La vita può sembrare un film ma non è un film. Anche gli attori, terminata la recita,
ritornano a sé stessi e alle loro occupazioni umane. Ci sono personaggi che “recitano”
una “parte” e molti “comici” nascondono il tragico e il drammatico dentro di sé.
La vita è una cosa seria e non può essere una buffonata anche se, a volte, può
sembrare una buffonata. Sembrare ed essere non sono la stessa cosa.
Autenticità e finzione non sono la stessa cosa. Autenticità e finzione non sono la stessa cosa.Diceva Luigi Pirandello che gli uomini mettono sulla faccia tante maschere e, che se
e quando li tolgono, provano angoscia perché si sentono denudati e senza difese,
senza protezioni in pubblico. Se qualcuno, senza ragione apparente, prova vergogna e
diventa rosso in volto ci sarà anche un motivo causante.
Non è da tutti togliersi le maschere e denudarsi. Pirandello parlò infatti di maschere
nude! Il Nobel della letteratura conosceva la psicoanalisi e sapeva che il soggetto in
analisi elimina dentro di sé tutte le false identificazioni e si disidentifica, cogliendo
così la propria vera essenza e identità.
Infatti, il percorso analitico dura tantissimi anni. L’uomo o la donna che sorridono
spontaneamente e senza forzature sono veraci, lo fanno perché sentono di farlo.
L’uomo che recita a soggetto è in cerca d’autore, senza sapere chi è il soggetto e chi è
il suo autore. Esiste un maestro interiore culturale e spirituale che guida la
formazione, l’evoluzione e la maturazione umana.
Nell’autore e drammaturgo Pirandello si coglie la sua capacità di auto osservarsi e di
prendere le distanze critiche da sé stesso, mettendo in rilevo i suoi processi mentali e
le sue contraddizioni, le sue ambivalenze emotive e affettive.
Lo scrittore di Girgenti ci piace perché narra gli uomini e le donne così come sono
fatti, con la loro complessità rappresentativa e recitante, con le loro nevrosi insicure e
insoddisfatte. In realtà, i personaggi non sono le verità degli uomini, sono il
personaggio Luigi Pirandello che si auto osserva, si racconta e si rappresenta.
Il suo è un teatro terapeutico e pedagogico perché genera la catarsi purificatrice negli
spettatori che sorridono e si compiacciono della tensione drammaturgica della
rappresentazione teatrale, a volte grottesca e a volte paradossale.
O forse, la narrazione comica ed umoristica sempre lo è, tra vero e falso, teatro
dell’assurdo di un soggetto che possiede un io plurimo che si perde piacevolmente nel
gioco delle parti, le sue parti di attore: a volte protagonista, a volte comparsa, a volte
comprimario, a volte antagonista, a volte spettatore, addirittura fuori dalla scena.
Entrando e uscendo da sé, Pirandello fa lo psicoterapeuta, non sappiamo se
consapevolmente, e comunque conosce gli schemi e i meccanismi dell’inconscio,
della ripetizione, del transfert e della pulsione (i quattro concetti chiave della
psicoanalisi per Jacques Lacan, i fondamenti del sapere analitico).
La grandezza di Pirandello consiste nella sua capacità di conoscersi e di conoscere
l’altro da sé, di sapere rappresentare l’io e l’altro. Il suo è teatro di parola, è teatro di
gesti, verbale e non verbale, è psicodramma e godimento del tragicomico.
Un genio artistico Luigi Pirandello: il nostro genio conterraneo, con le sue opere
tradotte e rappresentate in tutto il mondo. Nobile ragione per sentirci orgogliosamente
siciliani.
prof. Tonino Calà


