprese fiato! La vita era ritornata a sorridergli!”
da “Racconti apolidi” di Tonino Calà

