Le (nuove) inchieste del Commissario Filippo Falconara. A Calatorre

Lillo Ariosto
Lillo Ariosto 280 Views
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Sesta puntata

I canini, i panini, le macchine, ”le donne, i cavallier, l’arme, gli amor….”

I due canini sporgevano ancora dalla bocca dell’irsuto Totino (il) Greco, come pronti ad azzannare le giugulari del povero Falconara. Per un attimo temette il peggio. L’istinto di conservazione gli fece ricordare il suo gruppo sanguigno: B Rh+. Pensò che era un gruppo che poteva ricevere da tutti i compatibili B+, B-, 0+ e 0-. Si sentì rassicurato. Almeno una trasfusione, se fatta in tempo, avrebbe potuto salvargli la vita.

Abbandonò questi strani pensieri e riprese più sicuro di prima.

– Allora. Dove eravamo rimasti?

Totino (il) Greco ripose al suo posto le potenti mascelle. Poi si avvicinò con la sedia al tavolo di Falconara e come se stesse rivelando un segreto confessabile solo a un sacerdote penitenziere bisbigliò in direzione del Commissario.

Dottore i panini di oggi hanno ricette che assomigliano alla formula della bomba atomica. Oggi va di moda il “panino complicato”. Il panino multistrato o ad onde. Difficile da mangiare senza sporcarsi o senza che gli ingredienti sfondino la crosta e ruzzolino a terra. Anzi più ne cadono, più vuol dire che il panino è buono. Anzi, è più importante.

Falconara ascoltava ripensando alle sberle che rimediava da suo padre quando, lui bambino, si lasciava involontariamente sfuggire qualcosa dalla bocca. Si sentiva ancora bruciare la parte posteriore del collo, fra le spalle e la nuca, il cosiddetto “cozzo”, luogo canonicamente deputato a ricevere le “possenti educative manate paterne”.

Poi di nuovo (il) Greco riprese nella spiegazione.

– Caro Commissario deve sapere che per fare il panino complicato ci vuole la patente.

Poi aggiunse come se ci avesse pensato improvvisamente.

– Anche per mangiarlo ci vuole la patente.

Falconara, stupidamente, immaginò quale razza di enti certificatori potessero rilasciare queste licenze abilitative. La confessione venne interrotta dall’esile biondino, quasi diafano, (il) Turco.

– Senta come si fa, caro Commissario. Si prende una pagnotta di farina doppio zero, si svuota, eliminando la mollica. Gli si dà una riscaldata, si taglia in due e all’interno si inseriscono pomodori maturi, avocado, abbondanti salse dolci e piccanti, verdure a foglia larga e due fette di peperoni rossi. Poi si inserisce una cotoletta intera o due o tre fette di carne, che devono rendere difficile il morso, in modo da far fuoriuscire gli ingredienti ad ogni addentata. Alcuni ci vogliono pure strati di salumi italiani, formaggi, e una ricca purea di melanzane. Commissario mi deve credere. La patente ci vuole per mangiare questo panino.

Falconara era inorridito dalla accozzaglia di ingredienti dichiarati dai due “gemelli diversi”. Il biondino diafano (il) Turco e irsuto e bruno (il) Greco.

– Commissario, ci deve credere. Guardi. Ce lo giuriamo su quello che lei ha di più caro. Che avesse a morire subito se ci diciamo una bugiarderia.

Falconara ringraziò mentalmente per la singolare preferenza.

– Nonostante la difficoltà, il panino complicato è veramente delizioso e vale la “fatica” di mangiarlo. Guardi. Stia attento, perché magari poi non lo capisce.

– Cosa?

Domandò Falconara. I due manco gli diedero conto, continuando nella spiegazione.

Allora… Commissario se vuole se lo può scrivere. Può prendere appunti… come dite voi della Polizia.

Commissario, a noi, vendere questi panini “alla bomba atomica” ci conviene assai, assai.

Un panino di questo lo facciamo pagare otto euro.

A noi ci costa, tutto completo, si e no – taliasse – due euro. E manco.

Per finirlo, senza affocarsi, occorrono almeno due o tre birre. Perché mette una sete del diavolo. Due bottiglie di 33 cl vengono, a cinque euro l’una, dieci euri. Se sono tre, quindici euri. Nel mentre che prepariamo il panino ci incucchiamo una vaschetta di patatine fritte da due euro. Come vede ogni panino ci fa incassare venti, venticinque euro “tonti, tonti”.

Falconara sorvolò sul “tonti, tonti”, in omaggio alla scimunitaggine dei giovani clienti, autocandidati ad accumulare grassi sulla panza e sulle cosce, per la fortuna dei produttori delle creme anticellulite.

Un tipico esempio di “economia circolare”.

Falconara continuò con il giovane che, a dispetto del suo cognome, pareva un pirata saraceno. Signor Greco mi dica.

– A disposizione signor Commissario.

A Falconara parse di ricevere la solita timpulata per quella locuzione “a disposizione”. La odiava sino al midollo. Si riprese subito, rivolgendosi ai due ora con tono inquisitorio.

– Avete ricevuto richieste di pizzo?

Si sentì rispondere.

– Ma quale signor Commissario…. A noi mai nessuno ci è venuto a cercare. Commissario, lei lo sa, anzi lo deve sapere. Nei piccoli centri della provincia niente succede. Nessuno ci ha chiesto il pizzo. Da noi vengono i megliori piccoli delinquenti della città. Noi li accontentiamo con i panini che chiedono. Tra di loro si sfidano a chi mangia il panino che “arzìa” di più. Il più piccante, và!

La prendono come una prova di forza. Noi li assecondiamo.

Quindi con tono confidenziale.

– Commissario, che poi…. se ci fanno chiudere…. Come si sfidano?

– In che senso, si sfidano?

Chiese Falconara.

– Si Commissario, sti scimuniti si sfidano a chi resiste di più alla nduja più forte. Quella che brucia di più. Quella che arzìa assai, assai. Diventano rossi, rossi e subito si attaccano alla birra per spegnere le vampe nelle cannarozza e nello stomaco. Alcuni si fermano a uno a due panini massimo. I più forti si fanno fare panini sempre più “pesanti” e bevono sempre più birra, sempre più alcolica, come quelle olandesi, francesi e macari belgesi.

Falconara stava correggendo quest’ultima bestialità, quando venne interrotto con un gesto della mano che preannuciò.

– E poi si fanno le sfide con le macchine.

 – Quali sfide?

Chiese Falconara.

– Le sfide con le macchine. A due a due si mettono uno all’ato all’altro dentro le macchine. Facendo una sgasata appresso all’altra. Come se si fosse alla partenza di una corsa di formula uno. Una delle zite di questi scimuniti. Generalmente quella più “bona” con la minigonna più corta si mette a centro di questa linea di partenza e appena si alza la gonna, come se fosse la mantella del torero sventolata davanti al toro, accelerano e partono. Il primo che arriva a superare il palo della luce a fine strada vince.

L‘altro che perde paga i panini a quello che ha vinto.

Falconara parse riflettere. Poi chiese.

– Ma le macchine di chi sono?

– Le macchine sono di loro stessi. Ognuno se la conza come gli pare.

Il Commissario, in automatico, fece una riflessione ad alta voce.

– Ma ci vogliono molti soldi allora. Elaborare un motore o fare modifiche alla carrozzeria costa parecchio.

Si senti rispondere.

– E certo Commissario. Ma però non si faccia idee sbagliate. Guardi che i nostri clienti sono delinquenti onesti. Loro cosa brutte non ne fanno, Niente ammazzatine, o droga, o rapine. Loro al più danno qualche lezione a qualche marito che incuieta la moglie o la figlia di un amico. Una carramata di legnate a qualcuno che ha perso al gioco e non vuole pagare o ha ricevuto un prestito e non vuole dare la rata mensile di interessi.

Insomma…. sono delinquenti “puliti”.

Falconara non volle pensare al tipo di onestà e pulizia che i due consideravano. E chiese ruffianescamente.

– Ma c’è qualcuno che ha qualche macchina più potente degli altri?

La risposta immediata.

– Ma quale commissario. Sono tutte cose finte. Macchine arrunzate. Rimediate alla meglio.

Ultimamente c’è uno che fa ridere i polli. Si è accattato una macchina giapponese che pare fatta a Ferrari. Ma è una minkia china d’acqua. Anzi due, con rispetto parlando. Lui e la macchina pure. Poi lui è una cosa inutile. Inutile assai. La macchina se la è fatta comprare pure dalla povera mischina della zita che fa i capelli a parte di casa. La parrucchiera a domicilio. Questa mischina  ci va appresso. E manco sappiamo il perché. Visto che lui è un fimminaro, anche se “aggratis”, perché nessuna ci dà conto.

Ogni tanto va a fare casino strate-strate. Inquietando le femmine oneste lavoratrici sul vialone della stazione.

Una volta, uno che abbada a queste oneste lavoratrici lo ha tirato fuori dalla macchina e ha accominciato a riempirlo di sberle a due a due, sino a quando non stavano diventando dispari. Se non era per il suo amico che aggiusta telefonini che è un armadio a muro che glielo levava di mano…. non sappiamo come gli andava a finire.

– E chi è questo suo amico?

Chiese Falconara.

– Ah.. no! Non lo conosciamo. Sappiamo solo che vende telefonini o meglio li aggiusta. E infatti quello si è salvato perché una di queste lavoratrici, che si stava impressionando assai per le legnate che stava prendendo questo cosa inutile, ha chiamato questo suo amico con il telefonino che le aveva aggiustato qualche giorno prima.

Ci fu un attimo di pausa.

– Va bene. Ma desso parliamo dell’incendio.

Falconara, rivolgendosi ai due, (il) Turco e (il) Greco, con tono di finta meraviglia.

– Allora, ditemi, l’incendio?

Si sentì rispondere all’unisono.

– E che ne possiamo sapere noi. Noi panini facciamo. Che siamo la Polizia?

Falconara comprese che, al momento, non avrebbe ricavato niente altro dai due. Avrebbero sempre negato ogni minaccia o richiesta subìta. Decise di adottare un diversivo. Li fece accompagnare alla porta. Poi a bruciapelo domandò.

– Ma allora le macchine incendiate?

I due all’unisono, con un lieve sorriso sulle labbra, risposerò sereni.

– Commissario le macchine non sono panini. I panini sono mascoli. Le macchine sono femmine. L’incendio cosa di femmine quindi è.

Così dicendo andarono via, mostrando le terga dei jeans artisticamente strappati, tanto da fare intravedere degli orribili slip firmati.

A Falconara riecheggiò l’ultima frase.

 “Cosa di femmine è!”

To be continued……

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