A me sembra che la riforma della separazione delle carriere della magistratura sia segnata dallo stigma ideologico di una maggioranza politica, quella della destra, che vuole intimidire i magistrati che non sono vicini alle posizioni di chi governa.
Si tratta di una riforma che non risolve nulla e per tale motivo non si capisce. Sappiamo invece che in passato i regimi autoritari hanno fatto un uso distorto delle leggi e dei magistrati conniventi.
In questo momento, ci sono tantissime persone che stanno male, che non hanno un lavoro e che non hanno una adeguata assistenza sanitaria pubblica, i giovani che se ne vanno all’estero, i salari che non crescono, il costo della vita che cresce.
Il problema è quello della separazione delle carriere dei magistrati? Non intervenendo sui tempi lunghissimi dei processi, sulla carenza del personale giudiziario e su altre problematiche di mal funzionamento del sistema giustizia?
Trump vuole le mani libere e senza controlli da parte dei giudici. Il governo italiano fa la stessa cosa? Nei fatti “Sì”.
Da precisare che conosco delle storture della giustizia e dei giudici poco equilibrati (vedi il caso Tortora). Non li difendo. Ma non difendo neanche l’arroganza del potere politico. Ho frequentato le stanze del potere politico di destra e di sinistra: Machiavelli è un santo, al loro confronto!
Tutto è opinabile. Ci sono giuristi, persone ben più competenti e autorevoli del sottoscritto, che si sono espressi contro la separazione delle carriere dei magistrati, ritenendolo un provvedimento normativo che interessa molto agli eredi di Silvio Berlusconi perché mirava a sanare le sue vicende personali e non i casi della giustizia collettiva. Una vendetta politica?
Leonardo Sciascia non era tenero con i magistrati e denunciò le malefatte dei rappresentanti dei tre poteri anche se sbagliò su Falcone e Borsellino, ricucendo dopo con gli stessi. Rileggete “Porte aperte” di Leonardo Sciascia, storia di un magistrato indipendente in epoca fascista. Ci sono sempre i rischi di un regime autoritario che minaccia la democrazia: “o con me o contro di me?”.
Le riforme costituzionali e istituzionali non si fanno a colpi di maggioranza politica. Tali riforme si fanno con la condivisione di maggioranza e opposizione. Ben presto le cene galanti finiranno e anche gli abiti firmati. La politica è una cosa seria. Non siamo contestatori per il solo gusto di contestare. Anzi, desideriamo la condivisione democratica. La Meloni non la vuole!
Non sono mai stato favorevole alla conquista del potere e del governo politico percorrendo la strada legalitaria della magistratura e del terzo potere e non lo sono oggi. Per chiarezza. Mi sembra chiaro che la Meloni voglia sottomettere il terzo potere per coltivare il suo potere personale!
Quelli del Fronte della gioventù, lo ricordo benissimo, difendevano i magistrati e si vantavano della loro difesa nel periodo di mani pulite! La coerenza politica ordine e disciplina? E voi pensate che Borsellino e Falcone potessero essere concordi con questa riforma fatta così dalle destre?
La riforma non convince e non si capisce la necessità di una riforma quando invece i problemi di una giustizia che non funziona sono ben altri e lo abbiamo contestato anche alla sinistra che non ha riformato il sistema giudiziario per i tempi lunghi e le ingiustizie a danno dei poveracci.
Il magistrato sbaglia, è arrogante, fa abuso del suo potere? Si punisca, si rimuova dal suo incarico. Ci vuole ben altro che non la separazione delle carriere. E non si faccia come per i politici che, se sono corrotti o sbagliano, vengono premiati con altri incarichi di potere.
Sono delle caste? Si applichi la legge che vale per tutti. Le leggi ci sono. Perché, per il passato e in assenza di una riforma come quella di oggi, Falcone e Borsellino erano dei bravi magistrati, come tanti altri? Possiamo forse dire che l’uomo colto e etico, l’uomo formato umanamente, fa il magistrato o il politico? Penso di sì.
Tonino Calà


