La vita è veramente bella da vivere quando ci capita di incontrare persone significative che hanno una bella e dorata anima, uomini e donne che ci lasciano un segno dentro, un ricordo indelebile che ci attraversa di tanto in tanto e che, con sospiroso incanto, ci fa esclamare: che grande fortuna ho avuto! Ho incontrato il “maestro” Andrea Camilleri.
Quando incontrai lo scrittore di Porto Empedocle, circa 21 anni fa, avevo letto qualche suo racconto e sapevo della sua fama. Mi condizionava anche il fatto che fosse uno scrittore di sinistra, a suo dire “orgogliosamente comunista!”; sicuramente, un intellettuale affermato che, negli anni ’50, aveva portato in Italia il teatro dell’assurdo, l’avanguardia del teatro contemporaneo, grande novità del panorama letterario in Europa.
In realtà, c’era qualcosa che mi spingeva nella sua direzione, un profondo desiderio di volerlo incontrare e non perché era uno scrittore ed era famoso. Qualcosa di umano, qualcosa di imponderabile e di profondamente misterioso, ciò che accade per certi incontri fortuiti e casuali, intrisi di una attesa spaesante, come nelle atmosfere rarefatte e impreviste dei gialli.
Ma cosa poteva dirmi Andrea Camilleri? Semplicemente, ero mosso da una evidente e indiscutibile empatia umana nei suoi confronti. Ero interessato all’uomo e meno allo scrittore noto e conosciuto dal grande pubblico.
Quando arrivai nel suo piccolo studio, dove ci attendeva per l’intervista, provai una grande emozione, quasi paralizzante. Era tanto emozionato da balbettare! Un incontro unico e molto singolare! E mi dicevo: “Ma come si fa a non amare un simile uomo?”.
Da subito lo chiamai “maestro”, con fare riverente e ossequioso. Non era certo Gesù di Nazareth. Ma era per me un vero maestro. Aveva qualcosa da dirmi e da insegnarmi. Ero lì per lui! La mia voce era tremante, il cuore mi batteva a mille.
Rivedendo la video intervista di quell’incontro, più volte inceppai nel discorso, come se mi fossi smarrito nella mia timida e infantile insicurezza dinanzi al canuto maestro, splendido e provato “compagno” della mia vita in quel preciso momento.
Che fortuna l’averlo incontrato! Perché tanto clamore per uno scrittore che non conoscevo personalmente ma che avevo scoperto leggendo i suoi libri? Non lo so. L’incontro confermò che già sentivo di avere conosciuto Camilleri in un’altra vita. Sapevo chi era. Mi ricordava l’attore Gino Cervi che aveva interpretato in Tv il commissario Maigret di George Simenon, lo scrittore francese che lui amava tanto.
A distanza di tanti anni, ricordo benissimo il suo volto, le sue posture fisiche, il tono della sua voce, le sue inflessioni dialettali, i suoi gesti e la mimica del suo corpo. Che fortuna, l’averlo incontrato! Sapevo di lui e sapevo delle sue idee e dei suoi sentimenti. Eravamo vicini, accomunati da un feeling sentimentale. Lo penso spesso e desidero tanto rivederlo, adesso che non c’è più e da tanti anni.
Ci sono incontri fortuiti nella vita che ti cambiano profondamente. Uno di questi è stato l’incontro con il maestro Andrea Camilleri. Un anziano uomo, un sincero compagno, uno scrittore originale, una bella persona. A lui va la mia profonda gratitudine per averlo incontrato e conosciuto. Non capita spesso!
Nel dolce ricordo di Andrea. La memoria può avere un futuro, grazie ai ricordi del passato. E noi siamo meno soli.
Tonino Calà


