Quel che resta di un rimpasto fantasma e di un consiglio comunale dimenticato

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Analisi della politica nissena in un post di Ivana Baiunco

Non importa più. Quel che accade nelle segrete stanze non importa più. Perché paradossalmente importa ancor meno quel che accade sulla scena manifesta il consiglio comunale. Perché non importa prima a chi dovrebbe raccontalo. “Ma il rimpasto si fa?”. Me lo hanno chiesto più volte in questa settimana. Oramai per ragioni lavorative scrivo poco e niente di cronaca locale. Tranne per fatti eccezionali.

Ma la politica è sempre la politica. Allora ho provato a cercare qualche pezzo, un po’ di informazioni altre, prima di recuperare quelle di prima mano. Niente, non ho trovato niente, niente che assomigli a un pezzo di retroscena. Perché non interessa più scrivere di politica locale e perché l’opinione pubblica non pretende di essere informata.

Il silenzio complice di tutti aiuta chi della tracotanza del potere ha fatto stile di vita. Poi se i plenipotenziari comunicano unidirezionalmente che nessuno storca il naso. I telefoni che squillano a vuoto sono un leitmotiv degli ultimi tempi per fortuna non da tutti e non per tutti. Mi sento anche abbastanza agèe a dire che un tempo i rapporti tra chi governava e la stampa erano diversi anche se di conflitto e su posizioni differenti c’era il dialogo. Adesso con il nuovo ordine delle cose si viene solo tacciati di faziosità gratuitamente e poi non si dialoga, ma questa è un’altra storia che abbiamo già raccontato.

IL RIMPASTO FANTASMA

Si aspetta. Se è vero com’è vero che l’amministrazione nissena è lo specchio di quella regionale si attende cosa farà il presidente Schifani con la sua giunta. Se andranno via Faraoni e Dagnino, se riuscirà nonostante le prese di posizione di Fdl, a dimettere Elvira Amata assessore al turismo rinviata a giudizio al 20 marzo. FDL prende posizione a garanzia non tanto per la Amata ma quanto per tutelare Gaetano Galvagno presidente dell’ARS anche lui rinviato a giudizio per il quale l’ARS si costituirà parte civile in un eventuale giudizio mentre lui presiede l’assemblea. Storture in salsa siciliana.

Ma torniamo a noi. Nel piccolo feudo dorato di Forza Italia. I ben informati dicono che non si tratterà di un rimpasto vero e proprio ma di un innesto per consentire all’avvocato Salvatore Licata di entrare in quota Grande Sicilia. Sempre che a Fratelli D’Italia non torni il mal di pancia sul terzo assessorato ancora non concesso e con la promessa di un futuro accordo è partita la macchina dell’amministrazione provinciale, chi ha buona memoria ricorda.

Resta da capire chi dovrà andare via. Fermo restando che i ruoli politici non sono posizioni di rendita ma dovrebbero essere soltanto un impegno a disposizione della collettività. Sabato a Palermo ci sarà la grande convention di Forza Italia durante la quale il ministro Taiani detterà ufficialmente la linea per il governo regionale. E noi buoni buoni, la mutueremo per Caltanissetta caput mundi.

Certo è che se nella logica delle successioni regionali non dovesse entrare il plenipotenziario locale eterno aspirante, chissà se arriverà quel famoso coraggio di cui parlava don Abbondio nel celeberrimo brano. Se le logiche della politica di governo sono più o meno intellegibili diventa complesso comprendere quelle del consiglio comunale che nel corso del tempo ha perso sempre più la sfaccettatura del ruolo, o solo maggioranza e quindi stampella tout court o solo opposizione.

Certo è che Fratelli D’Italia nisseno all’inquadramento dei ruoli pare che non sia avvezzo, non foss’altro perché per il numero cospicuo di consiglieri che siedono sotto la bandiera del presidente Meloni. Non ci sono più le mezze stagioni signora mia, e neanche le mezze misure, gli accordi e le alleanze. Gli esperti del settore diranno che qualcosa c’è stato, qualche accordo trasversale per il bene di due o tre delibere ma roba da poco. Qualcosa di più grosso è accaduto in consiglio provinciale ma quella storia merita un racconto a se e molto dettagliato.

Ivana Baiunco 15 gennaio 2026

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