Rinascita e rinascere, tra paure e speranze

Tonino Cala
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La vera follia riguarda coloro che sono normali, in virtù del capovolgimento dello stigma sociale. Hanno ucciso Gesù di Nazareth perché era uno sano di mente. Il rovesciamento dialettico del prof. Vittorino Andreoli, nelle sue interviste e nel suo libro “Il Gesù di tutti”, trova valida spiegazione nella teoria del capro espiatorio dell’antropologo René Girard, circa il rapporto patologico degli esseri umani con il sacro, relazione reificata nella quale gli esseri umani proiettano il loro complesso di colpa sulla vittima innocente e sacrificale Gesù.

Infatti, non si spiega cosa avesse fatto di grave Gesù, considerando la sua testimonianza di amore e di carità nei confronti del suo prossimo. Si badi bene: testimonianza fattiva e non discorso ideologico. Al potere politico e religioso non poteva piacere il “rivoluzionario” Gesù perché il male piace agli uomini, prevale sul bene nella loro anima, e con il male emerge il loro complesso di colpa che viene proiettato sull’agnello sacrificale, il diverso da tutti, la minoranza dell’autenticità umana.

Resta un mistero il fatto che Gesù si dichiarasse figlio di Dio, dogma che richiede una fede soggettiva, non dimostrabile razionalmente. Si rinnova sempre e uguale a se stesso, l’antico meccanismo dell’odio e della colpa dell’umanità che viene scaraventato, e non solo metaforicamente, su chi non ha fatto nulla di male, dinamica deresponsabilizzante del collettivo fuori controllo, con l’ignobile pratica di violenze gratuite, guerre e distruzioni di massa.

In questo senso, la storia umana può essere patologica, la narrazione della sua follia!
Ancora oggi, il gruppo, la comunità, la folla cerca il suo capro espiatorio sul quale scaricare il proprio complesso di colpa. Un discorso infantile e irresponsabile.

Condivido in tutto e per tutto il “maestro” Andrea Camilleri, illuminista e marxista, circa la sua affermazione che “la morte è un fatto naturale e non ha senso avere paura della morte”. Anche nella prospettiva del dopo e per chi ha una fede, la morte è un fatto naturale e non può essere un fatto di ricompensa (paradiso) o di condanna (inferno) per il credente peccatore!

La vera fede si coltiva con i dubbi e non è acquisita per sempre. Gli esseri umani non siamo onniscienti e non tutto possiamo sapere di tutto e di tutti. Ci sono dei precisi limiti che bisogna riconoscere. Bisogna documentarsi e sapere le cose, con un atteggiamento auto critico e critico verso gli altri.

Onestà intellettuale vuole che si desiderano tante cose e si vuole avere spesso ragione, ma non sempre è così.
È importante la propria onestà intellettuale e la propria umiltà a riconoscere ciò che è errato. Non tutti lo sanno e non tutti lo fanno. Chiaramente, a partire da una visione democratica flessibile e responsabile che non sia e non può essere rigidità ideologica e pregiudizio nel confrontarsi con gli altri.

Oggi, tantissime persone sentono dentro il desiderio di cambiare e di rinascere. Anche se non sembra, siamo all’inizio della primavera. I sensitivi percepiscono in anticipo l’aria di primavera, lo stravolgimento della primavera, il radicale mutamento della primavera.

Ma si rinasce una sola volta? O come diceva il grande Hermann Hesse, si muore e si rinasce tante volte nella propria esistenza? Rinascendo a sé stessi! Ci vogliono le prove certe per sapere se si è rinati e se c’è stato un vero cambiamento dentro di sé.
L’antropologia ci ha spiegato che esistono i riti primaverili della rinascita che seguono, passo dopo passo, i tempi e i cambiamenti della Natura. Si può forse dire a ciascuna stagione la propria rinascita? O si rinasce solamente in primavera? Potrebbe andare bene anche l’autunno! E perché no, l’estate o l’inverno!

Le persone insoddisfatte di sé e della propria vita desiderano rinascere, come la nascita della “Venere” del Botticelli. Si nasce e si muore nudi. E per farsi nudi il desiderio della rinascita deve essere veramente grande, accettando anche i dolori della trasformazione e del cambiamento. Buona rinascita a tutti.


Tonino Calà

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