Oggi tutto è diventato uno spettacolo. Lo spettacolo degli uomini e delle donne, diventati tutti attori e attrici: etero, gay, lesbiche, transgender, bisessuali, perversi polimorfi. Nessun pudore, nessuna vergogna: è tutto uno spettacolo.
Lo spettacolo della morte che causa la pietà umana o la sua cinica indifferenza, più probabile. Lo spettacolo della malattia da fare vedere sui social e in Tv e favorevole all’esibizionismo del dolore, tanto popolare per lo share d’ascolto.
Lo spettacolo patetico dei politicanti nei piccoli centri di periferia o nelle grandi città, con politici corrotti e bugiardi che si esibiscono e salgono sui palchi dei cine-teatri dei paesi fantasma, vittime loro di una stupida vanagloria, tra consensi rubati e inconsapevoli tributi alla perfida furbizia.
Uno spettacolo indecente quello dei giramondo narcisi, bulimici da sempre che portano il microfono alla bocca e non sanno neanche parlare. Lo spettacolo degli ignoranti e degli incolti che si credono scrittori e che non sanno scrivere né sanno comunicare. Poveri loro, con il deficit di intelligenza dichiarato e riconosciuto dal pubblico commento dei “si dice”.
Tutto si è trasformato in spettacolo: la morte, i drogati, la violenza nelle comunità, gli amori perversi, i suicidi, i malati terminali di cancro, le guerre e i guerrafondai, gli alcolizzati, i ladri di mestiere, la povertà e i poveri, l’elemosina e la beneficenza, la fratellanza e la solidarietà, la bontà e la pace sbandierata. Anche a Natale, soprattutto a Natale quando le buone intenzioni sono la falsità della nostra coscienza che è animata dalla dolcificata bontà e dalla pia pace!
La gente muore e lo spettacolo deve andare avanti. Anche Dio è uno spettacolo? Misero Dio, uno come noi, vittima dello spettacolo? Al suo posto il mercato finanziario e delle merci è uno spettacolo che inorgoglisce gli spettatori e li fa diventare partecipi dello show sofferente che tutti i giorni si rinnova con i suoi rituali di morte sociale. Dio è morto perché l’uomo è morto e non ha più la fede. Non ci può essere fede senza umanità.
Il divertimento collettivo paesano è tutto uno spettacolo. Nulla ci è rimasto di serio. Applausi, applausi, tutti ad applaudire il nulla eterno. Lo spettacolo del vuoto che si narra, si racconta e si specchia, con il suo orrore etereo e banale che ci circonda.
La vita è diventata una buffonata e nessuno ne vuole parlare. Cose serie? Non sono possibili, non sono uno spettacolo. Divertimenti e applausi nei cine-teatro per i bambini viziosi che amano lo spettacolo delle luci e dei suoni amplificati. Anche le bare mostrate sono diventate uno spettacolo perché tutti i dolori devono essere esibiti e coltivati per la rituale sacra rappresentazione.
E noi smarriti all’uscita della chiesa con gli applausi rivolti al morto che non c’è più. Neanche l’umana pietà è rimasta: è andata via per il triste spettacolo.
E siamo qui, spettatori protagonisti del nostro spettacolo, artefici della nostra insana presenza, tra applausi scroscianti, con la morte che è diventata vita e la vita che non è più vita. Mortifere esistenze del nulla, imperfette stonature del creato, viti storte dello sciocco destino! Che perfetta imperfezione del creato sono gli uomini che errano con presenza di spirito!
A noi, la fede nel mistero dell’esistenza che ci fa umili e ci fa tacere non per disperazione e angoscia ma, resilienza arcaica nei secoli, per garbata credenza in un sentimento d’amore che ci riscatta e ci fa umani per indulgenza spontanea e opportuna verso noi stessi.
Tonino Calà

