Molte persone dicono che, oggi, nella nostra società è aumentata la cattiveria. A sentire loro prima non era così, c’era la vera amicizia, c’era la genuina bontà! Per me non è vero: era una finta bontà, la cattiveria c’è stata sempre!
Quando si è attaccati ai legami trascorsi, il passato sembra luminoso e bello, grazie al sentimento della nostalgia tutto diventa meraviglioso nel ricordo di persone e accadimenti. La nostalgia non è una buona cosa perché non ci fa vedere la realtà per quello che è, provando la paura di affrontare la vita!
I nostalgici del fascismo o del comunismo (sovietico) sono persone che hanno paura del presente e che non sanno affrontare l’oggi, invece di pensare al passato che è morto e sepolto! Con i nostalgici non si fa la Storia perché il passato non ritorna mai allo stesso modo. L’oggi non è ieri.
I fascismi, come tutti gli ismi, in realtà nascondono il desiderio di una schiavitù deresponsabilizzata: quella di sottomettersi ad un capo che comanda e dà ordini. Un desiderio inconsapevole per fuggire dalla propria libertà? “Fuga dalla libertà” è il titolo di un’opera dello psicoanalista Erich Fromm.
La gente si rintana nel capo quando ha paura ed è insicura, come può fare un bambino che cerca protezione e si nasconde tra le braccia della madre o del padre.
La vera umanità e la democrazia non hanno bisogno né di capi né di capetti, in versione maschile o femminile! L’esercizio della democrazia è faticoso quando si legittima la propria libertà di scegliere e di decidere senza alcuno condizionamento familistico.
La nostra gratitudine è indirizzata al grande scrittore siciliano Leonardo Sciascia che citava spesso il “familismo amorale” dell’antropologo napoletano Ernesto De Martino, con il suo concetto etnico invalidante e parassita di una società meridionale dell’affaire speculativo e del commercio delle clientele.
Ci hanno convinto le foto e i video sui social di suggestivo calore, festosità, allegria, fervore goliardico. Mentre a Gaza si muore di fame e vengono massacrati bambini innocenti, donne e anziani fragili, in altri paesi si gode la festa, una festa che si ripete sempre allo stesso modo, sempre identica a sé stessa.
“Pane e giochi equestri” sono una potente droga e la vita delle piccole e grandi comunità è spesso attraversata dalle feste popolari. Tutti sono preoccupati per l’alcol e per il “fumo” consumato dai giovani. Anche le feste finiscono sempre, facendo vivere ai partecipanti una profonda tristezza per la loro conclusione: “Agnello e salsa di pomodoro e finisce anche il battesimo!”.
Nell’antropologia mediterranea anche i riti funebri sono delle feste. Ci riferiamo agli antichi e arcaici rituali di morte dove il trapasso era vissuto con gioia, quasi una liberazione da festeggiare con cibi e con vino. La festa da noi è importante perché è l’aspetto vitalistico e orgiastico dell’esistenza, in contrapposizione alla caducità della vita e all’ombra funesta della scomparsa eterna.
I riti dionisiaci esaltavano la vitalità umana e più avanti confluivano nei riti sacri della passione cristiana, tra vita e morte, morte e vita. Basti pensare alle simbologie delle feste sacre che esorcizzano la paura collettiva della morte. Cosa molto diversa è la pietà popolare, la spiritualità collettiva che si fa coro e unione compassionevole rispetto alla sofferenza umana e al mistero della vita.
Troppe attenzioni vengono dedicate alle abbronzature estive, al trucco e al maquillage dei volti, alla chirurgia estetica, agli applausi e ai sorrisi finti. La vera realtà è un’altra, spesso nascosta e camuffata. Le persone che stanno bene non li vedi sulla passarella e in prima fila, non li vedi alle feste mondane e alle sagre paesane (per utile verso).
Sono diventati tutti modelli da esibizione equestre? Nelle piazze e nei talk show alla moda?
La vera malattia del nostro secolo: il narcisismo! Scoperto già nel secolo scorso da Sigmund Freud, si conosceva già da prima grazie agli scrittori, ai poeti, ai filosofi. I pensieri, le idee, l’arte non sono i corpi esibiti per farsi vedere. Chi non ha capelli non può lisciarsi la chioma! Anche i capelli e i baffi tinti non sono naturali e ci ricordano l’aspetto artefatto e mascherato dei soggetti attoriali. Il corpo è il tratto distintivo di Narciso.
Ci sono studi accurati che ho seguito con molto interesse e che riguardano l’eziopatogenesi del fragile aspetto esteriore e dell’immagine personale. Come dicevano gli antichi l’apparire non è la sostanza. Farsi vedere non è un segno distintivo di buona salute. Cosa diversa è la riflessione, il pensiero profondo che si esprime sui giornali e sui libri, anche sui canali social.
Il pensiero si nutre di anima, di cuore, di sostanza cerebrale, di cultura educata.
Tonino Calà


