22 Novembre 1956. Moriva Piermaria Rosso di San Secondo: un nome che attraversa la storia. La sfiora, la incide, la tiene insieme come un ponte gettato tra tempi lontani e terre diverse.
Oggi vive nella memoria delle nostre strade, impresso sulle targhe di una via, sulle pareti di una scuola, e soprattutto nel cuore di uno dei teatri più importanti della città. L’ex Trieste, l’ex Bauffremont: oggi porta il suo nome.
E su quella Strada degli Scrittori che taglia l’entroterra siciliano da Caltanissetta fino al mare di Girgenti, accanto a Luigi Pirandello e agli altri narratori di zolfo e vento, c’è anche lui.
È il nostro nisseno, Piermaria, questo il nome che la sua famiglia gli diede. Ma l’Italia – e presto l’Europa – avrebbero imparato a chiamarlo con il titolo del suo casato, Rosso di San Secondo, rosso come la sua natura inquieta.
Così oggi, mentre la strada corre verso il mare mettendo in dialogo Pirandello e Rosso allo stesso modo in cui lo fece la vita, si sente quasi il fruscio delle loro conversazioni interrotte, dei loro pensieri sospesi tra filosofia e teatro.
Rosso fu autore di romanzi, racconti, visioni teatrali.
Un autore notturno, come lo hanno definito in molti: abitato da atmosfere chiaroscurali, attraversato da una inquietudine sottile, quasi elettrica. Una voce che sembra provenire da un luogo dove l’anima non parla, ma sussurra.
E poi, naturalmente, le sue marionette. Quelle creature fragili e magnifiche che sembrano trovare casa sullo stesso scaffale delle maschere pirandelliane; come loro, oscillano tra vita e rappresentazione, tra ciò che si è e ciò che si appare.
Romanzi, racconti visionari, pagine sensuali, una lingua che diventa musica, ritmo, respiro: Rosso era questo, ed era molto di più.
A lui è stato dedicato davvero tanto: studi, saggi, convegni, fiumi d’inchiostro.
Professori e professoresse nissene lo hanno portato sulle cattedre, all’attenzione di tutti e nei progetti di ricerca, come per restituire al mondo quel che il mondo aveva in parte dimenticato.
E c’è quella mostra permanente – locandine, articoli di giornale, fotografie – che è ormai anima viva del teatro che porta il suo nome: un luogo dove la memoria circonda il quotidiano.
Tantissimo è stato fatto.
E tuttavia, forse, non è ancora abbastanza.
Perché Rosso di San Secondo non è soltanto un figlio di questa città.
È un autore che parla ancora oggi, con una voce che attraversa il tempo e ci tocca, ci interroga, ci inquieta dolcemente.
Un genio di una poetica meravigliosa che merita di entrare con più forza nelle scuole, nelle associazioni, nella vita culturale di tutti.
Non solo per il patrimonio che rappresenta.
Ma per ciò che ancora ha da dire.
E che attende, in silenzio, che qualcuno torni ad ascoltare.

