Se non ora quando?

Tonino Cala
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“L’anti Kafka c’est moi”.

Aveva letto e studiato il “Romanzo del Novecento” di Giacomo Debenedetti, dove erano presenti le monografie dei grandi scrittori e romanzieri del Novecento. Un libro che lo aveva intimamente segnato perché parlava della crisi dell’uomo del Novecento, una crisi profonda e strutturata che forse non è mai finita.

Gli faceva orrore la “Mosca” di Kafka, con quel personaggio uomo che si trasformava in mosca. Anche Pirandello si era occupato del perturbante mostruoso dentro di sé, il deforme monstre che è presente nell’uomo. L’uomo vive di incubi nel tempo delle guerre e delle distruzioni ambientali. Non solo.

Quando era bambino gli davano fastidio gli insetti e uccideva con molta soddisfazione le mosche, il nero che sentiva dentro di sé, la pulsione di morte che lo inquietava e non gli faceva dormire sonni tranquilli. Erano nere e sporche come le zecche piene di sangue.

L’estate era ormai finita ed era arrivato l’autunno. Ci si preparava al freddo e con il freddo scompariva tutto. Gli insetti muoiono con il freddo o vanno via nei paesi caldi del Nordafrica.

Sognava che l’aria fosse stata bonificata dalla temperatura che si era abbassata e che tutto scomparisse: insetti, mosche e altri simili nell’ambiente in cui viveva. Era andato via ciò che gli dava fastidio.

La mosca nera era il perturbante dentro di lui che gli dava molto fastidio e lo inquietava. L’igiene del suo mondo interiore non era la guerra, non amava le guerre, amava la pace. Ci può essere amore se c’è pace.

Quella mosca nera era un uomo che conosceva e che aveva coltivato simpatie fasciste e militariste. Nero nell’anima, voleva comandare perché si sentiva superiore, un uomo che sapeva comandare! Un uomo? Forse un uomo bambino che giocava ancora con il suo carro armato e con i suoi soldatini di piombo.

Per tantissimi anni aveva sopportato quell’uomo ridicolo, capace solamente di urlare e di dare ordini, stupido, ignorante e violento come certi generali dell’esercito, non tutti, anonimi guerrieri che desiderano fare le guerre come i bambini che giocano con le loro pistole ad acqua.

I morti delle guerre erano veri, erano corpi freddi e privi di calore, come erano vere le case distrutte dai bombardamenti. E cosa era rimasto in piedi? La gloria dei coglioni che sparano i missili per sentirsi grandiosi, gli idioti della razza eletta, i porci che non possiedono un’anima e con la mente turbata dal loro orrore.

Era scomparso quell’oscuro signore: aveva bonificato il suo inconscio, si era liberato di lui, di quella presenza tanto ingombrante che gli dava parecchio fastidio, a tal punto da fargli venire il mal di testa.

Al risveglio si sentiva molto sereno. La copertina del libro citato era di blu intenso e marino, come il colore del mare aperto, dove il mare è alto e profondo. Forse non a caso. Un mare di cielo o il cielo di mare lo stava a guardare.

Tonino Calà

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