Noi siamo qui

Tonino Cala
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Cosa si prova quando ci si perde di notte e nella fitta oscurità di un bosco, di un cimitero, di una città antica e sconosciuta, soli e senza conoscere nessuno. Sai di essere solo e di non avere nessuno. Lontano da casa, all’improvviso!

Con un vecchio cellulare che non funziona chiami un famigliare ma il famigliare non ti risponde. Chiedi aiuto a dei passanti ma nessuno sa dirti nulla!

Nella notte oscura e infinita, tra i ruderi della storia, il parco del Colosseo e i ruderi romani, e le chiese antiche, come un’ombra, un fantasma, vai in giro, vaghi e non ottieni risposta. Solo e dimenticato nella città eterna, con le tracce visibili della sua storia gloriosa.

Nelle ossa senti un freddo gelido, il freddo intenso della notte e non hai come coprirti. Nessuno ti risponde al telefono fisso, nessuno ti risponde al cellulare vecchio e rotto, nessuno si ferma per aiutarti e darti conforto.

Solo. Cerchi disperatamente per strade, vicoli e piazze, tra vecchi palazzi e case diroccate, chiese antiche e luoghi sconosciuti. Sei nell’oltretomba, morto tra i morti. E chiedi aiuto ai passanti, al fornaio, al barista, all’uomo vestito in frac, alla donna prostituta, al cieco ambulante, al bambino con gli indumenti sporchi. Solo. Il tempo è arrivato. Sei solo e nessuno ti può aiutare.

Ti senti perso nella città lugubre: hai perso te stesso. E poi incontri l’antica chiesa araba che aveva una croce, una santa croce, e lì, accanto a te, sviene un turista vedendo la croce della chiesa araba, colpito da un forte abbaglio.

Come può esserci una croce sulla facciata della moschea araba, cosa ci fanno le campane cristiane, zitte e silenziose? Nel luogo di culto islamico con le sue cupole rosa e indorate dalla luna: una notte senza musica, l’oscurità senza suoni. Anche il lamento della preghiera si è fermato!

Palemmu, Napulé, Sicily, Sicilia. “Cosa stai cercando viandante dell’oltretomba? Qui non conosci nessuno, non c’è nessuno per te!”. Cosa cercava lo straniero nella terra straniera? Solo e perso con i suoi guai. E quelle immagini sacre di conforto, molto famigliari per la storia raccontata e che raccontano di forme femminili abbondanti. Simboli misterici, enigmatici, terra e chiese sconsacrate, arte onirica dell’inconscio. La sciagurata storia degli uomini, fatta di vittorie e di sconfitte, tra eccessi umorali e ferite sofferenti.

E poi, il turista steso a terra per la grande emozione stendhaliana, forse morto e stecchito per la visione del sacro simbolo o per il freddo provato. Dopo avere visto la croce della salvezza, si sarebbe detto. Il numero tre della perfezione: padre, figlio e spirito santo. Il male e il bene della triade dialettica. La fede e lo spirito, la scienza e lo spirito.

Non è di fede che si parla. L’uomo cerca qualcuno, qualcosa. L’uomo che cerca la verità cerca sé stesso.

Ancora nel bar: “C’è un autobus, un taxi, un calesse, qualche auto o altro mezzo per potere ritornare a casa mia?”. No, la risposta è no. Solo e perso con i suoi guai, senza assistenza materiale, senza assistenza spirituale! Al freddo e al gelo nell’oscurità della notte.

Sei ancora vivo nella ghiacciata notte e la morte gelida ti perseguita. La croce, la croce della salvezza della chiesa araba. Sei stanco di chiedere aiuto, sei stanco di cercare la tua salvezza, sei stanco di desiderare la verità. Solo e perso nella città labirintica, nella grande città oscura, tra viuzze e vicoli di morte. Lasciate ogni speranza voi che siete! Umani fragili e insicuri che cercano la salvezza. La croce, la croce santa nella notte ostile! “Solo e perso con i suoi guai”.

Così parlò il vecchio: “Nessuna speranza nella notte fredda e oscura. Il mondo è finito dove finisce il mondo popolato di fantasmi, dopo avere attraversato la città delle tenebre senza la luce”.

Ho fatto un sogno, un mio incubo, una ripetizione della mia solitudine. Lo disse il poeta: “soli si nasce e soli si muore”. Nessuno inganno nella terra sconsacrata, nessuna illusione fantoccia in questa vita. Chiamate fantasmi le paure della vostra mente! Gli stessi fantasmi che, partoriti in un’ora del giorno, poi vanno via! Abbiamo inventato la Storia e le storie per sentirci meno soli.

Non so dire altro in questa notte d’arte che ha riempito di terrore la mia anima. La notte è il lato oscuro del giorno. Vivi, a qualsiasi ora del giorno e della notte! Non sarà speranza di vita infinita. Sarà certezza di vita vissuta.

Come potremmo esistere privi di una mente meravigliosa che ci inganna e ci consola, con la fede e senza la fede. Svegli per la vita. Anche se turbati e smarriti, nel vuoto notturno dell’esistenza, ci si ritrova in compagnia di sé stessi.

da “Racconti apolidi” di Tonino Calà

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