a cura di Brera
La Nissa, adesso, deve fare la voce grossa
Il pari di Licata non è un dramma, ma ripropone vecchi difetti. Mercoledì contro il Trapani servirà una squadra diversa: più cinica, più cattiva, più consapevole della propria forza.
Niente processi, niente drammi e soprattutto niente isterismi. Ma nemmeno facciamo finta che non sia successo nulla.
Il pareggio di Licata è un risultato che deve far riflettere. Non perché una partita possa cancellare il valore di una squadra costruita per vincere, ma perché dentro quel pareggio ci sono alcuni segnali che la Nissa non può permettersi di ignorare.
E il calendario, ironicamente, non concede nemmeno il tempo di pensarci troppo.
Mercoledì c’è il Trapani.
E allora sarà già tempo di risposte.
Perché la Reggina corre, macina punti e non sembra intenzionata ad aspettare nessuno. E quando l’obiettivo dichiarato è quello di vincere il campionato, ogni passo falso assume un peso diverso.
Luca Giovannone lo ha detto chiaramente: la Nissa è condannata a vincere.
Una frase che non può restare soltanto uno slogan da presidente. Deve diventare una mentalità.
Per vincere, però, bisogna prima di tutto smettere di farsi male da soli.
A Licata la Nissa ha avuto le sue opportunità. Ha creato, è andata avanti, ma non ha avuto la cattiveria necessaria per chiudere definitivamente la partita. E questo è il punto.
Perché se una squadra costruisce tanto ma concretizza poco, prima o poi il calcio presenta il conto.
E quando giochi in trasferta, quel conto può arrivare ancora più salato.
È qui che tornano a galla i vecchi difetti della passata stagione: una squadra capace di produrre occasioni, ma spesso incapace di trasformare la propria superiorità in vittorie; una squadra che, una volta avanti, non sempre riesce a gestire il risultato con la personalità che ci si aspetterebbe da una formazione costruita per primeggiare.
Il paragone con Lamezia e con il Sambiase viene spontaneo.
Stessa sensazione di occasione sprecata. Stesso retrogusto amaro. Stesso interrogativo: perché una squadra così attrezzata continua a complicarsi la vita?
La domanda è legittima.
Anche perché gli alibi, questa volta, non possono essere infiniti.
Gli infortuni sono una realtà e nessuno li può negare. Ma proprio per questo la società ha costruito una rosa ampia e competitiva. Il direttore sportivo Lorenzo Giovannone ha lavorato sul mercato per consegnare a Francesco Di Gaetano una squadra profonda, nella quale le assenze dovrebbero poter essere assorbite.
Le richieste del tecnico sono state esaudite.
Adesso, dunque, è il momento di vedere sul campo il risultato di quel lavoro.
Non serve una rivoluzione.
Serve un cambio di mentalità.
La Nissa deve diventare più cinica. Deve capire quando è il momento di accelerare e quando è il momento di congelare la partita. Deve imparare a non concedere seconde possibilità quando ha già messo l’avversario alle corde.
Una corazzata non si misura soltanto dalla qualità dei suoi giocatori.
Si misura dalla capacità di vincere anche quando non tutto gira alla perfezione.
Ed è forse proprio questo il passaggio che ancora manca alla Nissa.
I tifosi, intanto, hanno già dimostrato di essere pronti.
Oltre cinquecento a Licata.
Cinquecento persone che hanno viaggiato, cantato, sostenuto la squadra e creduto nella possibilità di tornare a casa con una vittoria.
A loro non si possono chiedere miracoli. Si può chiedere soltanto di continuare a sostenere.
Alla squadra, invece, qualcosa in più bisogna chiederlo.
Bisogna pretendere personalità.
Perché qui nessuno vuole fare processi dopo poche giornate. Sarebbe assurdo. Ma altrettanto assurdo sarebbe ignorare i segnali che arrivano dal campo.
La società sa cosa deve fare.
Di Gaetano sa dove intervenire.
I giocatori sanno perfettamente che cosa è mancato a Licata.
Adesso bisogna trasformare le parole in fatti.
Il Trapani arriva nel momento ideale: non per una resa dei conti, ma per capire immediatamente se la Nissa ha imparato la lezione.
E allora niente alibi.
Niente drammi.
Ma nemmeno sconti.
Perché la Nissa ha tutto per essere protagonista. Ha una rosa importante, una società ambiziosa e una tifoseria che sta dimostrando di crederci.
Ora deve dimostrarlo anche lei.
La stagione è lunga, ma la pazienza della classifica è molto più corta.
E se davvero questa Nissa vuole essere una corazzata, è arrivato il momento di fare la voce grossa.
Brera

